Adana

Nella prima metà del Novecento, e anche oltre, se non si voleva scrivere un testo a mano c’erano solo due alternative. O lo si batteva a macchina, oppure ci si rivolgeva ad una tipografia. Nel primo caso si poteva fare un numero limitatissimo di copie, usando la carta carbone tra i fogli; pigiando con forza un tasto, la forma della lettera si sarebbe impressa su due o più fogli sovrapposti. Le famose “veline” di epoca fascista, ossia gli ordini che il regime dava ai giornalisti, devono il loro nome al fatto che venivano scritte su carta velina, ossia carta molto sottile, che permetteva di produrre varie copie dello stesso comunicato su un gran numero di fogli sovrapposti. La seconda alternativa, rivolgersi alla tipografia, poteva richiedere più tempo ed essere più costosa, perché si doveva pagare la composizione e la stampa da parte di un professionista, attendendo il proprio turno se il tipografo aveva già un altro lavoro da sbrigare. Ma senza dubbio si poteva ottenere un numero illimitato di copie dello stesso documento.

In realtà esisteva una soluzione intermedia: comprarsi una macchina da stampa e stamparsi i documenti in proprio. Ovviamente questo valeva soltanto per documenti di piccole dimensioni, come i biglietti da visita o d’invito, oppure per farsi pubblicità. Una macchina da stampa all’epoca era molto ingombrante, essendo grossa come una scrivania, e pesante, perché fabbricata in metallo.

Ma esistevano anche macchine piccole, da scrivania, che potevano adattarsi alle esigenze di persone non specializzate nella tipografia che comunque volevano produrre in proprio un certo numero di copie di un piccolo testo stampato.

Una di queste è la britannica Adana, che viene mostrata in un video molto chiaro e discorsivo da un giovane storico che se ne è procurata una. L’occorrente per stampare è: la macchina, un tubetto d’inchiostro, le casse per i caratteri e un compositoio. Insieme a tutto questo veniva fornito un manuale, che pure viene inquadrato nel video, intitolato “Printing made easy”, che è come dire “La stampa per principianti”, con la dicitura “sorprendentemente scritta in stile non-tecnico”, segno che il prodotto era diretto non ai tipografi professionisti.

Su Wikipedia non c’è un articolo dedicato a queste macchine in nessuna lingua, tranne che in inglese. Le Adana erano un prodotto principalmente per hobbisti, dice l’articolo, ma venivano frequentemente usate anche in uso commerciale.

La dimensione in cui poteva stampare quella che si vede nel video è 5x3 pollici, ossia poco più di 12x7 centimetri.

Negli ultimi anni qualcuno ha ricominciato a produrre proprio macchine con questo formato. Sembrerebbe dal sito ufficiale che sono ancora in vendita, ma non viene specificato il prezzo. Il sito promette anche inchiostri, rulli di ricambio e materiale per ottenere incisioni in fotopolimero, che permettono ad esempio di aggiungere illustrazioni insieme con i testi composti coi caratteri mobili.

Il compositoio è riconoscibile per il fatto di avere in rilievo una grande A, nello stesso stile del logo Adana.

Il fatto che la persona che ha realizzato il video non sia uno del mestiere rende l’idea di quanta perizia ci volesse per preparare la stampa: anche solo spostare la riga di caratteri metallici dal compositoio alla cornice era una operazione delicata: c’era il rischio che i caratteri si sparpagliassero e andassero ognuno per conto suo. Nel video vengono composte soltanto un paio di parole su due righe diverse, però è necessario riempire lo spazio mancante fino alla cornice col del materiale per tenere ferme le scritte nella loro posizione.

Serviva un cacciavite sia per fissare i caratteri nella cornice, sia per fissare la forma nella macchina.

La macchina funzionava senza elettricità e senza batterie: bastava tirare giù una leva, la quale spingeva in alto il rullo inchiostratore e in avanti il piano dove era stato appoggiato il foglio.

La prima stampa non è soddisfacente: alcune lettere sono più calcate di altre, bisogna sistemare meglio i caratteri o la forma.

Con sole due righe, il risultato sarebbe venuto fuori molto più rapidamente usando un timbro di gomma a lettere mobili, ma quella del video è solo una dimostrazione rudimentale.

“Spero che vi siate fatti un’idea di quanta abilità ci volesse all’epoca per stampare qualcosa”, dice l’autore del video. “Quando vedete un libro di trecento pagine stampato nel diciannovesimo secolo, pensate a quanto lavoro ci è voluto per comporlo e stamparlo. Ecco perché penso che fare i conti con questa tecnologia è così importante per gli storici e gli studenti”. 

Adana produsse vari modelli di macchine da stampa, di cui alcune flat-bed (la forma di stampa veniva disposta in orizzontale), ma i modelli più venduti furono quelli in cui la forma veniva montata in verticale. La più diffusa era proprio la Eight-Five (Otto-Cinque), dal nome delle dimensioni di stampa. Secondo Wikipedia venne prodotta dal 1953. 

La compagnia venne fondata negli anni Venti. Il nome Adana è anche quello di una città turca. S’è detto che lì il fondatore avrebbe prestato servizio militare durante la prima guerra mondiale, ma uno storico ha smontato questa teoria. .

Dice Wikipedia che nel 1952 Adana aveva distributori anche in Italia, oltre che in altri cinque Stati d’Europa, Asia e nord America.

Le presse Adana erano virtualmente indistruttibili e la compagnia aveva una politica di fornire pezzi di ricambio, così c’era poco incentivo a comprare nuove macchine visto che quelle di seconda mano erano disponibili.

L’ultima Eight-Five venne venduta nel 1999 in Giappone prima che l’azienda chiudesse i battenti. Le nuove Eight-Five sono state fabbricate a partire dal 2016, con qualche modifica al disegno di base per ottenere una stampa pià adatta alle esigenze moderne.

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