L’alfabeto fonetico di Franklin, Noah Webster, il New England Primer

Benjamin Franklin è uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Il suo volto è tuttora stampato sulle banconote da 100 dollari. Oltre che politico, è stato giornalista, tipografo, inventore e scienziato. Tra le tantissime cose che gli vengono attribuite, c’è anche l’invenzione di un alfabeto fonetico, che in realtà era la sua proposta per una riforma dello spelling della lingua inglese.

Su Wikipedia in italiano questa invenzione non è neanche citata, mentre in inglese merita una voce a sé.

Franklin eliminò le lettere cjqwxy e aggiunse nuove lettere per indicare i suoni sh, ng e i due th (quello sordo come in think e quello sonoro come nell’articolo the), più due vocali lunghe.

L’alfabeto consisteva comunque di 26 lettere, di cui 19 consonanti. Wikipedia ne mostra la tabella, e ci aggiunge anche le regole che Franklin aveva codificato per trascrivere altri fonemi della lingua inglese (tramite combinazioni tra le lettere latine e quelle aggiunte).

Sul sito si può vedere anche un esempio di missiva compilata secondo le regole messe a punto dall’inventore. Alcune delle parole possono essere facilmente riconosciute (alfabet per dire alphabet, intu per dire into, kuld per dire could, bituiin per dire between), ma altre hanno un aspetto abbastanza ostile ad un occhio non allenato. In effetti non si tratta di aggiungere una modifica qua e là, ma di cambiare molte regole di trascrizione, e abituarsi alla presenza delle sei nuove lettere in gran parte delle parole.

Il sistema di Franklin è stato criticato per qualche incongruenza, e comunque non potrebbe essere applicato nello stesso modo oggi, perché la pronuncia dell’epoca è diversa dalla pronuncia attuale.

La trascrizione dell’inglese è rimasta quella tradizionale, nonostante le infinite difficoltà che crea in fase di apprendimento, visto che le stesse lettere corrispondono a suoni completamente diversi in parole diverse. Per una trascrizione univoca, è attualmente in uso l’alfabeto fonetico internazionale, messo a punto a partire dal 1886 dall’Associazione Fonetica Internazionale, che comprende oltre 160 simboli per adattarsi a qualunque lingua al mondo, ma ha un uso limitato (non si usa per comporre interi testi, ma solo per indicare la pronuncia delle singole parole sui dizionari).

Tre anni fa qualcuno ha provato a trascrivere sia l’alfabeto che la lettera pubblicata da Wikipedia in un font moderno: una specie di Futura, con i sei simboli aggiunti nella versione maiuscola e minuscola.

Non si sa se un font del genere sia mai stato rilasciato, anche a livello amatoriale. Una delle lettere inventate da Franklin era composta per metà da una o e per metà da una a. Nel fare la versione maiuscola moderna l’utente ha collegato tra di loro due A.

Invece su Wikipedia, dovendo trascrivere questa lettera nella tabella senza usare immagini e senza avere il simbolo corrispondente, è stato scritto qualcosa tipo una c seguita da una i senza punto, con dicitura approximately. La stessa dicitura è stata messa anche in corrispondenza delle altre lettere aggiunte, dove si è risolto con lettere simili tratte da altri alfabeti.

La missiva pubblicata da Wikipedia comunque appare impaginata da un tipografo, e probabilmente è tratta da un libro di metà del Settecento. Quindi almeno all’epoca qualcuno doveva averne fuso i caratteri, anche solo per provare.

Su Amazon si trova in vendita il libro per ragazzi An inconvenient alphabet: Ben Franklin & Noah Webster’s spelling revolution.

Il sito ne mostra alcune divertenti illustrazioni. C’è il vecchio Franklin che si arrovella sulla pronuncia di diverse parole, seduto alla scrivania, con un gatto e tante lettere 3d sparse sul pavimento, all’arrivo della cameriera col tè. E c’è sempre lui, che va in piazza con un sacco a distribuire le nuove lettere ai passanti, coi bambini che le accettano incuriositi e gli adulti che le guardano con diffidenza.

L’altro protagonista del libro, il giovane e speranzoso Noah Webster, pure è realmente esistito: scrittore, editore e lessicografo, soprannominato “il padre dell’educazione e della scuola americana”. Il suo libro più famoso, il blue-backed speller, era un manuale per insegnare ai bambini a leggere pronunciare le parole.

Blue-backed significa che aveva la copertina blu. Sul web si trovano varie foto sia della copertina che delle pagine interne. Davanti al frontespizio c’era l’illustrazione di una donna che mostra a un fanciullo un edificio neoclassico in cima a una collina.

Su Amazon se ne vende un’edizione più recente, con copertina rigida e data 1824 (prezzo 1441 euro, usato), mentre nel 1999 un editore ha accorpato in un unico volume lo spelling book di Webster e il New England Primer, il primo libro di scuola stampato per le colonie inglesi in America alla fine del Seicento e rimasto in uso anche nei secoli successivi. Prendeva il posto della Bibbia usata fino ad allora, ed era comunque basato in gran parte su citazioni bibliche. Nel corso degli anni alcuni dei suoi contenuti sono stati modificati.

Su Wikipedia in inglese si può leggere la famosa preghiera della sera contenuta nel libro (citata anche in qualche film e telefilm: “...se dovessi morire prima di svegliarmi, ti prego Signore di prendere la mia anima”) e l’Abc illustrato con versi in rima (lettera A: “In Adams fall, we sinned all”, “Nella caduta di Adamo, tutti peccammo). Nell’originale non c’era il colore di sfondo, e la lettera dell’alfabeto era stampata accanto all’illustrazione.

Per tornare a Webster, il nome di Franklin non compare mai nella sua pagina su Wikipedia, mentre altrove viene citato il fatto che lui stesso ha scritto di avere sentito Franklin dire che a volte pronuncia meglio chi non sa come si pronuncia. Che voleva dire che non conoscere le regole e le eccezioni portava a regolarizzare l’ortografia.

La guerra d’indipendenza era appena stata vinta, e per Webster quello era il momento adatto per dare vita ad una lingua nazionale, così come era stato fatto per il governo. “L’America è nella situazione più favorevole possibile per grandi riforme”, aveva scritto nel suo trattato Dissertazione sulla lingua inglese, 1789. 

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