Pennino
La definizione inglese è più completa: “a nib is the part of a quill, dip pen, fountain pen, ball point or stylus which comes into contact with the writing surface in order to deposit ink”.
Insomma, si tira in ballo la penna di volatile (quill), la penna che si intinge nel calamaio (dip pen), la biro (ball point) e lo stilo (stylus) oltre alla stilografica (fountain pen).
Per certi versi il pennino della stilografica e quello da intingere sono simili. La differenza è che nella stilografica l’inchiostro è contenuto nel serbatoio interno, quindi il pennino deve essere dotato di stratagemmi per evitare che l’ingresso di bolle d’aria nel serbatoio stesso faccia scendere un eccesso di inchiostro. Problema che con le penne da intingere non sussiste.
Alla voce dip pen in inglese Wikipedia mostra tanti tipi di pennini diversi raccolti in una sola immagine. A quella pagina però non corrisponde una voce corrispondente in lingua italiana. C’è in francese (porte-plume), in tedesco (federhalter) e in spagnolo (plumilla).
La voce in italiano dedicata alla penna stilografica è molto dettagliata. Dal punto di vista storico, risale indietro fino a prima dell’anno mille, quando un imam fatimide d’Egitto commissionò una penna con serbatoio. Viene citato anche Leonardo da Vinci, che avrebbe inventato qualcosa del genere e alcuni ipotizzano che l’abbia anche usata per i suoi manoscritti.
In coda all’articolo ci sono lunghe liste di produttori di penne stilografiche, catalogati come europei, statunitensi, asiatici. Al giorno d’oggi la stilografica è caduta in disuso, visto che le biro sono più comode, come pure altre penne che si basano su sistemi più recenti. Ma la stilografica viene prodotta in molte versioni di lusso, ed è ancora un regalo prestigioso da farsi, magari a chi ha appena conseguito un titolo di studio o è entrato a far parte di una professione nella quale si scrivono documenti o si firmano contratti importanti. (È facile vedere una stilografica tra le mani dei capi di Stato che firmano qualche decreto; negli ultimi anni abbiamo visto stilografiche nelle mani del presidente americano Trump, o di quello italiano Mattarella).
Per quanto riguarda le penne che si intingevano nel calamaio, Wikipedia in italiano le chiama “penne da intingere”, nella voce relativa alla penna. È già stato predisposto il link, che però rimane rosso a causa dell’assenza della pagina corrispondente.
Su Dafont c’è un font chiamato Fountain Pen Frenzy, di Redruth’s Basement Software, ma è una roba inguardabile e illeggibile, nulla a che vedere con l’eleganza che ci si aspetta da una stilografica.
Font Space tagga i font, e per questo ci consente di arrivare prima a quello che ci interessa: Night Wind Sent, di Just Like This Train, che ha anche uno bello specimen col retro di una cartolina postale portoghese, fili d’erba, e una stilografica accanto al suo tappo.
(A proposito di tappo: mi viene in mente la scena degli Aristogatti, film di animazione della Disney, nella quale l’avvocato svita il tappo da un lato della penna e lo avvita sull’altro. A quanto pare qualcuno è rimasto così colpito da questo gesto, che lo ha messo in loop in un filmato che dura dieci ore. Il video si trova ancora su Youtube, e ha totalizzato oltre 800 mila visualizzazioni e 15 mila like in sei anni).
Su Font Space c’è anche qualcosa taggato dip-pen, però nulla di particolarmente interessante. Forse il Lavenda si avvicina a ciò che uno si aspetta, ma è simile a molti font corsivi a cui siamo abituati quindi magari non stupisce particolarmente. In effetti mentre molti font di questo tipo tendono ad essere perfetti, questo è un po’ impreciso, che è appunto ciò che ci si aspetta da una scrittura a mano. Si tratta di una demo, quindi mancano quasi tutti i numeri ed alcuni altri segni (c’è l’aperta parentesi ma non la chiusa). Una nota stonata: al posto della f c’è un segno che nei secoli passati era senza dubbio da interpretarsi come una s lunga, avendo l’occhiello inferiore che si sviluppa sulla sinistra del tratto principale. Oggi non si creano malintesi, visto che la s lunga è in disuso, però questo dettaglio dà un aspetto strano all’intera scrittura. Un’altra cosa che si nota è la diversa estensione dei tratti ascendenti: quello della d è cortissimo se confrontato a quello della f. La l pure è più corta della f nel tratto superiore, ma di poco.
Tra i font che hanno lo stesso tag sul
sito, ce ne sono alcuni composti di parole intere, o addirittura
frasi che si dividono su più righe. L’apparenza è interessante, ma
sono quasi inutilizzabili visto che non possono essere usati per
comporre parole a piacimento (sono di AgaSilva, lo stesso autore del
Lavenda).





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