Le parentesi quadre del Bell

Le parentesi quadre del Times New Roman sono composte solo di segmenti rettilinei e angoli retti. Una cosa molto semplice. Come quelle dell’Arial, con la differenza che in quel caso i tratti orizzontali sono dello stesso spessore apparente di quello verticale, mentre nel Times i tratti orizzontali sono molto più sottili. Nel Calibri gli angoli sono arrotondati.
Ma il vero capolavoro è costituito dalle parentesi del Bell Mt. Qui il tratto verticale è molto sottile, mentre quelli orizzontali non sono affatto rettilinei, sono delle onde, con la punta protesa verso l’esterno (in alto e in basso).
Il Bell è degno di nota anche per i numeri, in particolare il 3 e il 2, la cui estremità superiore si arriccia molto verso l’interno, molto più di tutti gli altri font di grande diffusione.
Nel Libre Baskerville gli stessi numeri arricciano la punta in maniera marcata, anche se di meno rispetto al Bell.
Invece l’idea di curvare le estremità delle parentesi quadre è molto inusuale. Tra i font di Google c’è l’Average, di Eduardo Tunni, in cui c’è un accenno di curvatura, che si nota soprattutto nell’asta verticale, leggermente piegata verso l’interno, ma c’è anche nelle aste orizzontali, solo sul lato esterno, però.
Per il resto le principali varianti riguardano la distanza dalla lettera precedente/successiva (aperta e chiusa parentesi in alcuni casi arrivano a toccarsi), lo spessore relativo delle diverse aste, magari l’inclinazione di quelle orizzontali, mentre la differenza di altezza (la chiusa parentesi più bassa di quella aperta) è solo un effetto che si viene a creare sullo schermo solo a piccole dimensioni.
Un effetto assolutamente inatteso è quello ottenuto dal Goudy Bookletter 1911, dove le quadre hanno un’architettura completamente a sé: sono fatte di due tratti verticali separati da uno spazio bianco, e uniti invece da due archetti che puntano in alto e in basso, con una specie di pomello a mezza altezza. Al contrario, nello stesso font le parentesi graffe, che di solito sono più elaborate, hanno un aspetto molto più essenziale.
Soluzione insolita anche in un altro font di Eduardo Tunni, il Mate: qui i tratti verticali si restringono fino a metà altezza, per allargarsi di nuovo nell’altra metà.
Nel Rosarivo di Pablo Ugerman i tratti orizzontali si assottigliano verso le punte.

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