L’arte di Herman Zapf, e il suo interesse per i computer
Realizzato da Hallmark, mostra il noto calligrafo all’opera: con pennino e inchiostro, ma anche con una penna biro, Zapf era in grado di realizzare lettere di una perfezione unica, sia quando si trattava di scritture calligrafiche svolazzanti, sia quando si trattava di lettere da stampa.
Zapf è una figura fondamentale nella tipografia del ventesimo secolo. Nato nel 1918, è morto solo sei anni fa. I suoi lavori più famosi sono il Palatino Linotype, che viene fornito con Microsoft Office anche col nome di Book Antiqua, e Optima. Lo Zapfino è un punto di riferimento nel settore dei calligrafici decorativi.
Per tracciare le lettere a mano serve una notevole pazienza. Zapf intingeva il pennello nell’inchiostro, e poi intingeva il pennino sul pennello, tracciando le lettere con estrema cura. Per giunta il documentario è realizzato con le tecniche dell’epoca, che prevedevano tempi morti tra una frase e l’altra, riempiti da soave musica classica.
Nelle ultime inquadrature si parla di computer e fotocomposizione, che all’epoca muovevano i primi passi con ingombranti e rumorose macchine metalliche. La musica in sottofondo diventa quella dei film di fantascienza. Già all’epoca Zapf si occupava di questa nuova frontiera.
Sul sito della Linotype si può leggere gratuitamente una lunga biografia di Zapf, suddivisa in vari capitoli in varie pagine diverse.
Uno dei capitoli è dedicato proprio al film in questione. Che fu abbastanza traumatico per Zapf, per via della diversa mentalità tra lui e lo staff cinematografico. “È stata un’esperienza dolorosa, e ho giurato che non brucerò più le mie dita come pseudo direttore della produzione di Hollywood, ma che starò con la mia umile penna e disegnare alfabeti”.
Alcune scene del documentario sono girate attraverso un vetro trasparente, per dare l’illusione che Zapf stesse disegnando lettere nell’aria.
Il disegnatore è tedesco, anche se ha ottenuto un certo successo negli Stati Uniti, dove ha trovato una mentalità più aperta e più incoraggiante verso le sue idee che non avevano suscitato troppi entusiasmi in patria. La sia voce nel documentario in inglese rivela un marcato accento straniero.
Lo Zapfino è un font abbastanza recente: 1998 (Palatino è del 1950, Optima del 1958). Il fatto è che con le tecnologie precedenti c’erano troppe limitazioni che impedivano di gestire svolazzi troppo ingombranti. Solo grazie all’informatica un font del genere è stato possibile.
Per quanto riguarda il contributo di Zapf allo sviluppo dei computer, un esempio di ciò di cui si è occupato può essere il programma Hz-Program, che serviva a giustificare il testo impaginato evitando di aggiungere troppo spazio bianco tra le parole, e di creare così quell’effetto che in gergo si chiama “i fiumi”, ossia righe bianche serpeggianti che attraversano in verticale le righe di testo.
Non si sa granché del funzionamento interno del software, che in seguito è confluito in InDesign della Adobe, e non si sa in che misura sia ancora presente. Di sicuro i principi su cui si basava sono validi tuttora.
In un articolo scritto da Zapf nel 1993, di cui oggi si trova traccia su un sito britannico in formato pdf, Zapf aveva esposto la sua visione della tipografia computerizzata moderna, e dei suoi rischi (persone che senza nessuna formazione si trovano a dovere scegliere come impaginare un testo e spesso fanno le scelte sbagliate), e aveva ricostruito a grandi linee la sua storia e quella dell’Hz Program.
Già nel 1964 lui aveva cominciato a parlare di tipografia computerizzata ad Harvard, ma era ancora troppo presto. Nel 1970 l’università del Texas gli aveva offerto di insegnare la materia ad Austin, ma sua moglie non aveva voluto trasferirsi e l’incarico era sfumato. Solo nel 1977 ha iniziato ad occuparsi di ricerca e sviluppo sulle strutture di base dei programmi tipografici per computer al Rochester Institute of Technology, New York.
La memoria dei computer all’epoca era limitata, non c’erano finestre e menu nei software come li conosciamo oggi, e l’industria tipografica non dava nessun contributo allo sviluppo di questo settore.
L’arrivo dell’Apple Macintosh nel 1984 costituì una svolta perché diede il via alla possibilità del desktop publishing, con la possibilità di scegliere tra vari caratteri tipografici ad un costo contenuto. Le aziende iniziarono ad interessarsi a questo settore.
Era il momento di mettersi al lavoro sull’Hz-Program, avendo in mente le pagine della Bibbia stampata da Gutenberg nel Quattrocento. Quello che la rende un modello, secondo Zapf, è il fatto che le parole danno alla pagina un aspetto uniforme, senza che si notino eccessivi spazi nel testo, né irregolarità eccessive sul bordo destro delle colonne.
Il programma messo a punto da Zapf mirava ad ottenere un risultato simile, senza ovviamente ricorrere alle numerosissime legature sulle quali poteva contare Gutenberg. Nel Pdf è inclusa un’immagine in cui si mette a confronto una colonna di testo giustificata in maniera tradizionale e la stessa colonna, nella stessa dimensione, impaginata con l’Hz Program.
Le differenze sono infinitesimali, ma nel complesso la seconda appare molto più compatta.
Il software agiva sulla espansione o condensazione accettabile delle lettere (scaling) e sul kerning o crenatura, ossia la riduzione dello spazio tra una lettera e l’altra della stessa parola, un’operazione che con le tecniche precedenti non poteva essere messa in atto (nelle linotype, per esempio) oppure doveva essere fatta manualmente con dispendio di tempo (limando le lettere a mano, se non ne esistevano di predisposte).
Il software gestiva anche la sillabazione, con non più di due parole interrotte consecutive. Era il codice a valutare di volta in volta quale era la soluzione migliore.
Tutti questi principi si trovano oggi nei principali programmi di videoscrittura, ma all’epoca erano qualcosa di molto innovativo.





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