The National Sports Daily. Quotidiani sportivi nel mondo

In Italia non ci troviamo niente di strano al pensiero che possa esistere un quotidiano sportivo: siamo l'unico Paese al mondo che ne ha addirittura tre: La Gazzetta dello Sport, Il Corriere Dello Sport - Stadio e Tuttosport. 

In altri Stati ce ne può essere solo uno, o addirittura nessuno. Ad esempio gli Stati Uniti, dove pure lo sport è seguitissimo ed esistono pubblicazioni con una lunga storia, come Sports Illustrated che però è un settimanale. 

Un tentativo di aprire un quotidiano sportivo negli Usa c'è stato, ma è finito male. Il giornale si chiamava The National Sports Daily, e venne lanciato il 31 gennaio 1990. 

Il fondatore era il magnate dei media messicanto Emilio Azcàarraga Milmo, allora proprietario di Televisa. 

Il direttore era un certo Frank Deford, e nello staff vennero arruolati giornalisti molto conosciuti, con stipendi molto alti. 

Si stampava dal lunedì al venerdì (inizialmente anche la domenica). 

L'avventura durò 18 mesi. Il giornale chiuse il 13 giugno 1991, dopo avere perso 150 milioni di dollari. 

I problemi, secondo l'AI Mode di Google furono tre. Prima di tutto la logistica, dato che gli Stati Uniti sono molto vasti ed è difficile organizzarsi per far arrivare in tempo i risultati delle partite notturne su tutto il territorio, dove ci sono quattro fusi orari diversi. 

In secondo luogo, la passione locale, dato che i fan americani sono abituati a seguire i campionati dal punto di vista dei propri quotidiani cittadini. 

Infine la concorrenza: Usa Today, che è un giornale generalista nazionale, forniva già una sintesi nazionale completa e dettagliata. 

Non c'è una voce dedicata al National Sports Daily su Wikipedia in italiano, ma c'è ovviamente su quella in inglese, che racconta nel dettaglio le difficoltà organizzative che dovettero essere affrontate nel tentativo di assicurare una distribuzione tempestiva su tutto il territorio.

La redazione si trovava a New York. 

L'articolo mostra anche una testata del giornale. C'era scritto "National" a tutta pagina, caratteri sans serif stretti e pesanti, in verde con sottile contorno nero. 

In alto c'era scrtitto "The", in piccolo e nello stesso font. 

"Sports daily" era scritto in basso, in un sans serif geometrico (la O era perfettamente circolare), dai tratti molto sottili, sempre tutto in maiuscolo. 

Ma la cosa strana era la presenza di un elaborato disegno al disopra del nome, proprio al centro. 

Era l'aquila americana, in una posa estremamente aggressiva, che sbucava da buco centrale della O di "National", reggendo un ramo con una zampa e una serie di mazze da baseball, golf, hockey eccetera con l'altra, che nel vero stemma ufficiale dovrebbe reggere un mazzo di frecce. 

Su un nastro si può leggere un motto in latino: "Ludus aequus omnibus iocus ludique".

Wikpedia lo traduce: "Fair play for all, fun and games", che sarebbe "Fair play per tutti, divertimento e giochi". 

Il sito Grantland ha dedicato al quotidiano un articolo dal titolo: "Il più grande giornale che sia mai morto". 

Si possono vedere anche un paio di prime pagine. 

Una è interamente tipografica: Compare la scritta "We had / a ball", a tutta pagina, divisa in due righe, in bianco su fondo blu. "La signora grassa canta la nostra canzone", è tutto quello che dice il sommario. Non ho idea di quale sia la notizia. In alto, al disopra del nome del giornale, un altro titolo sui Chicago Bulls che stavano dominando la Nba. Il titolo diceva "Bulls stampede to Nba title". Lo stampede è quando il bestiame travolge quello che incontra sul suo cammino; il gioco di parole deriva dal fatto che il nome della squadra significa "tori". 

Nell'altra prima pagina vediamo che la testata non è né rossa né verde, ma blu. Evidentemente non c'era un colore distintivo ma si cambiava di giorno in giorno. 

In questo caso c'è la foto a tutta pagina in cui c'è  un giocatore di basket in posa sorridente con una palla in mano, e ai suoi piedi  ci sono dei grattacieli che gli arrivano all'altezza della vita o poco più giù. 

