Font carte da gioco
C’è qualcuno che ha pensato di realizzare dei font ispirati alle carte da gioco.
Su Dafont si trova il Playing Cards, caricato da autore anonimo, che tra i vari glifi riporta il nome di Ryan Neaveill, 1994.
Le lettere sono sufficienti per quasi tutte le carte: sono i semi francesi (americani), con 13 carte per ogni seme (dall’asso al 10 più Jack, Donna e Re). Quindi due semi stanno nella posizione delle 26 lettere maiuscole e due nelle 26 lettere minuscole. Tra gli altri caratteri è stato aggiunto il Jolly, e le facciate di due dadi, uno bianco e uno nero.
La qualità del disegno è minima, le figure sono appena abbozzate, ogni asso non hanno nessuna elaborazione artistica come invece avviene nelle carte vere.
Su My Fonts c’è il tag Playing Cards, ma non porta a niente del genere. Il risultato più pertinente è l’Altemus Games di Altemus, dove ci sono anche tessere del domino, facce dei dadi e altre decorazioni, ma dove le singole carte non sono impaginate come le vere carte da gioco: c’è il numero e il seme e basta (nelle vere carte, se è un nove di cuori, si devono vedere anche nove cuori disegnati).
Su FontSpace si trova il Royal Flush, di The Crown Is Mine, che non riproduce un vero set di carte. C’è una lettera dell’alfabeto, disegnata a mano in alto a sinistra e in basso a destra capovolta, un seme a caso, in nero al centro della carta abbozzato alla meno peggio, e quattro linee schizzate a mano a indicare i bordi della carta.
Non può essere usato per simulare una mano di gioco, ma ci si possono comporre delle parole leggibili con un po’ di fatica provando a seguire l’ordine delle varie carte non allineate tra di loro.
Harold Lohner ha provato a estendere ad un intero font lo stile dei numeri e delle lettere che vengono stampati sulle vere carte. Nella realtà esistono solo i numeri da 2 a 10, e le lettere AJQK. Lui ci ha sviluppato un intero alfabeto monospace, con qualche esitazione (la S non si aggancia troppo bene, al centro) e le consuete controindicazioni (la M deve essere troppo stretta e la I troppo larga, se si vuole che il font sia monospace).
Inutile dire che le carte italiane non fanno neanche capolino in questo settore, se non in un font estremamente amatoriale in cui erano stati aggiunti, oltre ai semi delle carte francesi, anche le stilizzazioni sommarie dei semi italiani (denari, coppe, bastoni e spade). Ma mancavano i numeri, e l’aspetto visivo non era dei migliori. Utilità zero, direi.
Per poter stampare solo i semi delle carte
francesi in realtà non c’è bisogno di un font apposito, visto che
sono inseriti di default in molti dei font più diffusi. La loro
posizione va da u+2660 a u+2663. Stanno anche nel Times New Roman
(Inserisci, Caratteri Speciali).





Commenti
Posta un commento