Morris Fuller Benton

Morris Fuller Benton è stato capo disegnatore della American Type Founders tra il 1900 e il 1937, scrive Wikipedia in inglese.
Molti dei suoi caratteri sono in uso ancora oggi: tra cui i sans serif Alternate Gothic, Bank Gothic e News Gothic.
Lui insieme al suo team hanno realizzato 221 tipi di carattere circa (fonti diverse danno numeri diversi). È considerato il più prolifico disegnatore americano. Contribuì a diffondere il concetto di famiglia di caratteri, riproducendo le stesse forme in differenti pesi, larghezze e dimensioni.
Realizzò revival di caratteri storici come il Bodoni, ne mise a punto di nuovi come l’Hobo e il Broadway. Aggiunse nuovi pesi a caratteri esistenti, come il Century, il Goudy Old Style e il Cheltenham.
Ma su come abbia veramente lavorato c’è una diatriba in corso tra chi si occupa di tipografia. “Dubito che abbia mai preso in mano una matita e disegnato uno qualsiasi dei caratteri che gli vengono attribuiti”, ha scritto cinque anni fa un tale Rick von Holdt, in un articolo linkato tra le fonti di Wikipedia. La ragione per cui vengono attribuiti così tanti font a lui è perché il suo nome compare alla voce “disegnatore” nei brevetti di tutti i caratteri rilasciati dalla Atf negli anni in cui lui dirigeva il dipartimento. “Aveva un intero dipartimento di disegnatori, artisti e ingegneri sotto di lui, e c’erano procedure molto metodiche stabilite dalla Atf riguardanti i gruppi e le commissioni di dipendenti Atf che lavoravano insieme per ottenere i disegni definitivi”. Era un lavoro di squadra, ma la firma finale era quella del capo dipartimento, così come altre fonderie attribuivano i caratteri al loro proprietario. “Non c’è nessun documento in cui risulti che Benton ha scritto o parlato delle sue ispirazioni o pensieri riguardanti il disegno di uno qualsiasi dei caratteri che gli sono attribuiti”, ha scritto Van Holdt.
L’articolo si sofferma su come funzionava il meccanismo, all’epoca. La fonderia riceveva disegni di tutti i tipi da chi si occupava di lettering. Farci un alfabeto in metallo era una operazione complicata, c’erano tutta una serie di limitazioni tecniche. Bisognava lavorarci sopra, ridisegnare il tutto secondo i criteri previsti dalla fonderia. Un carattere come l’Hobo, dice Van Holdt, difficilmente è stato concepito all’interno dei rigidi confini della Atf.
E lo stesso autore presenta con caratterizzazione negativa il rifacimento di altri caratteri, inclusi quelli di Goudy: la fonderia si appropriava di qualunque disegno volesse usare. Quando non gli veniva concesso con le buone, lo faceva ridisegnare quasi identico.
L’articolo di Van Holdt, derivato da una conferenza tenuta a Phoenix, venne pubblicato da varie riviste specializzate e suscitò un certo scalpore nell’ambiente, provocando la reazione sdegnata degli ammiratori di Benton.
In particolare l’autrice di un libro riguardante i Benton, padre e figlio, ha scritto una risposta a Van Holdt che si può leggere sul sito MorrisBenton.com.
Secondo questa versione, in più occasioni Benton ha parlato dei “suoi” disegni, mentre altri hanno detto di avere esaminato i disegni originali “di Benton”. Non sempre Benton aveva un intero dipartimento di disegnatori sotto di lui. E comunque “anche Michelangelo aveva un sacco di assistenti, ma il suo lavoro è comunque il suo”.
Anche il padre di Benton era attivo nel settore tipografico: inventò il pantografo che veniva usato per incidere i caratteri sui punzoni, capace anche di scalare la dimensione, di condensare, estendere e inclinare le lettere.

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