Antichi alfabeti italici
Dal 2001 gli antichi alfabeti italici hanno un proprio blocco dedicato, che va da u+1030x a u+1032f.
Lingue diverse però avevano lettere diverse, tra cui Unicode non distingue, per cui diventa fondamentale il font che viene usato: in ogni posizione può comparire una lettera diversa a seconda del font in uso.
Sul mio computer è installato il Cardo (da Google Fonts), che permette di visualizzare quasi tutte le lettere di questi alfabeti con tratti di un sans serif (spessore costante, nessuna corrosione ai bordi), mostrando tofu solo in quattro occasioni.
Su Wikipedia in inglese c’è una pagina dedicata chiamata “Old Italic scripts”. Il link alla versione italiana manda al paragrafo Alfabeto della pagina dedicata alla lingua etrusca.
Secondo quanto scriveva Giacomo Leopardi qualche secolo fa, l’alfabeto sarebbe stato inventato una sola volta nella storia dell’umanità. Altrimenti non si spiega come popoli evoluti come quello cinese, con una letteratura molto elaborata, Confucio e tutto il resto, abbiano scritto (e tuttora scrivono) utilizzando un sillabario derivato dagli ideogrammi, senza nessuna traccia di alfabeto prima dei contatti con l’occidente (e lo stesso si può dire per le civiltà precolombiane).
Sviluppato inizialmente dai fenici, l’alfabeto si è diffuso nel Mediterraneo dando origine a quello greco. Dalla variante euboica di quest’ultimo diffusa in Campania sarebbero derivati gli altri alfabeti italici, tra cui quello etrusco e quindi quello latino. Che è quello tuttora in uso in Italia, nell’Europa occidentale, in sud America (grazie a spagnoli e portoghesi), in nord America, Australia, Africa (grazie agli inglesi ma non solo) e visto che è la lingua dei computer anche in Asia è uno degli alfabeti di riferimento, nonostante i sistemi di scrittura con tradizioni antichissime che tuttora sono in uso da quelle parti.
Nel Cardo mi pare che il blocco non è etichettato, quindi non si può raggiungere rapidamente dal menu a tendina del word processor: la casella rimane bianca.
L’andamento mi pare da sinistra a destra, anche se in molte scritture antiche si procedeva da destra a sinistra, o alternativamente nell’uno e nell’altro senso (in maniera bustrofedica, ossia come i solchi tracciati in un campo durante l’aratura).
Visto che la direzione di lettura era indicata dal modo in cui erano orientate le lettere, nel Cardo sono disponibili, in coda a tutti gli altri simboli, le varianti con lo stesso codice unicode ma orientate per la scrittura da destra a sinistra. Solo che, a differenza dell’arabo, qui mi pare che lo spazio sia indicato ancora in positivo, quindi aggiungendo le lettere una dopo l’altra vengono disposte da sinistra a destra anche quando vanno lette da destra a sinistra.
A differenza delle lettere di alfabeti più noti, per cui se non sono disponibili nel font il word processor (nel mio caso, OpenOffice) sceglie una versione standard della lettera dal menu Inserisci/Caratteri Speciali, per quanto riguarda gli antichi alfabeti italici nella finestra compare il quadratino, il tofu, nella versione prevista per ogni singolo font. Le lettere in questione infatti non si trovano né nell’Arial Unicode, né nel Segoe Historic, né nel Noto Serif.
Stranissimo quello che succede nel Rotunda Pommerania, un font gratuito che ho trovato chissà dove sul web (un blackletter): se ho selezionato una lettera di qualche alfabeto italico nel Cardo, e poi cambio font prima di premere Ok, nel foglio viene inserito il disegno di un gattino. Che non compare tra i simboli speciali che si possono inserire in questo font. Ma allora il software dove lo va a pescare? Bisogna indagare...





Commenti
Posta un commento