Il Donatus-Kalender e la Bibbia di Gutenberg
“Lo stile specifico di Blackletter della Bibbia di Gutenberg è chiamato Donatus-Kalender (D-K), raramente usato per i caratteri metallici in seguito”, si legge nell’articolo.
E questa frase non mi convince granché. È vero che il carattere realizzato da Gutenberg per i suoi primi lavori è stato chiamato in seguito Donatus-Kalender, visto che i lavori in questione erano una grammatica latina scritta da Aelius Donatus e un opuscolo di esortazione alle crociate suddiviso coi nomi dei mesi e quindi chiamato Calendario Turco (Turkenkalender o Kalender, in tedesco). Ma il fatto che questo carattere sia lo stesso della Bibbia non è poi così scontato.
Sul web si possono vedere entrambi i documenti: il Calendario sul sito della World Digital Library, la Bibbia, in risoluzione minore, sul sito della British Library.
Ebbene? A prima vista l’impostazione delle lettere è la stessa. Per le minuscole. Le maiuscole però sono completamente diverse. Molto diverse. E quando ci si sofferma sulle minuscole, pure emerge qualcosa che non combacia. Ad esempio, la lettera a. Nel Kalender c’è molto più spazio bianco all’interno, mentre quella della Bibbia mi pare più stretta. E pure il tratto in alto, il ciuffo, nel Kalender mi pare più sottile.
E la g? Nel Kalender il tratto discendente è meno angolato che nella Bibbia. O no?
Gli studiosi li considerano due varianti dello stesso font, o due font diversi?
Esistono varie digitalizzazioni, ma i nomi Donatus e Kalender non compaiono da nessuna parte. Ogni disegnatore moderno ha nominato il font come meglio credeva, mettendo in evidenza il nome di Gutenberg.
L’articolo di FontFabric parte da molto lontano, dovendo prima di tutto fare ordine in un grande calderone in cui si confondono textura, old english, fraktur, schwabacher e perfino rotunda. Vero che fa tutto parte della categoria blackletter, ma le differenze sono notevoli, sia per quanto riguarda la forma delle lettere, sia per quanto riguarda l’effetto complessivo nella pagina.
Vero che quella di Gutenberg è una gotica quadrata (la o è formata da tratti rettilinei anziché tondi come negli altri gotici), ma di sicuro a lui non sarebbe venuto in mente di chiamarla old english, visto che stava in Germania.
In effetti il concetto di font non è nato bello e pronto come lo conosciamo oggi. Del resto nessuno dà un nome alla propria calligrafia, e all’epoca Gutenberg fece incidere dei caratteri che appunto imitassero la grafia che usavano gli amanuensi nei libri che si vendevano all’epoca. Un nome serve per distinguere qualcosa da qualcos’altro. E in un momento in cui quello era l’unico font al mondo, che senso aveva dargli un nome?
Del resto anche il concetto di libro era leggermente diverso da come lo conosciamo oggi. Mancava la pagina del titolo, mancava il numero su ciascuna pagina, e mancavano anche le indicazioni riguardanti l’editore. In tutti i volumi attribuiti a Gutenberg, il suo nome o qualche indicazione che possa far risalire a lui non compare da nessuna parte.
Sul sito Storica di National Geographic si legge che la grammatica di Donato e il calendario erano “libretti facili da vendere, stampati in una tipografia gotica diversa da quella usata nella Bibbia a 42 linee”. In che senso? Forse si voleva dire in caratteri diversi.
Comunque l’articolo dice che Gutenberg non si chiamava Gutenberg: il suo nome doveva essere Johann Gensfleisch zur Laden, mentre Gutenberg è “il nome della casa di Magonza dove era nato”. Inoltre, mentre nel ritratto che è stato tramandato ha la barba, forse nella realtà non ce l’aveva (E in base a che cosa? Non si sa).
Secondo Wikipedia Gutenberg era il nome
dell’edificio in Chistophstrasse 2 in cui si era trasferita la
famiglia. A quanto pare all’epoca alcuni cognomi si formavano così.





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