La galassia Monotype
Oltre ad avere i diritti dei caratteri sviluppati in proprio nel corso dei decenni ha gradualmente acquisito la Linotype GmbH, la Itc (International Typeface Corporation), la Bitstream Inc., FontShop e la Urw. Inoltre è proprietaria di MyFonts, quindi ottiene un guadagno anche dalla vendita dei caratteri messi a punto da designer e fonderie indipendenti.
Il sistema che fece la fortuna dell’azienda, ai suoi tempi era chiamato appunto monotype e permetteva di fondere sul posto tutti i caratteri necessari all’impaginazione di un testo. Fino a quel momento i tipografi dovevano comprare i caratteri mobili in metallo da una fonderia, e prendere una lettera alla volta, a mano, dagli appositi scompartimenti per comporre il testo da stampare (e poi riporle uno alla volta, sempre a mano, a lavoro finito). Col sistema monotype invece il testo veniva composto in automatico digitandolo sulla tastiera, che rendeva l’operazione molto più rapida. Inoltre nella macchina c’erano le matrici delle lettere, su cui veniva colato il metallo fuso che solidificandosi formava i caratteri mobili da usarsi in fase di stampa. Per cui non c’era più il rischio di non avere abbastanza lettere per stampare un testo, e di doverne ordinare di nuove e attendere l’invio del pacco da parte della fonderia. Le lettere necessarie venivano fuse automaticamente sul posto a seconda delle necessità, e il metallo poteva essere riutilizzato.
Le lettere venivano fuse separatamente, in maniera tale che era facile correggere gli errori a mano dopo che la composizione era avvenuta. Il sistema divenne richiestissimo nella stampa di qualità, mentre nella stampa periodica veniva utilizzato il sistema della concorrente Linotype, dove ogni riga veniva fusa come blocco unico permettendo di maneggiare facilmente il testo per suddividerlo nelle varie colonne dei giornali. Inoltre mentre le linotype fondevano le lettere durante la battitura, il sistema monotype si componeva di due fasi: da un lato un operatore batteva sulla tastiera, memorizzando il testo su un nastro di carta perforata, dall’altro un altro operatore, su un’altra macchina, inseriva il nastro una volta che questo era completo per ottenere la fusione del testo necessario alla stampa.
Sul finire dell’Ottocento la Monotype aveva impiantato una sua branca in Gran Bretagna, costruendo propri stabilimenti, tanto che venne creata una stazione ferroviaria apposta per i dipendenti che dovevano raggiungere il posto di lavoro.
A Londra la Monotype teneva anche un corso per formare coloro che avrebbero dovuto usare le sue macchine.
Le fortune dell’azienda cominciarono a declinare a partire dagli anni Sessanta, quando la litografia e la fotocomposizione iniziarono a rivelarsi più convenienti. Con i caratteri in metallo bisognava acquisire diversi set di matrici a seconda della dimensione alla quale si voleva stampare. Con la fotocomposizione bastava una sola matrice per stampare un testo più grande o più piccolo semplicemente regolandone l’ingrandimento con delle lenti.
Ovviamente l’azienda cercò di introdursi anche in questo mercato, ma con difficoltà tecniche o comunque prezzi di vendita più alti.
Il possibile colpo di grazia arrivò a ridosso degli anni Novanta, quando i computer aprirono le porte al desktop publishing, oltre che alla possibilità per qualsiasi designer o studio grafico di produrre e distribuire i suoi caratteri senza dover affrontare costi industriali.
Eppure l’azienda riuscì ad inserirsi anche in questo mondo, ad esempio continuando a fornire il disegno dei suoi caratteri storici a terze parti, come per esempio la Microsoft, che ancora oggi fornisce in dotazione coi suoi software parecchi font realizzati dalla Monotype.
La riorganizzazione inizia nel 1992, con una serie di operazioni finanziarie che riguardarono anche le sussidiarie presenti in vari stati europei.
Nel 1999 la compagnia venne acquistata dalla Agfa, divenendo Agfa Monotype.
Il resto dell’articolo di Wikipedia si limita a fornire gli aggiornamenti cronologici con le varie acquisizioni.
A ottobre 2019 l’azienda è entrata a far parte di Hggc di Palo Alto, California. Da quel momento in poi le azioni Monotype non sono più quotate in borsa.
La voce di Wikipedia si conclude con l’elenco dei principali font che attualmente sono di proprietà della compagnia, tra i quali troviamo parecchi nomi conosciuti (oltre ai tradizionali Times New Roman, Arial, Gill Sans, eccetera, anche quelli acquisiti in seguito come Helvetica, Franklin Gothic, Palatino, eccetera).





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