Guerra all'Austria: il Corriere nel 1915

Nell'ambito delle iniziative editoriali per il centocinquantesimo anniversario dalla fondazione del Corriere della Sera, il più prestigioso quotidiano italiano ha lanciato l'iniziativa di ristampare per intero i suoi numeri storici, quelli che si riferiscono agli eventi più importanti dell'ultimo secolo e mezzo. 

Questa settimana tocca al giornale del 24 maggio 1915, con l'annuncio dell'inizio della prima guerra mondiale: "L'Italia dichiara Guerra all'Austria Ungheria", è il titolo di apertura, tutto su una riga, maiuscolo, caratteri molto stretti e in uno stile particolarmente fuori moda per i nostri standard. Un font che io ho conosciuto col nome Barnum, ma che venne commercializzato all'epoca in tutto il continente europeo con vari nomi, di cui il più famoso è Herold, e di cui esiste anche qualche versione digitale, se non sbaglio, ma poco conosciuta. 

Sotto il titolo troviamo scritto: "Una nota italiana alle potenze - Lo Stato Maggiore parte per il campo", in caratteri slab, anche questi strettissimi. Per dire: la o è un anello con due tratti rettilinei paralleli verticali, alto cinque volte la sua larghezza. 

Le maiuscole sono alte solo il 30% in più delle minuscole. 

Dimensione del font? Impossibile dirlo: all'epoca il giornale era in formato "lenzuolo", mentre ora è stato stampato con le stesse macchine che stampano l'edizione odierna, che è in formato berlinese. Il risultato è che gli articoli sono scritti in dimensioni molto piccole, e le scritte più piccole sono leggibili con grossa difficoltà. 

La parola "formidabile", che compare nella prima riga dell'articolo di apertura, occupa 12 millimetri e mezzo di larghezza. Meno di 8 punti tipografici, se volessimo impostare il Times New Roman per ottenere lo stesso effetto. 

Ma mentre oggi lo stesso font viene usato per tutti gli articoli del giornale e nella stessa dimensione, sulla prima pagina del giornale del 1915 vediamo una varietà di stili e dimensioni diverse. L'articolo delle prime due colonne è scritto in un normale serif, anche se le righe non vanno di pari passo. Forse è stata aumentata di poco l'interlinea della seconda colonna. 

Nele due colonne centrali l'arcicolo è in corsivo, con parecchio spazio bianco tra una riga e l'altra. Ma gli estratti dei comunicati sono scritti in tondo, e in una dimensione più piccola rispetto a quella dell'articolo di apertura, e con pochissima interlinea. 

La parola "Ministero" occupa 9 millimetri e mezzo, sulla ristampa di oggi, che equivale più o meno a un corpo 7. 

Le ultime due colonne invece contengono "la Nota dell'Italia alle Potenze". A parte le tre righe di introduzione, tutto il resto è scritto in caratteri senza grazie, che in proporzione sono più pesanti rispetto al serif romano e al corsivo. 



Anche se a un lettore moderno l'intera pagina di testo può sembrare monotona, a guardare bene sono stati usati vari font diversi e in dimensioni diverse. Qui vediamo due colonne adiacenti: a sinistra c'è un normale articolo, a destra la rubrica dei morti del giorno. Notiamo la notevole differenza di dimensione e di interlinea. Nella ristampa, il testo a destra è equivalente a un corpo 5 o giù di lì: nel 1915 il formato del giornale era molto più grande di oggi, quindi  nel supplemento odierno ogni cosa risulta rimpicciolita rispetto a come era all'epoca.

Qui invece vediamo a confronto una colonna scritta in caratteri sans e una in caratteri serif. Quei puntini che si vedono non hanno nulla a che vedere con la stampa d'epoca. Per ristampare il numero del 1915, la scannerizzazione oggi è stata trattata come un'immagine, quindi il software ci ha inserito dei mezzitoni laddove all'epoca ci doveva essere un contorno netto.

La testata del giornale è molto più complessa rispetto a come è oggi. Oggi è molto pulita. Sotto il nome del giornale ci sono a sinistra l'indrizzo e il numero di telefono delle due redazioni di Roma e Milano, a destra il numero di telefono e la mail del servizio clienti. In alto a sinistra c'è la data, a destra il prezzo in Italia, l'anno e il numero, al centro l'indirizzo web, il tutto in caratteri molto leggeri.

Nel 1915 sopra il nome del giornale c'era a sinistra l'anno e il numero, al centro la città, il giorno della settimana e la data, a destra la dicitura "Edizione del mattino": evidentemente nel corso della giornata ne uscivano altre, dato che non c'erano radio e tv a fornire gli aggiornamenti prima di cena. 

Sotto il nome del giornale c'è al centro il prezzo: "Italia e Colonie, centesimi 5 - Un numero arretrato, centesimi 10", e l'elenco dei supplementi, quattro, con la descrizione in una o due righe di cosa si trattava (La Domenica del Corriere, La Lettura, Il Romanzo Mensile e il Corriere dei Piccoli). 

