Giovanni Giacomo Carlino

Giovanni Giacomo Carlino è stato uno stampatore italiano attivo a Napoli tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.

Wikipedia gli dedica poche righe nella versione in Italiano, con un elenco delle opere e quattro immagini della sua marca tipografica. 

La sola altra versione di Wikipedia che ne parla è quella in francese.

Sulla Treccani c’è una voce più dettagliata, ma nessuna fotografia. 

Tre frontespizi possono essere visti sul sito La Stamperia Del Principe Gesualdo, mentre un altro è sul sito della Biblioteca Statale di Montevergine.

Nessuno si sofferma sulla forma e sulla derivazione dei caratteri. Del resto le informazioni risalenti a quell’epoca sono minime: non si sa assolutamente nulla della vita privata del Carlino; tutto quello che si sa lo si può dedurre solo dalle sue opere stampate.

In origine gli stampatori accentravano in sé tutti i ruoli che oggi sono separati. Si occupavano dei caratteri con cui stampare i libri, della scelta dei testi da stampare e della loro impaginazione. Al giorno d’oggi invece i ruoli di editore, tipografo e disegnatore di caratteri sono ben distinti.

Su Wikipedia esiste una pagina dedicata alle fonderie di caratteri in inglese e una manciata di altre lingue (non in italiano). Ma nell’articolo ci si limita ad una rozza distinzione tra le fonderie di caratteri metallici o in legno e quelle di caratteri digitali, nonché ad un accenno sulla situazione in Inghilterra e qualche elenco di fonderie famose (manca qualsiasi accenno all’Italia).

La prima fonderia inglese viene considerata quella di Caxton, attiva dal 1476. In realtà Caxton ha introdotto la pressa da stampa nel Paese, e importava dall’estero una parte dei suoi caratteri. L’articolo non fa nessun riferimento a quando e come l’attività di fondere i caratteri è diventata completamente indipendente rispetto a quella di chi impagina e stampa i libri.

Agli inizi della tipografia, la diffusione delle tecniche di fusione dei caratteri è stata più lenta di quanto sarebbe potuto essere. Chi conosceva le tecniche era molto restio a comunicarle agli altri, per evitare la concorrenza. Così le fonderie del continente tendevano a vendere agli inglesi i caratteri già pronti, mentre tendevano a tenersi per sé le matrici, per non parlare dei punzoni o delle tecniche per realizzarli. In Inghilterra fino alla fine del Seicento la qualità dei caratteri prodotti in loco era di gran lunga inferiore rispetto a quelli importati dall’Olanda.

L’Italia ha dato il suo notevole contributo al mondo dei caratteri tipografici a partire dalla fine del Quattrocento, grazie ad Aldo Manuzio e altri stampatori attivi a Venezia, e poi alla fine del Settecento, grazie a Giambattista Bodoni, attivo a Parma. Nel Novecento un nome di rilievo è quello di Novarese, che lavorava per la fonderia Nebiolo di Torino.

Informazioni relative al sud Italia sono sporadiche e riservate agli addetti ai lavori. Su Google si può leggere il Saggio storico-critico sulla tipografia del Regno di Napoli, di Lorenzo Giustiniani, scannerizzato da una volume stampato nel Settecento (in cui il nome di Carlino compare varie volte). Su Jstor c’è un testo intitolato Librai, editori e tipografi a Napoli nel XVII secolo, che potrebbe contenere qualche accenno alle fonderie che rifornivano il sud Italia ma può essere letto solo da chi si iscrive al sito.

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