Corriere della Sera

Dopo avere notato tracce del Barnum della Nebiolo sul Corriere della Sera mi sono posto il problema di come siano cambiati i caratteri della titolazione del quotidiano nel corso degli anni. Argomento sul quale mi pare che finora non abbia scritto nessuno.

Il Corriere nasce nel 1876, in un’epoca in cui non erano ancora stati inventati i titoli a più colonne. Anche quando un articolo si estendeva su più colonne, il titolo era solo una piccola scritta al di sopra della prima riga. Una specie di etichetta, diciamo. Però anche all’epoca si sperimentava. Sul primo numero del Corriere ci sono titoli a caratteri senza grazie, titoli in stile moderno (grande differenza tra tratti spessi e sottili), titoli con grazie curiose e insolite (Ciarle del curioso), e c’è perfino l’uso di caratteri gotici (Effemeridi milanesi).


Nel 1900 c’è l’attentato al re d’Italia. Il Corriere titola a tutta pagina, con lettere a grazie triangolari, abbastanza insolite secondo i criteri moderni.


Negli anni ’10 fa capolino per un po’ un carattere che ricorda molto la belle epoque, con la ‘c’ che ha la gobba in alto (come nel Cocotte di Zetafonts). Non durerà a lungo. La dichiarazione di guerra all’Austria viene annunciata in Barnum, e il carattere resterà ancora al giornale per oltre 10 anni. Verrà usato anche per annunciare il volo di Lindberg del 1927.


A partire dagli anni ’30 i caratteri cominciano a prendere una piega nervosa, ad essere più appuntiti. La vittoria di Hitler alle elezioni viene annunciata con delle ‘e’ e delle ‘r’ che terminano con uno scatto che verrà ripreso anche in seguito.


Anche nei titoloni a tutta pagina per i “folgoranti” annunci del Duce viene usata una ‘e’ scattante nello stesso modo, con una differenza: il tratto orizzontale è obliquo.


Un altro carattere in uso all’epoca prevedeva una ‘a’ ad un piano, con due grazie egizie sulla destra, una sopra e una sotto sotto. Così sono state annunciate le leggi razziali e la spedizione in Russia.


Per annunciare lo sbarco in Normandia viene invece utilizzato un tipo di carattere che resterà in servizio al giornale per parecchi decenni, tanto da essere scelto per dare la notizia della catastrofe di Chernobil, nel 1986, più di quarant’anni dopo. L’insurrezione contro in nazifascisti, l’assassinio di Gandhi, la guerra in Israele, il terrorismo arabo all’Olimpiade, la morte di Mao, il rapimento di Moro, la rivoluzione in Iran, l’attentato al papa... tutte notizie per le quali il Corriere si è affidato a questo carattere, senza grazie, con angoli arrotondati, ‘c’ con estremità tagliate in verticale. A occhio e croce si direbbe che è una qualche versione di quello che su Myfonts è chiamato Block, e che risulta disegnato tra il 1908 e il ’36 da un certo Hermann Hoffmann.



Mentre oggi lo stesso font viene utilizzato per tutti i titoli del giornale (o di una sua sezione), all’epoca si cambiava di giorno in giorno, ovviamente nell’ambito ristretto dei caratteri a disposizione. L’impaginazione era rigida, le foto erano poche e in bianco e nero, da qualche parte bisognava pur variare.
Negli anni cinquanta e primi sessanta c’è un carattere con una ‘c’ e una ‘e’ tagliante ad angolo, e una ‘a’ ad un piano (fatti di Budapest, invasione di Cuba).


Negli anni settanta si sperimenta un sans serif... ahem... Bodoni diciamo, nel senso che ha dei tratti molto spessi alternati a tratti sottili. Stranissimo, ai nostri occhi. Lo si usa per annunciare la caduta di Saigon, o la morte di Picasso.


La morte di Kennedy è annunciata con caratteri slab, tutto maiuscolo.
Arriviamo così agli anni ’80. Vengono dismesse le vecchie linotype, arriva la fotocomposizione, i caratteri cominciano ad avere un’aria familiare ai nostri occhi. Senza grazie, larghezza costante. Tipo Helvetica. Da loro apprendiamo della caduta del muro di Berlino, della guerra del Golfo, e della pace in medio oriente (“Stretta di mano Rabin-Arafat: è pace”, titolava il Corriere...)


L’ultima svolta risale al 2011 quando lo studio Left-Loft - Molotro disegna i due font tuttora in uso. Uno, serif, chiamato Solferino in onore della sede storica del giornale, in via Solferino a Milano. L’altro, sans, chiamato Brera in onore del noto giornalista sportivo morto negli anni ’90.
Vengono usati sia sul cartaceo che sul sito web.

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