Zentenar
Il Zentenar della Bauer deve il suo nome al centenario dalla fondazione della fonderia, che venne celebrato nel 1937.
Si tratta di un blackletter, in particolare un fraktur. Che è qualcosa di diverso rispetto all’Old English a cui siamo abituati. Soprattutto le maiuscole hanno dei tratti riconducibili palesemente all’immaginario tedesco, in particolare la S, il cui tratto inferiore diventa quello superiore, e la A strutturata come se fosse l’unione tra i numeri 21. Tra le minuscole, un segno distintivo è la w alla tedesca, che nella parte sinistra è una n e nella parte destra è una v.
La digitalizzazione disponibile sul mercato è quella realizzata da Ralph M. Unger nel 2010.
Google è stato finora molto restio ad inserire blackletter tra i suoi font. Una delle poche eccezioni è sempre stata l’Unifraktur Maguntia, che appunto fa parte della stessa categoria fraktur. I due font si possono confrontare al volo grazie all’apposito strumento di Identifont. La conformazione delle lettere è pressoché la stessa, anche se i tratti sono tracciati da mani diverse.
Nell’anteprima del Zentenar manca la s corta, sostituita da quella lunga.
In entrambi i casi i numeri non hanno nulla di gotico. Del resto sui documenti antichi la numerazione era spesso quella latina, ossia ottenuta mediante lettere dell’alfabeto.
L’Unifraktur ha i tratti più neri rispetto al Zentenar, e le maiuscole sono più ingombranti.
La x dell’Unifraktur non ha il trattino centrale: è una specie di r con uno svolazzo sottostante.
La k minuscola sembra una l con un segno strano sull’asta (due nell’Unifraktur). Se uno non sa che si tratta di una k non è intuitivo arrivarci.
La Z maiuscola è una specie di 3, la Y è quasi indecifrabile. La y minuscola è caratterizzata in entrambi i casi dal fatto che le due aste si toccano nella parte alta, anziché in quella bassa.
Nessun uso segnalato su Fonts In Use.





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