La J italica sull’almanacco del Povero Richard
Dell’almanacco si occupò Beniamino Franklin, uno dei fondatori degli Stati Uniti (il suo viso è sulle banconote da 100 dollari, anche se non fu mai presidente), ed è entrato nell’immaginario locale un po’ come l’almanacco Barbanera che si vende in Italia dal 1762.
Normalmente una J corsiva è strutturata in maniera diversa: senza trattino orizzontale e con grazie non troppo diverse da quelle standard.
Ancora oggi c’è però un’eccezione, e molto diffusa: il Playfair Display, che si scarica gratuitamente da Google e viene usato anche da molti siti di informazione per i titoli (facendomi storcere il naso per via dei tratti troppo sottili che risultano scoloriti su monitor e display in piccole dimensioni).
La conformazione della lettera è più o meno la stessa, anche se manca la goccia in punta alla grazia ondulata, in alto a sinistra.
Qualcosa di simile si trova nell’ImFell Dw Pica, anche questo su Google. Qui la goccia c’è, ma i tratti non sono disegnati nelle forme ideali, ma coi contorni imprecisi e tremolanti che devono simulare una stampa d’epoca.
Ho provato a passare la J del Playfair al FontMoose di Luc Devroye. Anche se il font è molto conosciuto, il sito non riesce ad identificarlo. Fornisce una lista molto breve di J che hanno la stessa conformazione: Kumlien Italic Swashes, Woolen, Caslon No. 337 Italic (Urw++) e Founders Caslon Std 42 Italic (Itc).
Un quadro completo del Caslon No.337 lo si può avere su Identifont, che di solito non fornisce l’anteprima delle versioni italiche dei vari font, ma in questo caso sì perché evidentemente il carattere è considerato una famiglia a parte.
Il disegnatore indicato è Sol Hess, l’anno il 1915.
Le maiuscole sono ricche di svolazzi, tanto da non poter essere usate consecutivamente ma solo in funzione di iniziali.
La Q è a spirale. La C occupa molto più di quanto dovrebbe.
Tra le minuscole, si nota soprattutto la forma insolita di v e w, che tendono ad elevarsi al disopra dell’altezza delle minuscole in forma di onde che si protendono sulla sinistra (specie nella prima lettera).
Le lettere italiche in uso nell’almanacco non erano dotate di tutti questi svolazzi, e infatti vengono usate anche per scritte all-caps: il nome dello stampatore e quello del presunto autore (Richard Saunders, che poi non era altri che lo stampatore Franklin).
Una cosa strana che si nota nella stampa settecentesca è la forma della A, che era eccessivamente sbilanciata sulla destra.
Nel Playfair Display la forma della A è quella consueta, con l’asta di destra che si avvicina alla verticale, ma non la raggiunge.
Nell’almanacco invece il lato destro della A raggiungeva e superava la verticale, estendendosi oltre il piede della lettera. Il tratto diventava praticamente parallelo all’asta della lettera successiva (R, N, U), che pure era inclinata a destra essendo italica.
Nell Im Fell Dw Pica succede la stessa cosa. Ma altre lettere in questo font hanno lo svolazzo in alto a sinistra (P, D...) quindi non possono essere usate come le usava Franklin.





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