Union Pearl

Su Youtube c’è un video in cui un vecchio tipografo fa una dimostrazione di come si componeva e stampava una riga di testo ai tempi dei caratteri metallici.

Si comincia prendendo le lettere una alla volta dagli appositi scompartimenti. La riga di testo viene poi fissata all’interno di una cornice. Il testo viene livellato. L’inchiostro viene preso da un barattolo con una spatola e spalmato su un piatto girevole presente sulla macchina da stampa (una platina ottocentesca). Lasciando funzionare la macchina a vuoto, l’inchiostro si sparge uniformemente sul piatto e sui rulli inchiostratori. Poi bisogna mettere dei fermagli per allineare i fogli in corrispondenza della forma. Infine si mette in funzione la macchina: con una mano il tipografo toglie il foglio stampato, con l’altra mette il foglio da stampare.

Il prodotto finito è un divertente cartello col divieto di fumare: “Se vediamo che stai fumando, daremo per scontato che stai andando a fuoco e prenderemo i dovuti provvedimenti per spegnerti/buttarti fuori” (gioco di parole in inglese intraducibile: put out può significare sia mettere fuori sia spegnere).

Il testo del cartello è composto come si faceva all’epoca: un carattere diverso, e in dimensioni diverse, per ciascuna riga. I font usati, essendo quelli metallici, hanno forme rétro. Dovendo aggiungere una riga in nero dopo una serie di scritte in rosso, la stampa non avviene in una volta soltanto: prima sono state stampate le righe in rosso, poi nel video viene aggiunta solo la dicitura in nero che si vede in basso.

Il tipografo si sofferma sulla terminologia corretta da usarsi per i vari strumenti che utilizza, ma purtroppo il video è in inglese. Sarebbe interessante rifare un video così chiaro anche in lingua italiana (qualcosa di simile l’ho visto in passato, ma meno accurato).

Nel mostrare i caratteri in metallo, il tipografo nomina l’Union Pearl, “il primo carattere decorato, risalente al sedicesimo secolo, molto vecchio”.

Mai sentito nominare. Fonts In Use ne mostra uno specimen, con la definizione “il più vecchio carattere decorato ancora esistente, che nel 1700 circa apparteneva alla fonderia Grover ed è arrivato alla Stephenson Blake tramite le fonderie Fry e Fann St. Veniva prodotto solo nella dimensione 22 punti”.

L’unico uso segnalato dal sito è per la copertina e il frontespizio di un libro stampato a Londra nel 1931: solo maiuscole, spaziate tra di loro (il testo del libro invece era in Bembo Italic).

Non risultano digitalizzazioni esistenti di questo font.

Il sito suggerisce tre caratteri simili: Fournier Le Jeune ,Vogue Initials e June, ma di quest’ultimo non è riuscito a trovarne neanche uno specimen.

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