Quanto costava un font metallico?

Al giorno d’oggi tendiamo a dare per scontata l’esistenza dei font. Sono dei file poco ingombranti, che stanno nascosti in chissà quale cartella del computer, e che possiamo utilizzare in un numero illimitato di documenti e in qualsiasi dimensione. Ai tempi della composizione a caldo, si trattava di qualcosa di più visibile, visto che che le matrici erano contenute in ingombranti serbatoi, ed ogni macchina ne poteva portare un numero limitato, diciamo quattro. Quindi era già più evidente il motivo per cui con un numero maggiore di macchine bisognasse pagare di più: servivano molte più matrici per riempire tutti i serbatoi. Comunque l’uso di ciascun set non aveva limite, visto che le poche matrici venivano riutilizzate di volta in volta per fondere automaticamente tutti i caratteri di cui c’era bisogno. Non c’era più rischio di rimanere senza lettere per impaginare un testo, almeno fino a che c’era un rifornimento di metallo da fondere. Nell’epoca precedente invece i caratteri erano una merce disponibile in quantità limitata. All’epoca di Gutenberg una tipografia era anche fonderia. Ho letto da qualche parte che i caratteri disponibili erano sufficienti a comporre il testo di due fogli soltanto: mentre uno era in fase di stampa, l’altro era in fase di composizione. Ad un certo punto il lavoro si divise: solo le fonderie erano in grado di produrre caratteri di qualità e in quantità, per cui le tipografie dovevano acquistarli, scegliendoli da un catalogo e inviando un ordine. Bisognava specificare il nome, e la dimensione, ovviamente. Per ogni dimensione quindi bisognava pagare una certa cifra per farsi inviare il relativo scatolone. Inoltre bisognava fare una valutazione a proposito della quantità. Una pagina di sole 60 righe da 60 caratteri l’una da sola impiega 3600 caratteri, inclusi gli spazi. Se bisogna comporne sedici alla volta già arriviamo a 57 mila caratteri, solo tra quelli utilizzati, che presuppone di doverne avere molti altri a disposizione. Nell’ipotesi del peso di un grammo a carattere, stiamo parlando di circa 60 chili totali.

Spesso si vedono circolare sul web gli specimen dei caratteri, con varie parole di test stampate in varie dimensioni all’interno di una pagina. Più difficili da trovare sono i listini prezzi, che comunque sono disponibili. Se ne trovano vari, e completi, su Archive.org, e rendono l’idea della complessità delle scelte e dei prezzi a cui ci si trovava di fronte.

Ogni ordinazione comprendeva un numero diverso di lettere, a seconda delle esigenze che derivavano dalle dimensioni. In piccolo servono più caratteri per riempire la pagina, mentre in grande si devono comporre pochissime parole, il titolo della prima pagina di un quotidiano, per esempio. Quindi occupano più spazio, ma sono di meno.

Le diverse lettere dell’alfabeto non venivano diffuse in egual numero, visto che alcune sono più utilizzate di altre. Nel libro The American Printer, (Manuale contenente istruzioni pratiche per gestire tutti i reparti di una tipografia, autore Thomas MacKellar, stampato nel 1893, disponibile online gratis sul sito del Progetto Gutenberg, ma solo fuori dall’Italia a causa di una diatriba sul copyright di alcune opere) viene fornito l’elenco completo dei caratteri contenuti in un’ordinazione da 800 libbre in dimensione Pica (360 kg circa, corpo 12 punti): 8500 a minuscole, 1600 b, 300 c e così via. Tra le maiuscole c’erano 600 A, 400 B, 500 C e così via. Le lettere italiche erano circa un decimo, inoltre c’erano anche delle maiuscolette (300 A). Le cifre erano mille ciascuna, tranne i 3 che erano 1100, i 2 1200, gli 1 e gli 0 1300, perché evidentemente più usati. E con tutto questo ci si potevano impaginare solo una ventina di pagine della Bibbia alla volta, secondo i miei calcoli.

Sul listino della Atf del 1950 non c’era il dettaglio di ciascuna lettera di ciascun tipo di carattere diverso e in ciascuna dimensione, ma c’era solo l’indicazione di A maiuscole, a minuscole ed eventualmente cifre, in maniera tale che ci si poteva rendere conto delle quantità.

Ad esempio, nell’Alternate Gothic in corpo 6 c’erano 38 A, 70 a e 26 1. A 8 punti le A erano 31. A 12 erano 27. Nella dimensione più grande, 72 punti, c’erano solo 4 A, 5 a e 4 1.

La tabella indicava il prezzo delle sole maiuscole, delle sole minuscole e delle sole cifre, e il prezzo cumulativo, oltre al peso. Le maiuscole in corpo 6 pesavano 0,62 libbre (280 grammi). Quelle in corpo 12 una libbra e mezzo (quasi 800 grammi). Quelle in corpo 72 9 libbre (4 chili).

Le sole maiuscole in corpo 6 costavano 1.85 dollari. Le sole cifre 75 centesimi. L’intero pacchetto veniva venduto a 5 dollari e 20. In corpo 72 il pacchetto costava 27 dollari e 10 cents.

Sembrano numeri accessibili, ma il dollaro dell’epoca non ha lo stesso valore di quello di oggi. 5 dollari e 20 che servono per ordinare un pacco di Alternathe Gothic corpo 6 nel 1950 corrispondono a 57 dollari di oggi. Un più utile corpo 12, a 8 dollari e 10, corrisponderebbe a 89 dollari di oggi.

Il discorso comincia a farsi serio.

Un altro catalogo, risalente al 1893, fornisce liste complete già pronte per chi voleva iniziare un’attività da zero. La lista comprendeva macchine da stampa per le varie dimensioni, gli armadietti per i caratteri (interessante sfogliare quelle pagine illustrate del catalogo), taglierine per carta e per piombo, compositoi in varie dimensioni, e una dotazione assortita di caratteri nelle varie dimensioni di base (elencate ancora coi vecchi nomi anziché in punti tipografici, e misurate a peso): 50 libbre di Nonpareil, 60 di Brevier, 90 di Long Primer... Tutto compreso, il prezzo era di 1008 dollari e 96 del 1893, che, a quanto mi dice un calcolatore online, sarebbero circa 30 mila dollari di oggi. Per iniziare l’attività da zero.

I prezzi erano considerevolmente più alti a quelli che abbiamo visto nel 1950: un Gothic Condensed corpo 12 con 15 A e 30 a veniva a costare 2 dollari del 1893, che forse equivalgono a 60 dollari di oggi!

Sul catalogo del 1950 c’è anche una tabella con lo sconto che veniva fatto a chi spendeva di più: per ordini tra i 100 e i 250 dollari c’era il 5% di sconto; il 7 e mezzo per cento a chi spendeva tra i 250 e i 500 dollari, e così via a crescere fino ad arrivare ad un massimo del 15% di sconto per ordini superiori ai 1500 dollari.

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