Cangjie
Cangjie è il leggendario inventore dei caratteri cinesi.
Sarebbe vissuto all’epoca dell’Imperatore Giallo.
“Quando Cangjie inventò i caratteri, il cielo fece piovere miglio e gli spiriti maligni piansero tutta la notte”, racconta uno scrittore della dinastia Han.
Il ritratto di Cangjie è abbastanza sconcertante: l’inventore è raffigurato con quattro occhi, due in posizione normale e due leggermente rialzati. Guardandolo dà un senso di vertigine.
Viene ricordato il 20 aprile di ogni anno, quando ricorre la giornata della lingua cinese indetta dall’Onu (almeno a quanto scrive Wikipedia in italiano).
La leggenda sull’invenzione della scrittura è abbastanza articolata. L’imperatore aveva dato l’ordine al suo ministro di inventare un sistema di scrittura. Lui aveva iniziato a riflettere senza arrivare a niente. Mentre camminava vicino a un fiume vide un pezzo di terra su cui una fenice cinese aveva lasciato un impronta. Chiese ad un cacciatore che arrivava in quel momento a quale animale apparteneva quell’impronta. Il cacciatore disse che si trattava di un pixiu. Questa fu una rivelazione per Cangjie, che iniziò a cercare segni che rendessero immediatamente riconoscibili le cose.
I quattro occhi di Cangjie significano che vedeva i segreti di cielo e terra. Un’altra leggenda parla di pupille doppie, metafora usata anche per altri personaggi mitici.
Tuttora esistono in Cina alcuni luoghi collegati con la presenza di questo personaggio.
Ma il suo nome si sente più di frequente per via di un metodo di input dei caratteri cinesi nei computer che è stato dedicato a lui.
Visto che i caratteri cinesi sono varie migliaia e non possono essere inseriti direttamente da tastiera, il sistema Cangjie permette di ottenerli senza cercarli in un lungo elenco, ma raggiungendoli rapidamente digitando combinazioni di lettere presenti su una tastiera normale.
Wikipedia in italiano contiene qualche esempio di utilizzo, secondo due metodi (radicali o tratti) che possono essere combinati tra di loro.
Su Wiktionary si trovano anche gli ideogrammi cinesi, e per ciascuno viene indicata la sequenza di input secondo il metodo cangjie, sia coi simboli cinesi, che con le lettere latine.
Mi pare che sia indicata anche la pronuncia o la trascrizione, ma non è stata aggiunta nessuna definizione o significato, visto che forse la voce è stata inserita in automatico.
Cliccando sul link della trascrizione vengono fuori vari ideogrammi completamente diversi tra di loro che comunque corrispondono alla stessa trascrizione.
In Italia quando qualcosa non si capisce si usa dire: “Per me è arabo”. In realtà l’alfabeto arabo è abbastanza semplice da imparare, perché è composto da meno di 30 lettere. Il cinese invece è un vero mistero: è composto da migliaia di simboli molto diversi tra di loro, che vengono ordinati secondo criteri particolari (i radicali).
Per una persona che non parla cinese, anche solo trovare un simbolo all’interno della tabella dei caratteri speciali di un software sul computer è un’impresa (ad esempio per riprodurre una parola vista in una foto e cercarne il significato online).
Anche riprodurre a mano uno di questi simboli è complicato, perché bisogna conoscere l’ordine corretto con cui vanno tracciati i vari tratti. Alcuni siti web forniscono anche delle animazioni per rendersi conto di quali tratti vanno disegnati per primi.
I sistemi automatici di scrittura per computer e smartphone che si stanno diffondendo in Cina stanno facendo dimenticare ai cinesi stessi il modo in cui si tracciano i loro ideogrammi. I giovani sono infatti in grado di riconoscerli se li vedono e di ottenerli tramite combinazioni di tasti se li devono scrivere in chat, ma dovendo tracciarli con carta e penna, se non sono abituati a farlo di frequente, rischiano di non ricordare con esattezza tutti i tratti di cui sono composti.





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