L’autocorrezione in OpenOffice per immettere simboli in un testo
Il problema è che in questo caso bisogna ricordarsi a memoria il codice corrispondente al carattere. Se è solo uno, poco male. Ma uno scacchista ha scritto ad un forum perché nel suo caso si trattava di ricordare ben 12 codici diversi: quelli dei pezzi degli scacchi (re, regina, alfiere, cavallo, torre e pedone, ciascuno dei quali può essere bianco o nero).
Il re bianco è 9812 (in decimale), il re nero 9818. 9817 è il pedone bianco, 9819 la regina nera. Non si poteva realizzare una macro per accedere a questi simboli in maniera più intuitiva?
La risposta che ha ricevuto gli ha mostrato una soluzione semplicissima: basta sfruttare la tabella di sostituzione automatica che è già attiva normalmente in OpenOffice Writer.
Dopo avere inserito manualmente il simbolo in un documento, lo si seleziona, poi si clicca su Strumenti – Opzioni Di Correzione Automatica. Il simbolo selezionato si trova già nella casella giusta della scheda Sostituzione, mentre nella casella a fianco bisogna immettere la parola che quel simbolo andrà a sostituire. L’importante è scegliere una sequenza che non compaia normalmente all’interno dei testi che uno scrive di solito. L’utente suggeriva :WK per il re bianco, :WQ per la regina bianca e così via. Ovviamente la W dopo i due punti sta per “white”, ossia bianco, mentre la lettera successiva è l’iniziale del nome del pezzo. K per “king”, Q per “queen” e così via. Ovviamente i pezzi neri hanno la stessa struttura, ma con la B al posto della W.
In questo modo non bisogna sforzarsi di memorizzare lunghe sequenze che non significano niente. Non devo sapere il codice del simbolo del pedone, basta sapere che scrivendo :WP e premendo spazio inserirò automaticamente l’immagine del pedone bianco, con :BP toccherà al pedone nero (naturalmente chi è abituato a pensare in italiano può scegliere codici con le iniziali italiane).
L’operazione di memorizzazione delle combinazioni va eseguita manualmente per 12 volte in questo caso (una per ciascuno dei pezzi), ma da quel momento in poi le sostituzioni avvengono in automatico e l’impostazione resta salvata nella memoria del programma.
La sequenza è case-sensitive, che riduce ulteriormente il rischio che scatti la sostituzione là dove non deve scattare. Scrivere :bp non ottiene nessun effetto, perché entrambe le lettere sono minuscole.
La correzione automatica può essere comoda, ma anche creare delle seccature. Un comico qualche anno fa si lamentava che quando scriveva il suo nome il software glielo storpiava. “Scrivo Balasso, mi corregge Salasso. Profeeescional!”. Di default in OpenOffice le parole che vengono corrette sono ben poche: vengono corretti gli accenti su parole come né, o vengono tolti su parole come qui, o viene sistemata qualche doppia z, o qualche i viene tolta dove non ci serve o aggiunta dove ce n’è bisogno. Lo stesso meccanismo sta alla base della composizione delle semplici frazioni (scrivere uno - barra - due produce ½) o dei marchi registrati (aperta parentesi – C maiuscola – chiusa parentesi produce ©). La gran parte della gente nemmeno si rende conto dell’esistenza di questo meccanismo.
Sia le opzioni aggiunte dall’utente che quelle presenti di default possono essere facilmente rimosse cliccando sul pulsante Elimina. L’intera tabella di sostituzione può essere disattivata in blocco togliendo la spunta nell’apposita scheda Opzioni della finestra Correzione Automatica.
L’inserimento del carattere speciale funziona anche se quel simbolo non è presente nel font che stiamo usando in quel momento. Il sofware lo va a caricare nel font di default, con l’accortezza di adattarne i parametri al contesto. Cioè: se in un testo in Times New Roman dovessimo inserire manualmente un carattere speciale attinto dall’Arial Unicode, si sfalserebbe l’interlinea automatica di OpenOffice, cioè aumenterebbe solo lo spazio tra l’ultima riga e la precedente (a meno di non avere impostato interlinea fissa). Invece con questo sistema della sostituzione automatica il simbolo si allinea normalmente insieme a tutti gli altri caratteri, come se fosse parte dello stesso font.





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