Titolo: "The skyline's the limit", ossia "il limite è l'orizzonte", o giù di lì. Scritta in bianco, inserita sul fondo del cielo, con tre righe in nero in piccolo più sotto. 

In taglio basso due riquadri dalla cornice sottile con due titoli in nero da due righe ciascuno.

Solo caratteri sans serif stretti, rigorosamente maiuscoli. Oltre ai titoli e alla foto non c'è l'ombra di un articolo, in prima pagina. Il formato era tabloid. 

Non conoscevo il sito Grantland. Gli articoli sono impaginati in un elegante serif chiamato Munged. 

Tra gli esempi citati per spiegare il perché c'era bisogno in America di un quotidiano sportivo c'è sempre l'Italia. 

In questo articolo l'editore dice che gli italiani ne avevano "due" di giornali sportivi. Ce n'era uno in Messico, vari tablood  in Gran Bretagna, uno in Giappone. E l'unico che viene citato per nome è il quotidiano francese "L'Equipe". 

Wikipedia in inglese cita ben tredici quotidiani sportivi in Giappone. 

Secondo Google AI Mode i principali sono affiliati ai grandi giornali nazionali. 

Il più antico è in Nikkan Sports, fondato nel 1946, affiliato all'Asahi Shimbun. 

Il giornale sportivo messicano invece è il Récord, che si ispira allo spagnolo Marca. E' stato fondato nel 2002, quindi non è quello a cui si pensava ai tempi del National. 

Il nome è scritto sulla testata a caratteri slab stretti, bianco su fondo rosso. 

Su Wikipedia si può vedere il primo numero del Nikkan Sports. 

Interamente scritto in caratteri giapponesi, ad esclusione di una frase nella testata, sotto il nome del quotidiano: "The Daily Sports", tutto maiuscolo, caratteri slab, in inglese. Il Paese era appena uscito sconfitto dalla guerra mondiale, era occupato dagli americani. 

A centro pagina, un disegno di vari atleti di varie discipline. Il più grande è un giocatore di baseball. 

Ovviamente la stampa all'epoca era in bianco e nero, ma la cosa che colpisce di più è che le righe di testo sono verticali anziché orizzontali. Il giapponese all'epoca si scriveva dall'alto in basso anziché da sinistra a destra. 

Anche il francese L'Equipe è stato fondato nel 1946. 

Su Wikipedia si può vedere una prima pagina di una ventina d'anni fa. Il titolo è in caratteri semi-serif molto singolari (hanno grazie solo in alto a sinistra) e obliqui, in rosso su fondo bianco, tutto maiuscolo. 

Dei giornali italiani ho già parlato su questo blog. La Gazzetta dello Sport ha fatto un restyling del logotipo, pochi anni fa, restando in linea con la tradizione. Il Corriere dello Sport conserva i suoi caratteri art-deco, introvabili se uno cerca un font simile. Tuttosport invece ha una testata con le lettere ballerine, inclinate in avanti o all'indietro in maniera molto disordinata. 

Diamo un'occhiata anche all'americano Sports Illustrated, anche se non è un quotidiano ma un settimanale. 

Su Wikipedia si può vedere l'attuale logo, con caratteri senza grazie molto pesanti di colore rosso. E si può vedere anche il primo numero risalente al 1954. Qui la parola "Sports" era a tutta larghezza in arancione sul fondo della foto a tutta pagina scattata nel corso di una partita di baseball. I caratteri sono particolari, senza grazie con contrasto ispirato alle regole medievali. L'asse della O è inclinata verso sinistra (tratti in salita sottili, tratti in discesa più spessi). 

"Illustrated" invece era scritto in un normale senza grazie largo, bianco dentro una casella arancione. 

Attualmente sul sito non compare il logo che si vede su Wikipedia: c'è scritto solo "SI" in alto a sinistra, molto piccolo. Del resto l'indirizzo è si.com, e in tutti i pulsanti di servizio (newsletter, biglietti, shop, account...) compare scritto "si". Il nome completo non lo si può leggere da nessuna parte nel testo, ma solo nell'intestazione della scheda nel browser. 

Il font usato per i titoli sul sito è Industry, di Mattox Shuler. 

Il codice html della pagina è molto strano, con tutte le istruzioni font-face inserite di seguito nelle prima 300 righe, non bisogna neanche fare la fatica di cercare il file con gli stili. 

Altri font citati sono Mencken e Pt Serif, pure attinti da Typekit.

E leggo scritto anche Quinn Text.

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