Chi usa la monotype oggi
A quanto pare sì. Le macchine di questo tipo furono in uso tra fine Ottocento e buona parte del Novecento per impaginare i testi usando i caratteri mobili in metallo. Mentre nei secoli precedenti i tipografi, da Gutenberg in poi, avevano a disposizione un set limitato di lettere dell’alfabeto in metallo che dovevano essere prodotte da un’apposita fonderia, con la monotype qualsiasi tipografia era in grado di fondere sul momento tutte le lettere metalliche di cui aveva bisogno, in automatico e subito pronte per l’uso.
Il sistema era composti di due parti: una macchina con una tastiera sulla quale l’operatore batteva il testo da impaginare che veniva memorizzato su una striscia di carta perforata; e un altra macchina che conteneva le matrici e che fondeva i caratteri sulla base delle informazioni contenute nella striscia di carta perforata. Il testo che veniva fuori doveva essere spostato poi in una normale pressa da stampa, che provvedeva a inchiostrarlo e stampare i vari fogli.
Nei giornali il sistema non venne utilizzato perché era troppo laborioso: non solo c’erano due passaggi prima di ottenere il testo impaginato, ma poi tutti quei blocchetti metallici erano poco maneggevoli quando si trattava di smistare le righe tra le varie colonne della pagina del periodico. Molto più pratico il sistema messo a punto dalla Linotype, dove ogni riga di testo veniva fusa in blocco, e senza passaggi intermedi.
Ma nel caso della stampa di qualità questo sistema aveva delle controindicazioni: in caso di errore in una sola lettera bisognava battere da capo tutta la riga di cui faceva parte, ed eventualmente tutte le righe fino alla fine del capoverso. Col sistema della monotype invece si poteva sostituire a mano la lettera sbagliata senza dover battere da capo il tutto. Inoltre mentre la linotype non permetteva di memorizzare il testo, per cui in caso di problemi bisognava ribattere tutto da capo, la monotype permetteva di salvare in memoria, su carta perforata, l’intero testo dell’opera, che poteva quindi essere impaginato nuovamente in automatico per una nuova stampa, magari in formato diverso.
Sul web si trova il sito della casa editrice italiana Henry Beyle, che ancora oggi effettua delle stampe utilizzando macchine monotype originali. Il nome della casa editrice è un omaggio allo scrittore ottocentesco Stendhal (che si chiamava Marie-Henri Beyle). La casa editrice è stata fondata a Milano nel marzo 2009. Stampa testi brevi, su carte di pregio, in tiratura limitata. I singoli fogli non vengono neanche tagliati per lasciare al lettore il gusto di farlo.
Finora ha pubblicato 200 titoli. I prezzi sono accessibili, si parla di 13 euro per un testo di 32 pagine stampato in 375 copie numerate.
Molto diverso il discorso per quanto riguarda la Arion Press di San Francisco, che si occupa dei grandi titoli della letteratura, li impreziosisce con materiale raro, come illustrazioni commissionate ad artisti specifici. Il libro, rilegato a mano, viene venduto a cifre che superano i mille dollari.
Alcuni anni fa il supplemento maschile del Sole 24 Ore ha dedicato un servizio a questa casa editrice, con varie belle foto dei locali e delle apparecchiature. Lo si può ancora leggere gratis sul sito.
Tra le varie immagini, si vede una tastiera della monotype nei pressi della quale è affisso lo schema per lubrificarla (“Lubrication Chart for Monotype Standard and Duplex Keyboards”) e una piano-cilindrica “Original Heidelberg Cylinder – 38 x 52 – 15” x 20 ½”.





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