A sinistra c'erano i prezzi d'abbonamento, che formavano una tabella di cinque righe (con 4,3,2,1 pubblicazioni o solo giornale) e sei colonne (annuale, semestrale, trimestrale, sia per Italia e Colonie che per l'estero). Con sotto l'elenco degli Stati in cui i prezzi potevano essere agevolati. 

A destra invece c'erano in 14 righe i prezzi per le inserzioni nelle varie sezioni del giornale. 

"Avvisi commerciali: nella pagine di testo L.4 la linea di corpo 6 larga una colonna", prezzo in lire. 

Il nome del giornale era scritto con un normale carattere egizio pesante, con lettere abbastanza spaziate tra di loro. Oggi lo stile è pressoché lo stesso, ma è stato ridisegnato apposta per il logo, con lettere molto ravvicinate  ed estremità che si fronteggiano alla perfezione. 

La lettera più diversa è la O: nel 1915 era bodoniana, coi tratti laterali più spessi che si assottigliavano gradualmente nella parte superiore e inferiore, mentre oggi il tratto ha uno spessore costante. Anche lettere come la C e la D sono state corrette in base allo stesso criterio. Le grazie hanno un raccordo curvo anziché ad angolo. 

La cosa che si nota di più è la totale assenza di fotografie: non solo nella prima pagina, ma anche nelle pagine interne. E lo spazio bianco attorno alle scritte è ridotto al minimo: le pagine sarebbero totalmente riempite da fitto testo, se non fosse per i titolini da una, due, massimo tre colonne, ad eccezione di quello della prima pagina che è a tutta larghezza.

La pagina più movimentata tipograficamente è pagina 4, che è l'unica dove c'è della pubblicità propriamente detta. La quale è compressa nelle ultime due colonne. E lì vediamo alcune illustrazioni: una bottiglietta d'acqua di Montecatini, col nome dell'azienda in bianco su fondo nero che si restringe verso il centro e poi si allarga; un uomo che si rade e il disegno del rasoio Autostrop con la sua confezione; un uomo con la mascherina per gas o polvere. 

Sulla sinistra c'è anche una illustrazione giornalistica: la mappa del teatro della battaglia galiziana: i nomi scritti in nero su fondo bianco, con linee di vario genere a simboleggiare fiumi e confini.

I contenuti del giornale sono di sole 6 pagine, ma sull'ultima c'è scritto 6 a sinistra e 7 a destra.

Era possibile avere un giornale di 6 pagine: bastava stampare le pagine 1-2-5-6 su un foglio doppio e aggiungerci dentro un foglio singolo con le facciate 3-4. O sono state tagliate per questa edizione le pagine pubblicitarie?

Comunque, per non dover accroccare da capo tutta la linea di produzione moderna, alle pagine storiche sono state aggiunte due pagine moderne: una con un fotomontaggio di Churchill che legge il Corriere, l'altra con le prossime uscite.

Il 2 aprile ci saranno le dichiarazioni di Mussolini alla Camera nel 1925, il 9 le proposte di Hitler per Danzica, il 16 la caduta del muro di Berlino, il 23 la rivoluzione russa, mentre il 30 verrà ristampato un numero recente, quello del 20 febbraio 2020, che titolava "Il virus in Italia: un morto in Veneto". 

Quindi sono bastati due fogli per ristampare il giornale del 1915, uno con le prime due pagine e le due di promozione, uno con le altre quattro. 

Al giorno d'oggi molti giornali interpretano la prima pagina come una vetrina dei contenuti che ci sono all'interno, di cui vengono forniti solo i titoli. In certi casi è quasi come la copertina di un settimanale. Il Corriere della Sera è in linea con la tradizione, quindi ci mette anche gli articoli, ma solo i primi paragrafi, seguiti dal numero della pagina a cui si trova il seguito. 

Nel 1915 invece gli articoli venivano pubblicati per intero in prima pagina, tranne l'ultimo che andava a capo normalmente e che si dava per scontato che sarebbe iniziato nella prima colonna della pagina successiva. 

I titoli sono in caratteri serif, slab, sans, a volte molto stretti e a volte molto larghi, e anche in qualche stile particolarmente curioso, che ricorda lo Smythe che si può trovare su Google Fonts. 

Gran parte delle notizie delle prime quattro pagine sono dedicate alla guerra, alle reazioni, alle implicazioni. Lo stesso dicasi per l'ultima pagina intitolata "Recentissime". 

Pagina 5 è intitolata, su 3 colonne, "Corriere Milanese" e anche qui le conseguenze della dichiarazione di guerra la fanno da padrone. 

