Exmouth – Palace Script – Kunstler Script

Su Dafont si può scaricare un font chiamato Exmouth, di Prima Font, con licenza a quanto pare 100% gratis, che è una corsiva inglese come quella che viene usata nelle intestazioni dei ministeri o in qualche partecipazione alle nozze. Può essere utilizzata come alternativa ai Palace Script o Kunstler Script forniti con il software Microsoft.

Rispetto al primo, la differenza notevole riguarda gli occhielli sui tratti ascendenti delle lettere: b,l,h nel Palace non formano nessun occhiello; l’unica eccezione è la f. Per il resto la forma delle lettere in linea di massima è la stessa, tenuto conto che ci si è ispirati a modelli ottocenteschi, penso, risalenti a un’epoca in cui la calligrafia veniva insegnata come materia molto rigida; all’epcoca non c’erano stampanti o macchine da scrivere per tutti gli usi, quindi le pratiche degli uffici e perfino i documenti di contabilità dovevano essere redatti a mano in maniera ordinata e leggibile e uniforme tra i vari impiegati. (Sui manuali dell’epoca venivano insegnate varie calligrafie diverse, in maniera tale da curare anche l’aspetto grafico dei documenti: magari l’intestazione doveva essere tracciata in stile gotico, i titoli in corsiva francese ad asse verticale, le varie voci in corsiva inglese... Facile a dirsi per chi è abituato a ragionare in termini di font, ma provate a tracciare una M gotica senza avere il modello davanti e poi ne riparliamo. Non solo c’era bisogno di conoscere le forme delle lettere, ma c’era bisogno anche di pennini diversi a seconda delle dimensioni del testo che si doveva realizzare).

Ho scritto la stessa frase tre volte, in Palace Script, Exmouth e Kunstler Script. Ad un occhio profano sono quasi indistinguibili. Oltre ai tratti ascendenti del Palace, un’altra differenza concettuale riguarda la z, che solo nell’Exmouth ha un tratto discendente che forma un occhiello. 

 

Per avere le frasi della stessa lunghezza ho dovuto impostare il corpo delle scritte in questi tre font diversi a tre valori diversi. Ad un profano sembrano pressoché uguali; in realtà è evidente il fatto che nella prima riga mancano gli occhielli a tutti i tratti ascendenti delle minuscole tranne quello della f, mentre la z ha un tratto discendente solo nella seconda riga. A parte i singoli dettagli (e l'inclinazione dell'asta della p nella terza riga) una differenza che si può notare a occhio riguarda la tonalità: la scritta che pare più scura è quella in Exmouth, quella più chiara in Kunstler.

 

Una differenza più impalpabile riguarda lo spessore dei tratti. L’Exmouth è più concreto, ci si vede molto più inchiostro all’interno delle linee. Segue il Palace, mentre il Kunstler è quello più sottile, in apparenza.

La dimensione dell’ “occhio” delle lettere varia a seconda del carattere. Per poter ottenere scritte della stessa dimensione ho dovuto cambiare il corpo dei vari caratteri: qui abbiamo il Palace a 15, l’Exmouth a 12 e il Kunstler a 13.

Impostando tutti e tre allo stesso corpo noteremmo che il Kunstler ha una grandezza intermedia mentre il Palace è il più piccolo del gruppo. 

 

Il corpo del carattere non ha nulla a che vedere con la dimensione delle scritte. Qui tutti e tre i font sono stati impostati allo stesso valore (corpo 12), ma lo spazio occupato varia di volta in volta. Il più ingombrante è l'Exmouth (seconda riga), il meno ingombrante è il Palace (prima riga). 

 

Per quanto riguarda le maiuscole, la conformazione delle lettere è la stessa per tutti. Solo nel Kunstler alcuni tratti si arricciano a spirale più che negli altri due, e il tratto discendente della G forma un occhiello che negli altri due non c’è. 

 

Il Kunstler Script si distingue dagli altri due per l'occhiello sotto la G e perché arriccia molto di più i tratti di R e T. Nelle altre maiuscole le differenze sono minime.

 

Se non sbaglio c’è qualche differenza anche nello spazio occupato dalle maiuscole, o almeno da alcune: quelle del Palace dovrebbero occuparne di meno. Almeno, se scriviamo tutte le maiuscole del Palace Script in corpo 15 e sotto tutte quelle dell’Exmouth corpo 12 e del Kunstler corpo 13, la Z del Palace arriva quando gli altri due stanno ancora alla U o alla V, anche se la frase di prova scritta con queste dimensioni nei diversi font raggiungeva sempre la stessa lunghezza. 

 

Tutte le maiuscole di questi tre font disposte di seguito in tre dimensioni diverse: Palace 15, Exmouth 12, Kunstler 13. Se la frase di prova aveva la stessa lunghezza nei tre font con questi parametri, lo spazio occupato dalle maiuscole nel complesso varia di parecchio: la Z del Palace in corpo 15 arriva soltanto alla U dell'Exmouth in corpo 12. E' chiaro però che questi font non sono fatti per essere usati in all-caps. Quindi questa differenza quindi è pressoché irrilevante nell'uso comune.

 

Comunque, un alfabeto del genere non è certo progettato per scrivere in all-caps, quindi qualunque differenza ci sia sotto questo aspetto passa completamente inosservata nell’uso comune. 

Se andiamo a usare questi font in grandi dimensioni invece, le differenze tra l’uno e l’altro diventano abissali. Il Kunstler ha dei tratti sottilissimi molto raffinati; il Palace ce li ha più consistenti. E l’Exmouth? Non solo i tratti sottili sono più spessi, ma sono anche più incerti: il loro spessore non è affatto costante. Ecco la differenza tra un font gratuito e uno commerciale. 

Palace Script, Exmouth e Kunstler. A grandi dimensioni le differenze tra i vari font, al di là della ispirazione comune, diventano particolarmente evidenti. Si nota subito l'estrema sottigliezza dei tratti del Kunstler (il terzo) e l'approssimazione del punto dell'Exmouth (il secondo). Chiaramente in questo caso le imprecisioni di questo tipo non sono necessariamente un problema, trattandosi di uno script: nei documenti scritti a mano nei secoli passati qualsiasi tratto è impreciso, per forza di cose; non sono forme ideali studiate geometricamente a tavolino, ma è inchiostro liquido che si sparge sul foglio. E infatti molti font ispirati al passato aggiungono apposta le imprecisioni ai tratti, per suggerire una certa atmosfera (il Papyrus, ad esempio). Semmai può essere fastidioso il modo innaturale in cui si congiungono due lettere, con variazioni immotivate di spessore e talvolta di angolo che in un documento realmente scritto a mano non avrebbero motivo di verificarsi.

 

Su Dafont c’è un secondo font chiamato Exmouth, firmato Mabhal Studio, anche questo nella categoria Script. Si tratta però di lettere tracciate rozzamente con la biro. È stato caricato solo ad aprile dell’anno scorso, ieri ha totalizzato solo due downloads, a fronte dei 327 dell’Exmouth di Prima Font (che sta a quota due milioni e 800 mila download, a fronte dei quasi 1800 del suo omonimo).

PrimaFont ha caricato solo una manciata di altri progetti: Shangai (lettere latine disegnate in stile cinese), Livingstone (dalle forme onciali), Oliver (liberty-psichedelico), Cheboygan (versione di un altro storico carattere commerciale) e Xtra (sole maiuscole, tratti rettilinei monoline; l’esperimento che un principiante può fare al volo tanto per provare il software di disegno appena scaricato).

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