La Dichiarazione d'Indipendenza degli USA
Il mese scorso gli Stati Uniti hanno festeggiato il duecentocinquantesimo anniversario dalla firma della loro Dichiarazione d'Indipendenza.
Per l'occasione il sito Printing History ha pubblicato le foto di quattro delle prime edizioni a stampa del documento.
Una è impaginata in colonna unica, due in doppia colonna, e una col testo suddiviso addirittura in quattro colonne.
Diamo un'occhiata alla prima, che porta in basso la dicitura: "Philadelphia: stampata da John Dunlap", in maiuscoletto.
L'intestazione è suddivisa in cinque righe, tutte in maiuscolo o maiuscoletto, cambiando dimensione da una riga all'altra.
"In Congress, July 4, 1776. / Declaration / By the representatives of the / United States of America / In general congress assembled."
Ricordiamo che all'epoca non esistevano font scalabili, quindi cambiare dimensione significava cambiare font. Confrontate ad esempio la T della parola "declaration" con quella della parola "representatives". Nel secondo caso le grazie sono molto più divaricate.
Il testo si apre con un capolettera da sei righe. Il resto dalla parola è scritto in maiuscolo.
La forma delle lettere è pressoché identica a quella che si usa al giorno d'oggi nei libri, tuttavia si nota che sono passati secoli: la caratteristica che salta più all'occhio è l'uso della s lunga in mezzo alle parole, mentre la s normale compare in coda alle parole.
In certi contesti c'era la convenzione di usare la s normale anche in mezzo alle parole, quando seguiva una s lunga, ma non in questo caso: solo nella prima riga possiamo leggere le parole "necessary" e "dissolve" dove le due s lunghe vengono unite in una legatura.
Qualche riga più in basso troviamo invece la parola "happiness", dove la prima s è lunga e l'altra no, trattandosi della lettera finale.
Una legatura insolita la troviamo in terza riga nella parola "respect", le ultime due lettere sono unite da un trattino curvo in alto. Un'usanza nata nel medioevo, quando le due lettere avevano una forma diversa da quella attuale, più propensa a fonderle fra di loro, e conservata anche in seguito ma ormai caduta in disuso.
Troviamo anche le legature che riguardano la s lunga, ad esempio in "most", "abolishing", "accustomed", "necessary" eccetera.
La prima parola di ogni paragrafo è scritta in maiuscoletto. Spesso si tratta delle parole "he" e "for", ma troviamo anche "in", "nor", "we".
Nell'ultimo paragrafo notiamo che alcune espressioni sono messe in maiuscolo o maiuscoletto: "United States of America", "General Congress", "Free and Indipendent States".
Non solo: lo spazio tra una lettera e l'altra è aumentato, una cosa che nei software moderni si può ottenere in automatico aumentando le impostazioni del tracking ma all'epoca si faceva aggiungendo uno spazio tra una lettera e l'altra.
L'uso del corsivo è relegato a una sola riga, prima della firma del presidente Hancock, che dice "Signed by Order and in Behalf of the Congress,". Le parole "Signed By", "and in" e "of the" sono scritte in corsivo italico, mentre le restanti tre sono in maiuscoletto spaziato.
Più o meno le stesse convenzioni le troviamo nel secondo documento, che porta la dicitura "Baltimore, in Maryland : printed by Mary Katharine Goddard". Una stampatrice donna, a quanto pare.
Qui possiamo vedere molto più corsivo, perché è utilizzato per i nomi di tutti i firmatari, aggiunti dopo il testo della dichiarazione e raggruppati per Stato di appartenenza.
I nomi degli Stati sono in maiuscoletto. Il raggruppamento viene effettuato tramite parentesi graffe, che variano per stile a seconda della dimensione: fino a quattro righe sono molto ondulate, le altre sono quasi rettilinee.
I caratteri usati, pure per l'intestazione, anche in questo caso sono solo serif: i sans serif nel Settecento non c'erano, così come non c'erano font con lettere particolarmente deformate. Per fare in modo di allargare la scritta "declaration" a tutta pagina c'è stato bisogno di parecchio spazio tra una lettera e l'altra, dato che non erano disponibili font con lettere larghe.
Il dettaglio più caratteristico è il modo in cui è stata tracciata la linea verticale che separa le due colonne: c'è uno strano ornamento a forma di x che si ripete, ed è molto largo.
A separare le colonne dei firmatari invece troviamo tre normali linee verticali.
Il capolettera qui è da cinque righe.
E' solo da tre righe quello che vediamo nel documento impaginato in quattro colonne.
Tra una colonna e l'altra non c'è nessuna linea verticale.
Il titolo è tutto in maiuscolo spaziato, in dimensioni diverse. Il suo effetto generale è un po' appiccicaticcio, perché c'è pochissima interlinea tra una riga e l'altra.
Questo foglio non porta indicazioni su cui sia lo stampatore.
E arriviamo alle dolenti note. L'ultimo esemplare.
I caratteri sono quelli dell'epoca, la qualità della stampa è da letterpress, con il bianco che compare nelle aste delle scritte più grosse a causa della ruvidità della carta. Il capolettera da quattro righe. Non c'è linea verticale di separazione tra le colonne.
Solo che, se uno va a leggere il testo... le parole non hanno senso, e le lettere non hanno una forma definita.
Non è altro che slop, un'immagine prodotta dall'intelligenza artificiale, che evidentemente chi gestisce il sito ha pubblicato senza avere letto, attingendola, dice, alla copertina del numero 38 di Printing History, linkato.
Tratto in inganno dal fatto che il documento esiste davvero, e con le stesse macchie sulla carta: sul sito della casa d'aste Sothebys l'originale è stimato tra i 2 e i 4 milioni di dollari, e lì c'è una foto in cui si può leggere il testo corretto.
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| Viste in piccolo le due immagini sono pressoché uguali. La versione realizzata con l'intelligenza artificiale ricalca fedelmente l'originale. |
Lo stampatore ufficiale del congresso era Dunlap, mentre questa stampa venne realizzata da un certo Robert Luist Fowle ad Exeter, nel New Hampshire, da cui prende il nome di "Exeter broadside".
La parola "broadside" indica un "foglio volante, manifesto o volantino stampato su un solo lato, secondo l'AI Overview di Google.
Tuttavia, per chi non parla inglese è più facile farsi tradurre l'intera pagina del sito dal browser.
C'è una funzione apposita nel menù di Microsoft Edge. Da cui viene fuori la traduzione "bordello".
Proprio così: il browser mi visualizza il sito ufficiale di Sotheby's col seguente titolo: "La Dichiarazione d'Indipendenza: Il Bordello di Exeter del luglio 1776".
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| Questo è il sito ufficiale di Sotheby's, come me lo visualizza Microsoft Edge dopo avermelo tradotto in automatico su mia richiesta. Il "manifesto" è diventato un "bordello". |
Ho già parlato di questo problema: il fatto che l'intelligenza artificiale cambi le parole nei testi sui siti ufficiali all'insaputa degli autori, o inserisca traduzioni automatiche nei sottotitoli o addirittura nell'audio dei video, in futuro anche con sincronizzazione labiale, può creare problemi ad autori e utenti. Gli autori perdono il controllo delle informazioni che si trovano sulle loro stesse pagine e canali, il pubblico perde la fiducia sull'autenticità di quello che vede e legge.








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