Differenze tra i Garamond

I caratteri realizzati dal francese Claude Garamont (o Garamond) nel Cinquecento rappresentano una pietra miliare nella storia della tipografia. Ancora oggi tutte le principali fonderie ne hanno derivata una digitalizzazione. In Italia, e non solo, il Garamond è il font della letteratura per eccellenza.

Spesso coi software da ufficio è incluso un font digitale chiamato Garamond. In alternativa si può scaricare gratuitamente da Google l’Eb Garamond, che ricalca le forme da uno specimen impaginato nel 1592 e include anche un italico realizzato da Granjon.

I lavori delle varie fonderie differiscono uno dall’altro per qualche piccolo dettaglio. Identifont permette di confrontare a occhio l’intero set contenente i principali caratteri, ed elenca le differenze catalogate dal sito. Che però rappresentano soltanto una piccolissima parte di quelle che si vedono a occhio, perché riguardano solo la differenze oggettive particolarmente evidenti (la presenza di un tratto in più o in meno, il taglio di una estremità verticale, orizzontale o obliquo) e non quelle impalpabili (il fatto se un tratto sia più o meno curvo, un’estremità sia più o meno obliqua, oppure la larghezza di certe lettere, la quantità di bianco lasciata all’interno, e così via).

Un Garamond molto popolare in Italia è quello messo a punto da Simoncini, proprietario di una fonderia che produceva con modalità industriali le matrici per la linotype, all’epoca della composizione a caldo (prima che arrivassero i computer, per intenderci). A quanto si dice, è usato o è stato usato da varie case editrici (ma una lista anche approssimativa non esiste).

Provo ad andare su Identifont e confrontare Simoncini Garamond col Garamond, utilizzando l’apposito strumento.

Il Simoncini Garamond, datato 1958, è presente sul sito nella versione della Adobe e Linotype, come prima scelta (ma anche Ef, praticamente uguale per quanto riguarda le forme).

Invece cercando Garamond il primo risultato fornito è quello della Microsoft (con link a vari siti commerciali, che però arrivano tutti in home page. Non penso sia acquistabile al di fuori dei software dell'azienda).

Il sito elenca solo due differenze: il simbolo del dollaro che ha una sola linea verticale nella versione Simoncini e due nell’altra, e il numero 7 che non ha una grazia sulla estremità sinistra del tratto superiore nella versione Simoncini ma ce l’ha nella versione Microsoft.

Se però si passa un po’ di tempo a osservare le lettere viene fuori ben altro. Prima di tutto le lettere di Simoncini sono più alte ossia più strette (si nota poco perché nell’anteprima di Identifont le maiuscole occupano l’identico spazio in larghezza, ma è evidente che le proporzioni sono diverse).

Nel Simoncini la cima della A ha un accenno di perturbazione, come se l’asta di destra, quella più spessa, volesse spuntare a sinistra (come nel Caslon), mentre nella versione Microsoft il contorno è pulito. Anche la V del Simoncini mostra nel vertice in basso lo stesso effetto che notiamo in cima alla A.

Le estremità della C terminano in verticale, per Simoncini, mentre per la Microsoft l’estremità inferiore si protende in avanti.

La P è in entrambi i casi aperta, ma mentre per Simoncini l’estremità del tratto curvo fronteggia l’asta che si trova davanti, per la Microsoft tende ad arricciarsi verso l’alto.

La coda della Q di Simoncini è più corta e curva dell’altra.

La T è determinante. Per la Microsoft le grazie sono asimmetriche: quella di sinistra si protende all’indietro, mentre quella di destra è verticale. Nella versione di Simoncini invece la grazia di destra è inclinata in maniera da puntare in basso a sinistra, come l’altra.

Nelle minuscole bisogna affinare ancora di più la sensibilità ai dettagli. Si possono confrontare le due a, per esempio (per la Microsoft la controforma è più stretta e allungata), o le e o le f (apertura della parte inferiore della prima lettera, o estensione del tratto superiore della seconda) oppure la diversa forma delle gocce all’estremità di alcune lettere (la c, la r, o anche i numeri 3 e 5 o il punto interrogativo).

Il confronto con altri Garamond dà risultati diversi.

Con quello della Adobe, il sito segnala solo due differenze: il simbolo del dollaro (per la Adobe la linea centrale è obliqua) e la lettera G (dove la Adobe ci mette una grazia in basso a destra).

Anche qui però i dettagli che sfuggono alla catalogazione del sito sono più di quelli che vengono rilevati. Per esempio la A della Adobe nella cima tende a somigliare a quella del Caslon (con l’asta che spunta leggermente, con un taglio obliquo quasi orizzontale). Oppure la R, che anziché avere una gamba rettilinea che termina con una sola grazia a destra come nel Simoncini, ha un andamento sinuoso e senza grazia finale.

Nelle minuscole, a parte la questione delle gocce, si nota la diversa forma della a: Simoncini tende a chiudere la parte superiore con un ciuffo molto spiovente, mentre la Adobe lascia quel settore parecchio aperto; il tratto che chiude l’occhiello sottostante mantiene una pendenza molto scarsa.

Un altro dettaglio che si nota riguarda la lettera u: per Simoncini le grazie superiori sono orizzontali mentre la Adobe le mette in leggera discesa, mi pare.

Molte di più le differenze tra il Garamond di Simoncini e quello della Itc. Prima di tutto non si può confrontare con la versione regular, che è troppo pesante, ma con la versione light. In questo caso il sito ha catalogato ben quattro differenze. Due riguardano il numero 4 che per la Itc è aperto (e tutti i numeri sono minuscoli, nell’anteprima. Bello anche un simbolo della lira che forma un occhiello sinuoso, in basso) e ha una grazia in basso che nel Simoncini non c’è. Poi la lettera K ha i due tratti diagonali che si incontrano lontani dall’asta verticale. Infine, differenza notevole, la P della Itc è completamente chiusa, ossia il tratto curvo tocca la verticale (curvando leggermente verso l’alto).

Sì, questa è la forma corretta della P in epoca moderna, ma spesso gli antichi romani tendevano a lasciarla aperta, e quindi anche Garamond aveva optato per questa scelta.

(Volendo, ci si può aggiungere anche la forma della e commerciale, che per Simoncini termina arricciandosi all’insù mentre per la Itc termina su una grazia orizzontale. O il fatto che la c minuscola della Itc non ha una grazia a goccia ma pressoché triangolare).

Osservando le lettere in grande, sul monitor, con un po’ di esercizio si può anche imparare a distinguere al volo una versione dall’altra.

Diverso il discorso quando ci si trova davanti un libro di letteratura impaginato in corpo 10. In quel caso molti dettagli si possono notare soltanto con la lente d’ingrandimento, imperfezioni della carta e della stampa permettendo. E allora diventa tutto più complicato.

Concludiamo confrontando il Garamond di Simoncini con l’Eb Garamond di Google. Identifont segnala tre differenze: simbolo del dollaro, 7 con grazia o senza e lettera Z, che a suo dire non avrebbe la grazia che punta in alto nella versione di Google (e invece ce l’ha, è un errore di catalogazione del sito). A colpo d’occhio si possono notare una Q con una coda sinuosa e armonizzata col resto della lettera nel font di Google, una R con gamba rinascimentale, una g con occhiello inferiore meno stretto. Tra i numeri notiamo un 4 aperto (che sarebbe dovuto risultare nella catalogazione e invece non risulta) e un 6 e 9 con occhielli molto più piccoli di quelli del Simoncini. 

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