Ancora sulle micro-scritte delle vecchie carte d’identità
Nelle facciate interne erano in inchiostro marroncino. Si distinguevano a fatica, a occhio nudo: sul bordo orizzontale compariva scritto “Repubblica Italiana”, su quello verticale “Carta d’Identità”.
La stessa cosa avveniva anche nell’ultima facciata. Qui l’inchiostro usato era il verde, e la scritta si notava di meno anche perché lo stesso colore compariva anche nello sfondo del riquadro.
La dimensione era la stessa, piccola sì, ma non particolarmente sorprendente rispetto a quanto si può vedere su documenti più recenti o sulle banconote.
In realtà sulla stessa facciata c’era un’altra scritta ancora più piccola, che nessuno nota. Si trova nella cornice di quel riquadro marroncino, nel quale ci sono delle linee oblique che in realtà seguono lo schema della scritta Repubblica Italiana (le linee vanno in salita all’interno dei tratti delle lettere che non si vedono, mentre vanno in discesa al di fuori).
Lungo tutta la cornice di questo riquadro compare la scritta carta d’identità Repubblica Italiana, tutto in maiuscolo e tutto attaccato. Le sole lettere che compongono le parole “REPUBBLICAITALIANA” occupano circa quattro millimetri e mezzo. Per ottenere una scritta simile, progettando un documento sul monitor di un computer, bisognerebbe impostare il corpo del carattere a qualcosa tipo 1,2. Cosa che spesso non è fattibile: OpenOffice non scende al disotto del corpo 2.
Diciotto lettere in 4 millimetri e mezzo significa che in media ogni lettera è larga un quarto di millimetro. Ossia meno di un un punto tipografico (0,352mm).
Anche riuscendo a impaginare una scritta del genere, non necessariamente si riuscirebbe poi a stamparla in maniera leggibile (dipende dalla qualità della stampante che uno si ritrova).
Ma soffermiamoci sui vari caratteri che si possono trovare sulle carte d’identità cartacee.
Di solito le scritte che uno legge sono quelle con i dati personali. Si tratta di stampa in bassa qualità, visto che viene fatta con normali apparecchiature da ufficio. L’altro giorno ho pubblicato qualche foto di strane lettere composte di puntini, ma nella realtà c’è un vasto assortimento di font utilizzati: Comuni diversi possono avere apparecchiature diverse, che per giunta cambiano a seconda delle epoche. Si è visto di tutto: dal Courier a qualche senza grazie o caratteri con grazie. Anticamente quelle scritte venivano fatte a mano (poi a macchina).
Accanto ai dati dell’utente ci stanno le scritte di intestazione delle varie righe: “Nome”, “Cognome”, “Nato il”... Queste sono in uno slab che mi fa venire in mente il Rockwell, anche per via della A con doppia grazia sulla cima. Non è quello il font, ovviamente. I vertici sono tutti arrotondati, se uno li vede ingranditi. La m ha doppia grazia ai piedi di tutte le aste (mentre nel Rockwell puntano solo a destra in due casi su tre) e la t è molto più simpatica (quella del Rockwell mi ricorda troppo l’Arial, col tetto spiovente).
Da notare che mentre i dati del cittadino vengono indicati in obliquo, le quattro righe con Connotati e Contrassegni Salienti (“Statura”, “Capelli”, “Occhi”, “Segni particolari”) sono scritte con la versione regolare, come pure il titolo della sezione (tutto maiuscolo, così come la scritta “il Sindaco”, in terza facciata).
Ci sono poi i caratteri usati
nell’intestazione della prima facciata. Quelli che in alto dicono
“Repvbblica Italiana” (scritta curvata all’ingiù) e “Comvne
di”, e poi quelli grandi che dicono “Carta d’Identità”.
(Tutto maiuscolo sempre, e con la V al posto della U come facevano
gli antichi romani.
Al di là del font usato (interessante il becco inferiore della C) una cosa che mi colpisce è che quando vengono ingrandite quelle lettere rivelano dei tratti mancanti, come delle inktrap: sotto le ascelle della T, o a separare il trattino orizzontale della A dal resto della lettera.
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| La scritta principale della facciata di una delle vecchie carte d'identità cartacee. Notare l'accento di forma particolarmente insolita. |
Notare poi l’accento sulla lettera A (anzi, a lato della A). Una scelta che non ha nulla a che vedere coi caratteri tipografici attualmente in uso.
Ancora diverso è il tipo di carattere che viene usato per indicare il numero del documento. Qui la qualità è intermedia: la scritta non rientra nella stampa di qualità da cui nasce la struttura di fondo, ma comunque è migliore delle scritte aggiunte con le stampanti da ufficio.
