McCallum’s e le etichette dei fratelli Williams

In alcuni supermercati italiani ho trovato in vendita una birra scura scozzese chiamata McCallum’s.

Il nome è scritto in caratteri sans, con una M e una A che hanno l’asta di sinistra obliqua e quella di destra verticale. La C ha le estremità tagliate in verticale, la U ha l’asta di destra che spunta in basso.

Le lettere inclinate da una parte o dall’altra sono state rese popolari dal font del 1970 Avant Garde, pubblicato oggi da Adobe e Itc. Nella versione di base le lettere sono molto diverse: la M e la A sono simmetriche, la C è su pianta circolare, con estremità che si fronteggiano tagliate in orizzontale, la U è ad arco rovesciato, senza spigoli in basso. Ma il font fornisce forme alternative per tutte le esigenze: basta esaminare il file e troviamo tutte le lettere necessarie a riprodurre il nome della birra nello stesso modo. Inoltre ci sono tantissime legature per permettere di incastrare ogni lettera con una di quelle adiacenti. 

Il nome sull’etichetta offre anche un’esperienza tattile, perché è in rilievo. Lo stesso trattamento è riservato alla scritta sottostante, in caratteri dorati (“Sweet scottish stout”) e al logo del produttore (una spiga stilizzata). Tutte le altre scritte sull’etichetta sono in piano. Lo sfondo è abbastanza elegante e poco appariscente: rettangolini rosso scuri metallizzati in varie tonalità. 

 

Le lettere del nome della bottiglia sono in rilievo, in maniera tale da essere percepite al tatto.

 

Cercando sul web è un’altra McCallum’s a risultare la più famosa: quella col marchio Belhaven bene in vista. Questa dei fratelli Williams è meno importante. Vado sul sito dell’azienda e lì... mi si apre un mondo! Questa birra non c’è, ma ce ne sono tante altre, che usano lo stesso font sulle etichette, combinato nelle maniere più assurde, e con colori molto, molto sgargianti! Mai viste etichette così!

Apre la collezione un set di quattro lattine chiamate “Totemic tall boys”. Nella metà superiore raffigurano una faccia come quella che si trova sui totem dei nativi americani. Nella metà inferiore c’è il nome della birra, lungo, che occupa tre o quattro righe, in caratteri Avant Garde con largo uso delle lettere variant: frequente una E dal profilo circolare (come una C col trattino), M e N dalle forme minuscole, una legatura tra la K e la A. I nomi? Che Guava Radical Lager (un giochetto con la parola Che Guevara, immagino), Talking Head American Pale Ale, Chokka Blokka Mocha Stout e Tin Man Tropical Ipa.

Sotto ci sono le bottiglie: la Caesar Augustus Lager Ipa Hibrid (con legature CA e LA), Seven Giraffes (col numero 7 che diventa una testa di giraffa!!), March of The Penguins (con legatura TH), Pavlov’s Dog, Midnight Sun...

Ogni etichetta è eccezionale dal punto di vista della grafica, con una illustrazione quasi sempre collegata al nome e uno stile sempre diverso. Spesso i colori sono quelli che non ti aspetti.

In gran parte dei casi viene usato l’Avant Garde. Talvolta un font con lettere tracciate a grezzi colpi di pennello. Infine sono stati usati altrove font più tradizionali o qualcosa di strano, come nell’etichetta della Iconyc (lettere spesse e tondeggianti tranne tre tratti sottili).

Il sito è impaginato in Hypatia (autore Thomas W. Phinney, Adobe), lo stesso carattere che troviamo anche nel logo, se non sbaglio (un altro sans, ma con una W con quattro estremità superiori, anziché tre come nell’Avant Garde). 

Nelle foto si vedono anche i bicchieri ufficiali col nome dell'azienda. Nella parola Williams troviamo una legatura tra le due L, e una W che si allunga verso sinistra. Nella parola Brothers troviamo la legatura TH e la E circolare, e nella scritta Brewing Co. Troviamo una W che si allunga verso destra.

Il direttore creativo a cui l’azienda si è affidata ha anche un nome: Mil Stricevic. Che disegna anche altro: a ottobre dell’anno scorso ha lanciato una sua linea di pigiami e coperte dai colori molto sgargianti, che è stata pubblicizzata anche dal blog del birrificio. Si chiama Irregular Sleep Pattern, un gioco di parole in cui l’aggettivo irregolare sembra alludere al sonno (schema di sonno irregolare) mentre si riferisce al disegno (disegno irregolare per dormire).

A quanto scrive sul suo sito, è stato lui nel 2003 a suggerire ai proprietari del birrificio di cambiare il nome da Fraoch (una parola celtica) a William Brothers, più facile da pronunciare. Da allora si è occupato lui di tutti gli aspetti del design dell’azienda, ed è ancora fiero di farlo.

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