Stampa Offset

Il metodo di stampa chiamato offset è uno dei più usati dalle tipografie industriali al giorno d’oggi. Nulla a che vedere con le stampanti casalinghe: si parla di apparecchiature ingombranti e pesantissime, che non disegnano le scritte mano mano che passa il foglio, come avviene nelle stampanti per computer, ma funzionano grazie ad una lastra di alluminio dove è impressa già l’immagine della pagina da stampare, con scritte, cornici e tutto il resto.

Alla lontana, l’antenato di questo metodo di stampa è quello inventato da Gutenberg nel Quattrocento: in quel caso però la pagina veniva composta con caratteri in rilievo, fissata, inchiostrata e premuta sul foglio per ottenere il prodotto finito. Nel caso della stampa offset invece ci troviamo di fronte ad un sistema detto planografico, ossia non ci sono parti in rilievo. L’inchiostro si ferma solo su alcune parti della matrice per via di un processo chimico: alcune parti della superficie sono trattate in maniera tale da attrarre l’acqua, altre per attrarre un inchiostro a base grassa (che invece viene respinto dall’acqua circostante).

Un sistema planografico inventato precedentemente, da cui la stampa offset deriva in maniera più diretta, è quello della litografia. In quel caso però si usava una lastra di pietra su cui venivano disegnate (rispecchiate) le scritte da stampare, e la stampa era diretta, cioè l’immagine passava direttamente dalla lastra al foglio. Nel caso della stampa offset invece la stampa è indiretta: l’inchiostro assorbito dalla matrice metallica viene trasferito su un rullo gommato e poi da questo sulla carta. Visto che l’alluminio è flessibile, può essere avvolto attorno ad un cilindro, quindi l’intero meccanismo può girare all’interno di una macchina rotativa.

Visto che la stampa è indiretta, l’immagine sulla lastra non viene impressa in maniera rispecchiata, ma nello stesso verso in cui si vedrà nel prodotto finito.

Su Wikipedia c’è una descrizione dettagliata delle varie componenti dei meccanismi di stampa e dei principi che ne regolano il funzionamento.

Per poter stampare in vari colori servono varie lastre. Quindi la macchina completa viene realizzata assemblando una dopo l’altra varie componenti identiche, a seconda del numero di colori che si vogliono ottenere. Solitamente ne bastano quattro (ciano, magenta, giallo e nero) per ottenere una qualsiasi fotografia a colori; se ne aggiungono altre quattro eventualmente per stampare anche il retro delle pagine. Vengono assemblate anche macchine da 10 gruppi, per permettere di usare un colore aggiuntivo personalizzato che non deriva dalla sovrapposizione dei quattro colori di base. 

Il procedimento venne inventato nel lontano 1874 da un certo Robert Barclay per la stampa su stagno, e adattato alla stampa su carta nel 1904 da un certo Ira Washington Rubel.

Quest’ultimo non ha meritato una pagina a sé né su Wikipedia in italiano né in inglese.

Google ci dice che è nato a Chicago e morto a Londra all’età di 48 anni, 4 anni dopo la sua invenzione (sembra fosse andato lì proprio per promuoverla).

Il sito History Of Information racconta così l’invenzione della stampa offset. Rubel aveva notato che, facendo funzionare una macchina per la stampa litografica, se per un motivo o per l’altro non veniva inserito il foglio al momento della stampa, l’inchiostro passava dalla lastra al rullo di gomma che serviva per premere il foglio sulla lastra. Quando poi veniva immessa la carta, si veniva a verificare il contrattempo che la stampa avveniva su entrambe le facciate del foglio: sia dalla lastra (in maniera diretta) sia dal rullo (in maniera indiretta, quindi invertita). La cosa che lasciò di stucco Rubel era che la qualità della stampa indiretta era superiore rispetto a quella diretta, a causa della morbidezza della gomma che si adattava alle irregolarità del foglio.

Altri inventori notarono la stessa cosa indipendentemente, nello stesso periodo, ma purtroppo la loro invenzione venne messa a punto leggermente più tardi.

La prima pressa offset di Rubel esiste tutt’oggi, conservata in un museo di Washington.

Chiaramente all’epoca era monocromatica.

Sul web non circolano stime di quale è stata la diffusione di questo tipo di macchine nel corso dei decenni.

Oggi questa tecnica viene usata per la stampa di quotidiani, libri, agende e quant’altro, in concorrenza con altri sistemi di stampa che in alcuni casi possono avere altri vantaggi (molte riviste o volantini vengono stampati in rotocalcografia, che non è un sistema planografico).

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