Bi Sheng
Bi Sheng è considerato l’inventore della stampa a caratteri mobili in Oriente, nel 1041, quattro secoli prima di Gutenberg.
Di lui si sa molto poco: non resta traccia dei suoi caratteri o delle opere eventualmente stampate, ma solo una descrizione del suo metodo e qualche episodio raccontato in storie popolari.
Wikipedia in italiano contiene la fotografia delle pagine scritte dal funzionario cinese Shen Kuo nelle quali si forniscono i dettagli del metodo di Bi Sheng. Che non faceva uso né di metallo né di legno (come avvenne successivamente in Cina e in Europa) ma di terracotta. Un sistema inadatto alle grandi tirature, data la fragilità del materiale.
Nella versione in inglese dell’encicolpedia viene fornita una trascrizione completa del testo di Shen Kuo. C’è scritto che Bi Sheng incideva le forme delle lettere sulla terracotta molle che poi metteva sul fuoco a indurire; c’è scritto qualcosa sul fatto che il testo composto veniva fissato in un blocco unico premendolo su un impasto di resina e cera (mi pare di capire); che l’inventore aveva fino a venti esemplari di ciascun ideogramma, prevedendo ripetizioni nella pagina; e che quando non usava i caratteri li riponeva in scatole di legno, smistandoli per gruppi di rime.
Sul sito Falun Dafa c’è un disegno
che raffigura Bi Sheng coi suoi caratteri mobili. Sotto c’è un
testo che sarebbe interessante, se non fosse che è stato tradotto in
automatico da qualche software. Capita così di trovare qualche strafalcione, tipo che Bi Sheng induriva i suoi “personaggi”
cuocendoli sul fuoco (la parola character in inglese significa
carattere tipografico oppure personaggio in una rappresentazione). Il
sito vorrebbe promuovere la disciplina spirituale cinese Falun Dafa,
o Falun Gong, definita “una grande via di coltivazione di livello
elevato della scuola buddista” sul sito in lingua italiana (o
“pratica spirituale” sul sito in lingua inglese). Molto curioso il simbolo di questa disciplina: cinque svastiche, di cui una nella versione ortogonale divenuta famosa in Europa per ben altri motivi.
Su un blog in italiano Bi Sheng viene solo nominato fra coloro che, sempre in Cina, stamparono con caratteri mobili nei secoli successivi, e ne viene mostrata un’immagine in bianco e nero che raffigura apparentemente la porzione di una statua che gli sarebbe stata dedicata.
Una inquadratura più larga della stessa statua si può vedere anche sul sito di Radio Cina Internazionale, con un articolo in lingua italiana e una foto di matrici cinesi forse incise del 600, secondo una tecnica diversa, dove l’intero testo da stampare veniva realizzato su un unico blocco (non viene specificato di quale materiale. C’è una similitudine con l’ “attuale stampa stereotipica” che farebbe pensare che le informazioni siano riassunte da un testo vecchio di qualche decennio).
Su Twitter a febbraio scorso un utente italiano ha pubblicato un montaggio della statua di Bi Sheng davanti a uno sfondo con dei caratteri cinesi mobili. Ma non si parlava di tecnica: era solo una catena di tweet per scagliarsi indirettamente contro Grillo e i no-vax passando attraverso la stregoneria.
Su Alamy c’è una foto stock di una illustrazione che rappresenta Bi Sheng al lavoro. Che mi arriva con un’altra disgustosa didascalia tradotta in automatico: “Inventore cinese del mondo il primo mobile tipo di tecnologia”. (Ma perché?!!!)
Sul sito della provincia cinese di Hubei c’è una foto di un bassorilievo che raffigura Bi Sheng (sullo sfondo si vedono dei personaggi che armeggiano su un paio di ruote orizzontali che non si sa cosa siano). C’è poi la foto di alcuni caratteri mobili cinesi, e l’immagine di una statua dorata di Bi Sheng all’aperto (che non si dice dove si trova).
Quella dei caratteri mobili è una della quattro grandi invenzioni antiche di cui i cinesi sono orgogliosi: le altre tre sono carta, polvere da sparo e bussola.
La foto di un’altra statua di Bi Sheng, in stile più moderno, si può vedere sul sito di Diane Savona. Anche qui, nessuna informazione sulla località. Nella pagina c’è anche una versione più completa del bassorilievo citato prima. Incuriosita dall’immagine delle ruote orizzontali raffigurate, l’autrice del post ha fatto qualche ricerca, trovando poche immagini sgranate, qualche illustrazione, e forse una foto scattata in un museo. In pratica, visto il gran numero di ideogrammi necessari in Cina per scrivere, i caratteri mobili che li raffiguravano potevano essere messi su tavoli tondi girevoli, per poterli raggiungere senza dover camminare mentre si impaginava un testo.
Una ricostruzione di questi tavoli è esposta al museo della stampa di Pechino, e se ne può vedere la foto su Wikipedia in inglese.
A Bi Sheng è stato dedicato un cratere sulla faccia nascosta della luna. Wikipedia ne mostra la foto, anche se la voce è solo un abbozzo. Non c’è nessun riferimento all’inventore da cui prende il nome, che invece è presente nella versione in inglese (non molto più dettagliata: in a quel cratere non è successo niente di rilevante)





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