Book Antiqua - Noto
Dice Identifont che il Book Antiqua non è altro che una copia del Palatino Linotype realizzata dalla Monotype. Non soltanto la forma delle lettere è la stessa, ma anche la larghezza di ogni carattere, la spaziatura e le proprietà di crenatura.
Sul sito della Microsoft nella presentazione di questo font non viene neanche nominato il Palatino. “Questo è un carattere romano basato su lettere disegnate a penna del Rinascimento italiano … aspetto distintivo e gentile … il suo bell’italico …” eccetera eccetera.
La cosa mi coglie di sorpresa perché sia il Palatino Linotype che il Book Antiqua sono inseriti nel pacchetto Office di Microsoft. Perché mai mettere due font che sono doppioni?
Di recente sono passato su in sito web impaginato in Book Antiqua, quello di una fabbrica di liquori della provincia di Frosinone (Colazingari, Alatri). Il carattere era utilizzato sia per i menu che per i testi, in quasi-bianco su sfondo rossastro. L’impaginazione del sito era abbastanza rigida, da web 1.0.
Non mi sembra ci sia l’opzione font-face. Il codice è strano: dice “Book Antiqua, Arial, Helvetica, Sans-serif” per quanto riguarda i titoli, e “book antiqua, palatino” per quanto riguarda i testi.
Il risultato è che se visualizzo la stessa pagina con un dispositivo dove non è installato Book Antiqua, ad esempio il mio cellulare, i menu e i titoli vengono visualizzati come sans-serif, mentre il testo rimane serif. Palatino? Niente affatto, visto che la C si arriccia leggermente ed è a punta, molto divesra dall’inconfondibile C del Palatino.
Frugo tra i primi serif di Google, e mi pare proprio che si tratti di Noto Serif, anche per il fatto che la n ha la grazia solo a destra, sull’asta di destra. E la cosa mi pare strana, visto che non solo nel codice il Noto non viene neanche nominato, ma non è neanche specificato che dovrebbe trattarsi di un serif.
Possibile che il browser abbia capito che ci voleva un serif e ha scelto quello di default in mancanza di alternative? No. Il fatto è che il Noto Serif è comunque il font di default del browser. Faccio la prova mandando al cellulare una pagina web basilare, codice: “<html><body>Cina</body></html>” (una parola a caso giusto per provare C e n, senza nessuna direttiva di stile). E mentre nel software di visualizzazione del sistema operativo la pagina viene aperta in sans, quando la apro con Chrome è appunto in Noto Serif.
Noto è abbreviazione di “No tofu”, visto che lo scopo del font è quello di evitare la visualizzazione sullo schermo di quei rettangolini che compaiono quando sul sistema operativo non è installato nessun font che contenga la lettera che dovrebbe essere visualizzata. Anni fa una pagina scritta in thailandese, russo o cinese sarebbe stata visualizzata come un’insieme di rettangolini tutti uguali per gli utenti che non avessero installato separatamente i font necessari per visualizzare gli alfabeti in questione. Il Noto invece è pensato per contenere tutti i caratteri possibili e immaginabili, in maniera tale da visualizzare correttamente qualunque testo in cui l’utente dovesse imbattersi.
Il Post (sito generalista che spesso tocca argomenti tipografici) ci aveva dedicato un articolo nel 2016, inserendoci anche il filmato di presentazione del progetto realizzato da Google (7 minuti, in inglese).
Si tratta di un progetto mastodontico, per cui è stata chiesta la consulenza degli specialisti. Comprende anche i caratteri degli antichi Fenici, per esempio, o la digitalizzazione per la prima volta di alcuni alfabeti africani. Ne è stata messa a punto sia una versione serif, sia una sans.
Il font non ha una voce su Wikipedia in italiano. Nella versione in inglese, Chrome e Android sono nominati sporadicamente, solo in relazione alle emoji colorate (pure incluse nel progetto).
Il breve paragrafo “usage” nomina qualche versione di Gnu-Linux, LibreOffice e la versione personalizzata creata dalla Ikea per sostituire il Verdana.
Per avere un’idea di quante lingue sono supportate dal proprio dispositivo si può fare un salto sulla pagina internazionale di Wikipedia (www.wikipedia.org) e cliccare sul pulsante “Leggi Wikipedia nella tua lingua”. C’è l’elenco di tutte le versioni dell’enciclopedia, raggruppate sulla base del numero di voci presenti.
Su Android non ce n’è una tra quelle con più di 10 mila voci a non essere visualizzata correttamente. Solo al di sotto iniziano a spuntare i primi tofu (rettangolini con una x all’interno), ma solo per meno di dieci lingue non ancora supportate.
