Rotativa tipografica

Anche se i quotidiani sono sotto gli occhi di tutti da sempre, la storia delle apparecchiature tecniche che ne hanno permesso la stampa è caduta praticamente nel dimenticatoio.

Tutti sanno, forse, cos’è una rotativa. Nei film, per sottolineare il fatto che una certa notizia è in fase di stampa in migliaia di copie viene spesso inquadrato un lungo nastro di carta che scorre a velocità frenetica con le pagine stampate sopra.

Però non si entra mai nel dettaglio di quello che succede nella macchina.

La voce di Wikipedia in proposito è soltanto di una decina di righe. Contiene solo un vago riferimento al fatto che le immagini da stampare sono incurvate intorno ad un cilindro, ma non spiega come questo sia possibile.

Dice l’enciclopedia “La rotativa fu inventata da Richard March Hoe nel 1843, perfezionata nel 1846 e brevettata nel 1947. La macchina, ancora a caratteri mobili e alimentata a fogli singoli, fu perfezionata da William Bullock nel 1865, che introdusse l’alimentazione a bobina”. Vengono citati anche poi gli apporti di Auguste Hippolyte Marinoni in Francia nella seconda metà dell’ottocento. La macchina perfezionata da lui compare nella foto accanto all’articolo.

Secondo Wikipedia oggi esistono tre principali tipi di rotativa: per la stampa offset, per la rotocalgografia e per la flexografia. 

Come faceva la prima rotativa a funzionare con i caratteri mobili? Chi lo sa.

Fatto sta che in questa ricostruzione manca qualcosa. L’enciclopedia Treccani parla anche del sistema tipografico, ossia della stampa tradizionale a rilievo. La stampa offset non ha elementi in rilievo, ma funziona sulla base di principi chimici. La rotocalcografia funziona grazie all’incavo, ossia la parte da stampare è incavata per raccogliere l’inchiostro che dovrà essere trasferito sul foglio. La flessografia è a rilievo, ma fa uso di materiali fotopolimerici o di gomma.

In realtà resta qualche vaga traccia su internet di lastre curve in piombo con lettere in rilievo. 

L’articolo dell’enciclopedia non fornisce date storiche e nomi. 

Il sito Tipografia-Italia scrive che fino a tutto il Settecento i torchi utilizzati si basavano sul principio di stampa introdotto da “Gutemberg”. Solo nel 1814 viene inventato il sistema di stampa piano-cilindrico. In quel caso ad essere cilindrica non era la forma (ossia l’insieme delle lettere in rilievo da stampare) ma la parte che premeva il foglio sulla forma, e che nei vecchi torchi era anch’essa piana.

L’articolo non è molto approfondito, ma ha il pregio di nominare la stereotipia, una tecnica caduta veramente nel dimenticatoio, che permetteva la produzione di una matrice tipografica curva (che forse non era una matrice ma una forma...). La prima rotativa tipografica sarebbe stata installata al Times di Londra nel 1870 e permetteva di stampare 12 “segnature” da quattro pagine ciascuna ogni ora. 

Un articolo pubblicato sul sito di un’azienda cinese prova a spiegare in italiano la differenza tra stampa tipografica e flessografia. Purtroppo è palesemente tradotto in automatico, quindi è pieno di fesserie imbarazzanti. Vengono elencate quattro differenze, di cui una è la viscosità dell’inchiostro: nella stampa tipografica sarebbe più viscoso, in quella flessografica a base d’acqua; il sistema di inchiostrazione sarebbe diverso; nella flessografia ci sarebbe un maggiore spessore dell’inchiostro. 

Mi pare che anche la traduzione in inglese sia abbastanza vergognosa. 

Sul sito di Ismacolor c’è una definizione dettagliata di come funziona la flessografica, anche se ci si limita a dire che si tratta di “un metodo di stampa rotativa diretta simile alla tipografia”, senza entrare troppo nel dettaglio di come funziona quest’ultima. 

Commenti

Post più popolari