Fonts e marijuana

Ebbene sì, su My Fonts esistono anche quattro font taggati marijuana.

Il primo è il Janice, di Canada Type, composto di morbide lettere senza spigoli. Gli specimen sovrappongono le scritte a una serie di linee verticali ondulate con colori dissonanti. C’è anche il simbolo della pace, il numero 1968 e la parola trippy, tanto per evocare l’immaginario hippie. C’è pure un più rassicurante specimen con barattoli di gelato fatto in casa, tanto per variare.

Il secondo è il Klemer Display, di Prioritype, con specimen in tema botanico-vegetale ma con quattro righe di tag, tra cui cannabis e psychedelic, tanto per pescare nel mucchio. Le lettere hanno forme originali, distorte nelle maniere più improbabili, specie O, Q, A e semmai E. “Ispirato dall’effetto psichedelico”, dice la descrizione. Ottimo per poster, loghi e t-shirt, o per soggetti vintage e moderni.

Il terzo è il Jojo, di Canada Type, con ingombranti terminali a goccia e a spirale, specimen ultra colorati contenenti parole tipo flower, power e funky.

Infine c’è il Jonah, sempre della stessa fonderia, con lettere gommose di forma rettangolare, disponibile in due versioni: quella Black, a lettere separate, e quella White, con lettere outline appiccicate l’una all’altra in un blocco unico. Negli specimen, spesso e volentieri la scritta viene distorta per adattarsi alle grafiche degli anni 60-70. 

I riferimenti sono abbastanza indiretti. Qualcosa di più sfacciato si trova tra i font gratuiti. Su Font Space troviamo il Sweet Leaf, di Gaut Fonts, dove i tratti delle lettere riprendono il profilo seghettato delle foglie di marijuana, e il Pot Land, stesso autore, dove a lettere sans da titolo di fumetto viene sovrapposto il profilo outline di una foglia di marijuana, una foglia per ciascuna lettera.

Lo stesso autore ha prodotto anche il Sapphire Sativa, che è quasi un tuscan (direi io, per via dei tratti verticali spessi con un rombo a mezza altezza) con due o tre foglie di marijuana per ciascuna lettera, quelle superiori puntate in alto, quelle inferiori puntate in basso.

Il sito offre anche lo Spliffs (sempre di Gaut) che è taggato nello stesso modo e riproduce imprecisate forme arrotolate, e il My 70s Ding, di Blue Vinyl, un dingbat contenente simboli riconducibili agli anni Settanta: funghi, farfalle, tv portatili, pantaloni a zampa, scarpe con la zeppa, furgoni pitturati, pattini, smile, vinili e una foglia di marijuana.

Su Dafont troviamo il Marijuana, di Xerographer Fonts, dove su lettere black viene sovrapposto in negativo qualche motivo forse tratto da una foto di foglie di marijuana; e il Weedface, di Crazeco, apparentemente australiano. Quest’ultimo è un tentativo abbastanza improbabile di creare le lettere dell’alfabeto mettendo in fila delle piccolissime foglie di marijuana. In piccole dimensioni non si capisce di cosa si tratta, sembrano tanti puntini, evidentemente la scritta andrebbe fatta molto in grande per poter essere compresa. Lo stesso sito è costretto a pubblicare un disclaimer: “Attenzione utenti Windows, questo carattere è pesante da caricare e potrebbe bloccare o far andare in crash il font viewer di Windows. Si dovrebbe evitare l’anteprima prima dell’installazione (non fare doppio clic sul file del carattere ma clic col tasto destro su > Installa)”. In tal modo si aggira il primo problema, ma ciò non toglie che anche le pagine in cui caricare questo font dovrebbero essere pesanti, anche se forse non il software non va in tilt. 

Di font psichedelici ce ne sono a bizzeffe, immagino, anche se magari non contengono riferimenti espliciti alle droghe nella descrizione o nei tag.

Un’eccezione è lo PsychotropicExperience, di Mystery Lab, su My Fonts, che è taggato “drugs”, tra l’altro. Le lettere sono costruite con varie deformazioni, che si ripetono regolarmente da una lettera all’altra ma tali da creare una deformazione assurda di ciascuna lettera.

Concludiamo in bellezza con un font tratto dall’immaginario opposto: l’Altemus Security, di Altemus Creative, è un dingbat che raccoglie molti simboli relativi all’attività delle forze dell’ordine. Berretti, cappelli, caschi da anti-sommossa, manganelli, pistole, revolver, distintivi, le macchine bianconere della polizia californiana, lucchetti, manette, elicotteri, banconote, walkie talkie eccetera. Tra le altre cose, anche qualche richiamo al mondo degli stupefacenti: una siringa, una probabile pipa per il crack, un bong per la marijuana.

Altemus Creative ha prodotto solo una manciata di dingbat, che derivano da dieci anni di ricerche, talvolta in settori originali. I disegni non sono soltanto auto-tracciati, come ci tiene a specificare la descrizione della fonderia su MyFonts. Ai primi posti della lista ci sono Games (carte da gioco, dadi e tessere del domino), Dingbats (i simboli tradizionali, contenuti spesso anche nei font normali), Sports (vari tipi di palloni, racchette, caschi da football), Bursts (fiori stilizzati). Seguono icone web, scudi, croci, angoli, oggetti da cucina, stelle, bordi, fiori, foglie, strumenti da lavoro (pennelli, accette, martelli), uccelli, spirali, eccetera eccetera. Il Security è l’ultimo della lista. L’avrà mai usato qualcuno?

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