Tra le altre cose, si nota un bel 3 perfettamente simmetrico, con grazie a goccia ad entrambe le estremità, e un 7 con la parte superiore ondulata in maniera insolita (e la parte inferiore bombata).
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| Uno dei numeri che compaiono sulle vecchie carte d'identià cartacee. Notare, qui e nell'immagine precedente, l'intreccio di sinusoidi e simboli che costituiscono lo sfondo del documento. |
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In ultimo, c’è da notare la complessità dello sfondo. Non si tratta di una texture di elementi che si ripetono sempre uguali a sé stessi come in una carta da parati. Si tratta di linee che seguono una certa logica matematica, e si orientano in maniera diversa a seconda del punto della carta in cui si trovano.
Ognuna delle facciate segue uno schema diverso.
Alcune delle formule più semplici possono essere decifrate. (ATTENZIONE: da qui in giù è tutta trigonometria!)
Sulla prima facciata ci sono tante linee ondulate che seguono traiettorie in circonferenza intorno al simbolo della Repubblica Italiana. Mi pare che siano 80 onde in tutto per ogni circonferenza.
Qui, con qualche nozione di programmazione, si può ottenere qualcosa di simile, usando semplici formule trigonometriche. Il raggio, per ogni grado della circonferenza, ha una lunghezza variabile:
raggio=raggio_base+(seno(angolo*numero_onde))*lunghezza_aggiunta.
La misura di base del raggio viene aumentata del risultato della moltiplicazione tra il seno di ciascun angolo tra 0 e 360 gradi moltiplicato per il numero delle onde e il numero massimo di unità di cui vogliamo incrementare il raggio.
Con la trigonometria possiamo trovare la x del punto in cui deve passare la linea:
x=(centro[0]+raggio*coseno(angolo)))
E con lo stesso sistema calcoliamo la y (col seno al posto del coseno).
Un altro schema riconoscibile prevede di disporre dei simboli o delle lineette lungo un tracciato verticale curvato a onda verso destra o sinistra allontanandosi sempre dall’asse verticale (come i meridiani su alcuni tipi di planisferi).
Anche qui c’è di mezzo qualche sinusoide, e in un certo senso è pure più complicato perché bisogna tenere conto di due variabili, l’ascissa e l’ordinata.
Infatti ogni linea verticale si sposta a sinistra o a destra di un numero maggiore di unità mano mano che si avvicina all’asse centrale orizzontale della pagina (e questo dipende dalla y). Ma è anche vero che le linee che si trovano a destra e sinistra devono curvarsi di più rispetto a quelle che si trovano vicine all’asse centrale verticale della pagina (e questo dipende dalla x).
In formule:
variabile1=seno(180*y/altezza_immagine))
dove il numero 180 indica la metà del ciclo di 360 gradi, che prevede anche valori negativi che qui non ci interessano (questa variabile serve per curvare le linee in verticale. Si parte da una variazione di 0, si passa per un massimo e si finisce nuovamente a 0).
variabile2=seno(180*x/larghezza_immagine+90)
E questo serve per aumentare la curvatura della linea avvicinandosi ai lati. Il +90 (gradi) serve perché in questo caso il ciclo non parte da zero, ma parte da un massimo di curvatura a sinistra e finisce con un massimo di curvatura a destra, quindi è sfasato di un quarto di ciclo (o di tre quarti, al negativo) rispetto all’inizio della sinusoide.
A questo punto otteniamo la x con quest’altra formula:
x=ascissa_base+variabile1*variabile2*massima_variazione
dove l’ultima variabile indica di quante unità la linea si deve spostare al massimo a destra o a sinistra rispetto all’ascissa di base.
La variabile 1 va calcolata una volta per ciascuna delle y dell’immagine su cui stiamo lavorando, mentre la variabile 2 e la x vanno calcolate per ogni y tante volte quante sono le linee verticali che vogliamo inserire (Per fare 20 righe verticali, ciascuna di 500 pixel ci vuole meno di un decimo di secondo in esecuzione)Fin qui, con un po’ di liceo scientifico e di programmazione ci si può arrivare. Ma sulle carte d’identità di questo tipo ci sono forme molto più complesse e imprevedibili, e quelle sono irraggiungibili per chiunque.
Ormai in Italia le nuove carte di identità che vengono emesse sono quelle elettroniche. Ciò non toglie che quelle cartacee emesse in precedenza sono ancora perfettamente valide e parecchio diffuse, specie tra i non giovanissimi.








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