La pagina dei cinema sul Tempo

Molti quotidiani dedicano una sezione alla programmazione dei cinema presenti in città. Quando c’è parecchio spazio, come su Repubblica, per ciascun cinema viene fornito l’indirizzo, il film o i film che saranno proiettati in ciascuna sala nei diversi orari, e altre informazioni come per esempio la capienza di ogni sala. Oggi sul quotidiano lo spazio riservato a questo servizio è circa tre quarti di pagina, mentre il resto è dedicato alla programmazione teatrale. Certi giorni la tabella si estende per due pagine, con la programmazione anche dei cinema del resto della regione. Chiaramente questo sistema è perfetto per chi cerca la programmazione dei cinema nelle vicinanze, ma non per chi è interessato ad un certo film e vuole sapere in quali cinema è programmato. Infatti, ai tempi in cui si pubblicavano anche le locandine di ciascun film con le trame, era specificato di nuovo in breve a quali cinema bisognava rivolgersi (oggi sotto le trame c’è solo il numero delle sale che lo proiettano). 

 

La pagina di Repubblica dedicata alla programmazione cinematografica a Roma
 

Ma l’editoria è in crisi: esiste internet, occupare due pagine per informazioni che si possono trovare con un click comincia ad essere considerato uno spreco. Quindi alcune redazioni si sono regolate diversamente.

Il quotidiano romano Il Tempo ha riassunto il tutto in mezza pagina. L’altra mezza se la dividono le locandine e trame di cinque film e gli indirizzi dei musei.

A differenza di Repubblica, Il Tempo raggruppa la programmazione per film, in ordine alfabetico. Per ciascun film è indicato l’elenco delle sale che lo hanno programmato e gli orari. Tutto ciò compresso in tre quarti della larghezza. Nello spazio rimanente, a sinistra, ci sono indirizzi , numeri di telefono e prezzi di ogni cinema.

Il titolo di ciascun film è in rosso e in grassetto. L’elenco dei cinema in cui è proiettato è in un senza grazie stretto, tutto in maiuscolo.

Ma non è questo che mi colpisce: il fatto è che praticamente non c’è spazio vuoto tra una riga di testo e l’altra. Le lettere di ogni riga talvolta si toccano con quelle della riga superiore o inferiore.

 

Tra due E una sull'altra resta un sottile spazio. Ma le C si toccano

E si tratta solo di lettere maiuscole. Quando il titolo in rosso, che è scritto in minuscolo, ha dei tratti discendenti, questi vanno proprio a sovrapporsi al testo sottostante (mantenendolo comunque leggibile). 

 

I tratti discendenti di y e g del titolo del film Voyagers invadono lo spazio col nome del cinema in cui viene proiettato.
 

Vado a misurare le dimensioni: 23 righe in 43 millimetri, ossia circa 1,8 millimetri per ciascuna riga, pari a circa 5,3 punti tipografici.

Chiaramente questa è la misura dell’interlinea, non del corpo del carattere. Che in teoria dovrebbe essere un 10-15% in meno. Ma non in questo caso, perché abbiamo visto che qui non solo non viene lasciato spazio bianco aggiuntivo, ma non c’è neanche spazio per i tratti discendenti.

Provo a fare qualche esperimento col Roboto Condensed, che mi trovo sotto mano e che è appunto un sans stretto che potrebbe essere usato come alternativa in questo caso, e viene fuori che per far quasi toccare le lettere con un’interlinea di 5,3 il corpo deve essere impostato circa a 7,3 punti. Insomma, il corpo impostato a due punti in più rispetto all’interlinea! Che a quelle dimensioni equivale al 37% in più!

C’è anche un’altra sezione importante in cui il quotidiano deve stringersi il più possibile: Quella delle quotazioni di borsa. Il Tempo dedica a questa sezione un terzo di pagina in verticale, diciamo la parte destra della prima pagina della sezione Economia. Anche in questo caso abbiamo un sans serif stretto. 30 righe entrano in 52 millimetri, 1,7 millimetri per riga, 4,9 punti. Insomma, si sta ancora più stretti rispetto alla pagina dei cinema. In questo caso però non solo il corpo del carattere è più piccolo in maniera tale da lasciare spazio tra una riga e l’altra, ma vengono aggiunte anche delle linee orizzontali per facilitare lo scorrere dello sguardo dal nome dell’azienda ai quattro valori numerici che si trovano sulla stessa riga. Cosa che appunto manca nella pagina dei cinema, dove è complicato non soltanto individuare gli orari che corispondono a una certa proiezione, ma bisogna fare uno sforzo per distinguere le ore e i minuti, visto che gli orari di inizio di ogni proiezione sono elencati tutti di fila e si aggrovigliano sotto l’occhio del lettore.

Il nome Salvatore Ferragamo, scritto tutto in maiuscolo, occupa circa 1,3 centimetri. Per ottenere un risultato simile col Roboto Condensed bisognerebbe scendere a corpo 4. Con interlinea 4,9, all-caps e linea di separazione... è un’ipotesi plausibile. 

 

Sopra si vede la pagina con la programmazione cinematografica, sotto quella con le quotazioni di borsa, accanto ad un articolo normale. Mentre i nomi dei cinema si accalcano uno sull’altro, senza linea di separazione e in caratteri relativamente grandi, i titoli di borsa sono separati da linee e stampati in caratteri più piccoli.

 

Un’altra curiosità tipografica sul Tempo mai notata prima: tutti gli articoli adesso cominciano con un triplo pallino nero. Mai visto fare altrove.

Il pallino nero è un comune carattere tipografico: si trova della posizione u+2022 (menu Inserisci – Caratteri Speciali nel programma di video-scrittura). Questo carattere viene ripetuto tre volte prima dello spazio e della prima parola di ogni articolo (tranne quelli della prima pagina).

Il nome dell’autore è in sans all-caps, grassetto, all’inizio dell’articolo da cui è separato da una riga vuota.

La città non è mai indicata. Immagino che tutti gli articoli siano scritti a Roma: il Tempo non ha più né corrispondenti né inviati. C’è grossa crisi, purtroppo. Almeno il giornale conserva ancora la sede storica di piazza Colonna, strategica perché si trova esattamente di fronte a Palazzo Chigi, nei pressi di Montecitorio, in maniera tale da tenere d’occhio sia il Governo che la Camera dei Deputati.

Ultima considerazione: in prima pagina compare la rubrica di Maurizio Costanzo, una ventina di righe di commento a un fatto curioso. È scritta tutta in corsivo, come pure una rubrica nella pagina dei commenti e l’articolo di apertura della sezione sportiva. Un tempo, quando i quotidiani non avevano foto e colori, si variava molto nella scelta dei caratteri tipografici, soprattutto nei titoli, ma anche negli articoli. In certi periodi si era iniziato a pubblicare in corsivo gli editoriali. Oggi, anche se molti giornali impaginano editoriali e commenti in caratteri normali, ancora si usa chiamarli corsivi in memoria dei vecchi tempi, così come l’editoriale della sezione cultura si chiama ancora oggi elzeviro, dal nome dei caratteri che si usavano all’epoca, che erano diversi rispetto a quegli degli articoli di cronaca o di politica.

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