Dante

Mi pare che una volta la direttrice del Type Archive di Londra abbia detto che il Dante era il suo font preferito, forse per via dell’italico.

Il carattere è un serif abbastanza rinascimentale, con dettagli che dimostrano una certa classe, specie nelle maiuscole e nei numeri.

Secondo Identifont è stato disegnato da Giovanni Mardersteig per Officina Bodoni nel 1954.

Una sua versione digitale è inserita nella collezione Monotype Classic Fonts, ed è venduta anche col marchio Adobe. La firma aggiunta è quella di Ron Carpenter.

Tra i font simili viene indicato anche il Centaur (che però ha la e col trattino in salita).

Fonts In Use gli dedica una scheda con varie date e qualche punto interrogativo, ma ne segnala un solo uso: per il terzo numero della pubblicazione TipoItalia, interamente dedicata alla tipografia italiana del ventesimo secolo. Il carattere è utilizzato solo per i testi di alcune pagine.

Mardersteig non è un nome molto popolare, al giorno d’oggi. Su Identifont viene attribuito a lui solo il Dante (Regular e Bold) e viene nominato di sfuggita il Fontana.

Il disegnatore è nato in Germania, si è poi trasferito in Svizzera, dove ha resuscitato le vecchie matrici di Bodoni con il permesso del governo italiano, ha fondato l’officina Bodoni e si è poi trasferito a Verona, italianizzando il suo nome in Giovanni (il vero nome era Hans). Molti dei suoi caratteri erano basati su quelli italiani del quindicesimo secolo.

A Mardersteig è dedicata una voce dell’enciclopedia Britannica, nella quale oltre al Dante e al Fontana vengono nominati il Griffo e lo Zeno, disegnati da lui.

Fonts In Use non conosce niente di tutto questo. A parte l’unica segnalazione relativa al Dante non c’è nient’altro.

Britannica racconta anche dell’attività di Mardersteig come stampatore. I primi libri li stampò da solo usando una pressa a mano. Solo in seguito assunse degli assistenti.

La resurrezione dei caratteri di Bodoni a cui si accennava prima riguarda il fatto che lui venne autorizzato dal governo italiano a fondere caratteri metallici direttamente dalle matrici originali. I caratteri vennero poi usati nelle edizioni che stampò in seguito.

Sul sito di Devroye è possibile vedere qualche specimen d’epoca dello Zeno e del Dante, oltre a quelli della digitalizzazione di quest’ultimo ad opera di Carpenter. 

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