Carlito

Mi sono ritrovato installato sul computer un font che si chiama Carlito. Come e quando ci sia finito non si sa. Pensavo fosse di default, invece apparentemente è un font gratuito che circola sul web. Si può scaricare da FontSquirrel, che lo collega con Google oltre che con Font Library, ma su Google Fonts non se ne trova traccia. Il disegnatore sarebbe TyPoland.

Secondo la descrizione che ne dà Font Squirrel, il font è metricamente compatibile col Calibri, ossia il sans serif della Microsoft che in alcune applicazioni è impostato come default.

Con l’apposito strumento di Identifont possiamo confrontare al volo i due font. Il sito elenca anche le differenze che rientrano nel suo sistema di catalogazione. Sono cinque. A parte il simbolo del dollaro e la e commerciale, le lettere diverse sarebbero solo tre: la K, che nel Carlito ha le linee oblique che si congiungono fra loro prima di arrivare all’asta verticale, a cui sono collegate comunque da linee sinuose; la M che nel Carlito ha la punta centrale arrotondata che si ferma ad una certa altezza senza raggiungere la linea di base; e la R che ha la gamba dritta anziché convessa.

Il sito cataloga soltanto le differenze più evidenti. Se ci si sofferma sui dettagli ci si rende conto che i font sono completamente diversi. Il Calibri è famoso per il fatto di essere quasi privo di angoli. Tutte le estremità sono smussate, arrotondate, e questa è stata una svolta rispetto agli altri sans serif di default usati in precedenza, che si basavano sull’Helvetica, dove l e I erano lettere perfettamente rettangolari.

Nel Carlito invece la situazione è più complessa. Accanto alla I e alla l che sono perfettamente rettangolari, abbiamo delle lettere miste, come la M, dove alcuni spigoli sono rettangoli mentre altri sono smussati. Se prendiamo lettere come p e q, vediamo che la parte superiore dell’asta si restringe, e uno spigolo è arrotondato mentre l’altro no. Nel Calibri invece tutti e due gli spigoli sono arrotondati e lo spessore dell’asta rimane costante.

Insomma, se visualizzati in piccole dimensioni i font potrebbero essere pure confusi tra di loro, ma visualizzati in grandi dimensioni non sono affatto intercambiabili.

Per quanto riguarda la questione delle metriche, in effetti ci sarebbe qualcosa da ridire. Perché, almeno nella versione che ho io, una linea di Carlito occupa leggermente di più rispetto a una riga di Calibri, in orizzontale. Per quanto riguarda il verticale invece, è vero che le lettere del Carlito sono leggermente più alte di quelle del Calibri, ma l’altezza automatica delle righe è la stessa.

Quindi dieci righe di Carlito occupano quanto dieci righe di Calibri, però la discrepanza in orizzontale potrebbe creare una sfasatura nel testo. Roba di poco: se una riga impaginata in Calibri ci entra giusta giusta, una volta convertita in Carlito potrebbe mandare a capo l’ultima parola. 

Su Font Squirrel non risultano altri font caricati a nome di TyPoland.

Altri lavori si possono vedere sul sito ufficiale, ma soltanto uno di questi è acquistabile su My Fonts (il sans serif Ringo, con punto rotondo, l a manico d’ombrello, e minuscole senza aste che spuntano sopra p e r o sotto la a).

Il Carlito non fa parte della lista. Il primo nome che compare invece è quello del Lato, uno dei sans più popolari di Google Fonts, che sul sito del motore di ricerca è attribuito al nome del disegnatore anziché a quello della fonderia.

Sul sito di una distro di Gnu/Linux c’è scritto che il Carlito sarebbe appunto una derivazione del Lato.

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