In quinta colonna, dal taglio medio in giù, c'è la rubrica "Corriere Commerrciale", con le quotazioni di sete, cotoni, metalli, cereali, foraggi, bestiame. Nulla a che vedere con le quotazioni di Borsa come le immaginiamo oggi,  e solo raramente organizzate in tabelle rudimentali. 

L'ultima colonna è occupata in alto dal "Corriere Sportivo", che apre con poche righe dedicate all'ippica (i risultati delle corse a San Siro), seguite da ciclismo (la Milano-Busalla) la finale del campionato d football (sospesa), e quattro righe per una corsa podistica. Seguono i necrologi, ciascuno tra due appariscenti righe nere. Chiudono la colonna due pubblicità: compresse di fermenti lattici contro le intossicazioni, e Sapone Banfi "Pelle bianca, morbida", "Il più fino del mondo". 

Altre rubriche e contenuti vanno cercati in basso e in piccolo: ad esempio a pagina 4, in fondo alla quarta colonna, troviamo "Stato civile di Milano", con nome, età, professione e indirizzo dei morti, più le cifre dei nati ("16 maschi - 18 femmine - totale 34") e dei matrimoni ("N.23").

In chiusura, gli spettacoli: una ventina di righe scritte in piccolo. Manzoni, Filodrammatici, Olimpia, Possati, Eden, Augusteo, Politeama, Trianon, S. Martino. Stiamo parlando di drammi, operette e varietà, non certo di cinema!

In coda all'ultima pagina troviamo la rubrica "Corriere Teatrale", poche righe in taglio medio basso ad una sola colonna, titolo d'apertura "Dimostrazioni patriottiche nei teatri". In basso c'è una tabellina di pochi centimetri col "Bollettino meteorologico", "Nostri dispacci particolari d'ieri - ore 21". 

I dati riguardavano 9 città (Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo) e consistevano in temperatura, massima, minima e media, pressione barometrica e osservazioni. 

Ad esempio, per Milano l'osservazione era "Pioggia: mill. 0,5", per Roma "Pioggia", per Napoli "Cop. Mare Mosso", per Palermo "Cop. Mare calmo". 

Le misure barometriche sono strane, perché sono nell'ordine dei 700 anziché dei 900-1000 come dovrebbe essere. 

Chiedo a Google, e mi risponde che all'epoca si usavano i millimetri di mercurio (mmHg), in questo caso a 0 gradi e al livello del mare, anziché i millibar (mbar) che poi sono diventati ettopascal (hPa). 

A Milano erano stati misurati 759,7 mmHg, Google dice che corrisponde più o meno a 1012 ettopascal. 

Ieri la pressione misurata a Milano dall'Aeronautica Militare era 999 hPa, ma un paio di giorni fa, col bel tempo, c'erano una decina di ettopascal in più.

Non ho ancora letto gli articoli che riguardano le notizie del giorno, quelle che hanno fatto la Storia, e neanche mi interessano più di tanto. Sono questi piccoli dettagli che mi colpiscono, quelli che fanno capire come si percepivano le cose in maniera diversa. 

In cronaca locale, la notizia che mi ha colpito di più è "Un curioso e violento incidente / che fa chiudere il Gambrinus". 

Il noto ristorante della galleria di Milano aveva cambiato il suo nome da Gambrinus Halle a Grande Italia, ed era stato decorato coi tricolori, "A meglio affermare l'italianità dell'azienda". 

"Uno sconosciuto sulla trentina" però, uno "strano individuo che appariva esaltato ed eccitatissimo, si è dato ad ingiuriare il personale ed ha pronunciato parole violentissime contro i proprietari, accusandoli di fare solo per prudenza quello sfoggio di insegne nazionali". 

I camerieri cercavano di calmarlo, gli facevano notare di essere italiani, e che anzi alcuni di loro stavano per partire sotto le armi, ma ne nasceva una colluttazione , "Dalla quale l'ingiuriatori uscì con un colpo di chiave sulla testa che gli produsse una ferita non grave. Il ferito non volle dare le proprie generalità al vigile urbano intervenuto nell'incidente, né volle ricorrere ad una guardia medica, per cui è rimasto incognito". 

La situazione ha iniziato ad essere preoccupante quando "tra la folla addensatasi sul luogo corsero subito le voci pàù disparate e prese consistenza quella che si trattasse di un atto di prepotenza compiuto da un cameriere tedesco". 

Il cameriere in questione si chiamava Cesare Sacchi "il quale sta pur per vestire l'uniforme". 

Il ristorante fu costretto a chiudere i battenti per il tempo necessario ad abbassare la tensione. 

Un altro dettaglio che mi colpisce è una frase nel sommario di prima pagina che dice che c'era stata qualche difficoltà nelle comunicazioni diplomatiche, "essendo interrotte le linee telegrafiche fra l'Italia e l'Austria". 

A pagina 3 il giornale aveva pubblicato le norme del governo in materia di limitazione e controllo delle comunicazioni telegrafiche, telefoniche e radiotelegrafiche. 

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