Pattaya / Lobster
Cosa distingue i due tipi di carattere Pattaya e Lobster, presenti entrambi su Google Fonts?
Per quanto riguarda la forma delle lettere latine, niente. Infatti il Pattaya non è altro che una versione del Lobster pensata per il mercato asiatico. La fonderia Cadson Demak ha aggiunto al set di caratteri le lettere dell’alfabeto tailandese. Sì, in teoria questo si potrebbe fare anche inserendo le lettere nel font originale, ma per ottenere un risultato ottimale è stato necessario ritoccare le metriche verticali per l’intero font, andando a influire anche sugli spazi attorno alle lettere latine. Infatti le lettere tailandesi hanno segni vocalici e accenti che indicano i toni che vanno ad intaccare questi parametri. Così è stato necessario salvare il risultato come font a parte.
Cadson Demak ha caricato su Google molti progetti che forniscono il supporto alle lettere thailandesi. Hanno ovviamente anche le lettere latine e possono essere al limite utilizzati anche per scrivere in italiano, anche se non necessariamente l’interlinea è ottimizzata per quest’uso.
I progetti più trendy di questa fonderia al momento sono Prompt (sans serif largo dalle forme tradizionali), Kanit (sans con l a manico d’ombrello e g a due livelli con l’occhiello inferiore aperto) e Chakra Petch (sans in cui i tratti curvi seguono le direzioni dell’ottagono).
All’ultimo posto c’è il Srisakdi, un raffinato corsivo italico che non necessariamente appare sgradevole, se inserito nel contesto giusto. Poco più su troviamo il Charmonman, corsivo calligrafico con un tocco cancelleresco. Certo, roba non al passo coi tempi e non al livello degli script più eleganti, ma comunque interessanti, se non altro dal punto di vista calligrafico.
Il Lobster porta invece la firma di Impallari Type, a cui si è aggiunta quella di Cyreal.
In realtà esiste anche un Lobster Two, meno conosciuto, in cui le forme sono pressoché le stesse ma i tratti sono più sottili e l’asse è verticale. Distribuito in quattro stili, mentre il Lobster propriamente detto, in cui l’asse è obliquo, è in uno stile soltanto.
La firma di Pablo Impallari è anche nel Raleway, un popolare sans di Google già disponibile come font variabile, insieme a quella di Matt McInerney e Rodrigo Fuenzalida.
Con l’etichetta Impallari Type vengono invece distribuiti il Libre Franklin e il Libre Barskerville, che come dice il nome sono due versioni gratuite di classici della tipografia, il secondo dei quali ancora disponibile in soli tre stili senza la versione variabile; e il Dosis, un carattere che ha me ha ricordato sempre le lettere tracciate col normografo.
C’è la firma del disegnatore argentino anche nel Cabin, che abbiamo visto in uso per i titoli del sito di un quotidiano italiano.
Al trentaseiesimo e ultimo posto dei font a cui ha collaborato Impallari Type troviamo l’Encode Sans Sc, dove Sc vuol dire Small Capitals, ossia maiuscoletto. Poco più su troviamo Miltonian e Miltonian Tattoo, serif creativi dalle lettere sbilenche tracciate a mano, il primo in versione outline l’altro con aste piene.
Sempre nella parte bassa della classifica troviamo il New Rocker, che è una specie di gotica quadrata, e il Milonga, che invece è un bel serif con parecchi tratti calligrafici.





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