Nel caso di Wikipedia la pagina viene visualizzata in sans.
Sul sito della Microsoft nella presentazione di questo font non viene neanche nominato il Palatino. “Questo è un carattere romano basato su lettere disegnate a penna del Rinascimento italiano … aspetto distintivo e gentile … il suo bell’italico …” eccetera eccetera.
La cosa mi coglie di sorpresa perché sia il Palatino Linotype che il Book Antiqua sono inseriti nel pacchetto Office di Microsoft. Perché mai mettere due font che sono doppioni?
Di recente sono passato su in sito web impaginato in Book Antiqua, quello di una fabbrica di liquori della provincia di Frosinone (Colazingari, Alatri). Il carattere era utilizzato sia per i menu che per i testi, in quasi-bianco su sfondo rossastro. L’impaginazione del sito era abbastanza rigida, da web 1.0.
Non mi sembra ci sia l’opzione font-face. Il codice è strano: dice “Book Antiqua, Arial, Helvetica, Sans-serif” per quanto riguarda i titoli, e “book antiqua, palatino” per quanto riguarda i testi.
Il risultato è che se visualizzo la stessa pagina con un dispositivo dove non è installato Book Antiqua, ad esempio il mio cellulare, i menu e i titoli vengono visualizzati come sans-serif, mentre il testo rimane serif. Palatino? Niente affatto, visto che la C si arriccia leggermente ed è a punta, molto divesra dall’inconfondibile C del Palatino.
Frugo tra i primi serif di Google, e mi pare proprio che si tratti di Noto Serif, anche per il fatto che la n ha la grazia solo a destra, sull’asta di destra. E la cosa mi pare strana, visto che non solo nel codice il Noto non viene neanche nominato, ma non è neanche specificato che dovrebbe trattarsi di un serif.
Possibile che il browser abbia capito che ci voleva un serif e ha scelto quello di default in mancanza di alternative? No. Il fatto è che il Noto Serif è comunque il font di default del browser. Faccio la prova mandando al cellulare una pagina web basilare, codice: “<html><body>Cina</body></html>” (una parola a caso giusto per provare C e n, senza nessuna direttiva di stile). E mentre nel software di visualizzazione del sistema operativo la pagina viene aperta in sans, quando la apro con Chrome è appunto in Noto Serif.
Noto è abbreviazione di “No tofu”, visto che lo scopo del font è quello di evitare la visualizzazione sullo schermo di quei rettangolini che compaiono quando sul sistema operativo non è installato nessun font che contenga la lettera che dovrebbe essere visualizzata. Anni fa una pagina scritta in thailandese, russo o cinese sarebbe stata visualizzata come un’insieme di rettangolini tutti uguali per gli utenti che non avessero installato separatamente i font necessari per visualizzare gli alfabeti in questione. Il Noto invece è pensato per contenere tutti i caratteri possibili e immaginabili, in maniera tale da visualizzare correttamente qualunque testo in cui l’utente dovesse imbattersi.
Il Post (sito generalista che spesso tocca argomenti tipografici) ci aveva dedicato un articolo nel 2016, inserendoci anche il filmato di presentazione del progetto realizzato da Google (7 minuti, in inglese).
Si tratta di un progetto mastodontico, per cui è stata chiesta la consulenza degli specialisti. Comprende anche i caratteri degli antichi Fenici, per esempio, o la digitalizzazione per la prima volta di alcuni alfabeti africani. Ne è stata messa a punto sia una versione serif, sia una sans.
Il font non ha una voce su Wikipedia in italiano. Nella versione in inglese, Chrome e Android sono nominati sporadicamente, solo in relazione alle emoji colorate (pure incluse nel progetto).
Il breve paragrafo “usage” nomina qualche versione di Gnu-Linux, LibreOffice e la versione personalizzata creata dalla Ikea per sostituire il Verdana.
Per avere un’idea di quante lingue sono supportate dal proprio dispositivo si può fare un salto sulla pagina internazionale di Wikipedia (www.wikipedia.org) e cliccare sul pulsante “Leggi Wikipedia nella tua lingua”. C’è l’elenco di tutte le versioni dell’enciclopedia, raggruppate sulla base del numero di voci presenti.
Su Android non ce n’è una tra quelle con più di 10 mila voci a non essere visualizzata correttamente. Solo al di sotto iniziano a spuntare i primi tofu (rettangolini con una x all’interno), ma solo per meno di dieci lingue non ancora supportate.
Nel caso di Wikipedia la pagina viene visualizzata in sans.





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