Glc

Glc è l’abbreviazione di Gilles Le Corre, disegnatore di font francese, che con questa sigla ha caricato 126 famiglie di caratteri su My Fonts.

Incisore e calligrafo, è appassionato di arte medievale e vecchi libri. I suoi lavori sono spesso digitalizzazioni di caratteri d’epoca, e contengono l’anno come primo elemento del nome.

Organizzati per “rilevanza”, al primo posto oggi c’è il 1651 Alchemy, dal nome suggestivo, che contiene anche simboli alchemici. Al secondo posto il 1913 Typewriter (macchina da scrivere su carta ruvida), poi il 1917 Stencil (un set di maiuscole).

Oltre che alle opere stampate, Glc si è ispirato anche ai manoscritti. Tra i lavori più “rilevanti” c’è il 1880 Kurrentschrift, che riproduce la spigolosa e pressoché illeggibile calligrafia ottocentesca tedesca, e il 1420 Gothic Script, grafia medievale che mi pare bastarda per via dei vari svolazzi, anche se la parola (che in calligrafia non è un insulto) non compare né nella descrizione né fra i tag.

Su Fonts In Use c’è una sola segnalazione dei lavori di Glc, riguardante la copertina di un videogioco ambientato nel medioevo. In quel caso è stato usato il 1529 Champ Fleury, in combinazione con il Maximilian di Rudolf Koch (gotica quadrata senza svolazzi). Visto che il font di Glc non contiene l’alfabeto cirillico, sul sito in russo è stato usato come sostituto il Mikadan di Typodermic. Quest’ultimo viene presentato da Fonts In Use (che attinge alla descrizione ufficiale) come un tributo al Verona della Stephenson Blake, 1948, a sua volta basato su un Humanistic di William Dana Orcutt datato 1904. 

In realtà forse la descrizione è un po’ pasticciata. Esistono due font infatti che si chiamano Verona, uno della Stephenson Blake e l’altro della ATF. Quello della Atf era una copia del Bologna della Stephenson Blake.

Insomma, ricapitolando: dall’Humanistic della Atf, 1904, è derivato il Bologna di Stephenson Blake del 1946, copiato dalla Atf nel 1951 col nome di Verona, che è alla base del Mikadan di Typodermic. L’altro Verona, quello della Stephenson Blake, è un carattere in stile veneziano di cui si può vedere uno specimen sul sito di Devroye

Il sito però non fornisce esempi del Bologna, limitandosi a dire che è un carattere script del 1946. Il che non rende bene l’idea: in effetti la forma delle lettere è quella che noi chiamiamo stampatella, anche se i tratti sono palesemente tracciati a mano, come facevano appunto gli umanisti nel Rinascimento (non ci sono grazie orizzontali alla base della n, ma un semplice arricciamento dell’asta sulla destra). 

Molti lavori di Typodermic sono disponibili anche gratuitamente per usi commerciali su Dafont, ma non questo. C’è invece il Vinque, che è una interpretazione ottocentesca della scrittura medievale, realizzata nell’ambito del movimento Arts And Crafts. Più semplice rispetto al Troy di William Morris e facilmente leggibile dai lettori moderni.

Per tornare a Glc, c’è da dire che una manciata dei suoi lavori è disponibile su Dafont, con licenza per uso personale o in versione demo. Una macchina da scrivere del 1913, un Jenson cinquecentesco, una gotica quadrata medievale, una calligrafia francese settecentesca, una cancelleresca del Seicento e un altro Jenson quattrocentesco. C’è poi un set di maiuscole decorate, e il capostipite di tutti i font del mondo: il carattere realizzato da Gutenberg nel 1456.

Commenti

Post più popolari