New York Mirror

Il primo giornale a pubblicare la poesia Il Corvo attribuendola ad Edgar Allan Poe è stato il New York Mirror nel 1845.

Cercando il nome della pubblicazione coi motori di ricerca vengono fuori molte prime pagine di un quotidiano scandalistico novecentesco, con testata in caratteri romani e titoli cubitali.

Ovviamente non si tratta dello stesso giornale. Il Mirror ottocentesco era un settimanale, pubblicato ogni sabato mattina.

La testata era in caratteri gotici, simili a quelli usati ancora oggi dal New York Times o dal Messaggero. Il dettaglio distintivo però è uno svolazzo arricciato all’insù a partire dal tratto finale della r. Visto che ci sono quattro r questo segno compare quattro volte, ma richiama segni simili che si possono vedere anche in cima alla N maiuscola o in basso sotto N e M.

Da notare che il tratto non è identico in tutte le r.

Per quanto riguarda la M, non ha la bandierina in alto a sinistra, a cui noi siamo abituati per via della testata del Messaggero, ma che di solito manca sui vari Old English in circolazione.

Strana anche l’ortografia: prima di tutto il nome della città di New York è scritto New-York, col trattino in mezzo. In secondo luogo, il nome del giornale si conclude con un segno di due punti.

Probabilmente si tratta di un’introduzione alla seconda riga della testata: “Un giornale di letteratura, notizie e belle arti”, scritto in serif stretto a contrasto, bodoniano, direi.

Dopo una riga con prezzo (tre dollari l’anno) e indirizzo (angolo tra Nassau e Ann Street) e una con data e numero, separate da linee nere, abbiamo il testo della pagina.

Il titolo è pressoché nello stesso corpo del resto dell’articolo, ma in neretto largo tutto maiuscolo, su una sola colonna. Il testo della pagina è in tre colonne, molto ravvicinate fra di loro e separate da sottili linee verticali.

Non si vedono altre scritte nerette nella pagina. Al massimo un titolo all caps, sempre in piccolo, e per giunta generico.

Nel testo c’è un po’ di italico qua e là.

Mi pare di vedere un po’ troppo spazio dopo le aperte virgolette. 

Nessuna foto, disegno, illustrazione. Era ancora presto: la prima prima pagina del Corriere della Sera, in cinque colonne senza illustrazioni e con solo un paio di titoletti sans serif, linee nere orizzontali e qualche separazione ottenuta coi simboli di maggiore e minore, risale al 1876, più di trent’anni dopo.

Wikipedia mostra una testata del New York Mirror datata 1835. Il nome del giornale era scritto in caratteri slab outline ombreggiati un po’ sproporzionati, all-caps. Il nome New York era ancora separato dal trattino, ma per passare alla riga successiva, invece di concludere coi due punti si era conclusa la prima riga con una virgola.

Il gotico compare in terza riga, dove si legge “Abbellito con belle incisioni e musica arrangiata con accompagnamenti per pianoforte”. 

L’altro New York Mirror, che viene chiamato New York Daily Mirror, è invece un quotidiano che è stato pubblicato a partire dal 1924. Era un tabloid, e faceva parte della catena di Hearst. Evidentemente si faceva notare per i titoli strillati: Wikipedia mostra la prima pagina che annuncia la morte di Marilin Monroe. “Marilin Monroe si uccide”, dice il titolo, su tre righe, in Futura o giù di lì (in America si usava lo Spartan, una spece di Tw Cen che è incluso in alcuni moderni software per pc. Ma ho visto la scritta da lontano e non mi sono soffermato sui dettagli). Solo questa frase occupa più di metà della pagina. Mancano completamente le foto, gli articoli, i riassunti. C’è spazio solo per un sommario di due righe: “Trovata nuda nel letto... Mano sul telefono... Aveva preso 40 pillole.” I puntini sospensivi separano una frase dall’altra. Tutte le parole tranne “in” iniziano con la maiuscola. Infine, in basso, in caratteri serif neri con contrasto, il richiamo alla sua biografia a pagina 3.

La testata è in caratteri serif, di cui noto solo il fatto che la M maiuscola non ha grazie sulle due cime in alto (i vertici superiori).

Sul web si possono vedere altre prime pagine del tabloid, tra cui quella per l’elezione di papa Paolo VI: “Il nuovo papa: un uomo di pace”, era il titolo, diviso in due righe occupando un terzo della pagina in altezza, al disopra di una grande foto in bianco e nero del papa attorniato dai cardinali. L’anno era il 1963. I caratteri includevano di nuovo una a ad un solo livello, ma stretta.

La scritta in basso, “Paolo VI inizia il regno”, vede una a a doppio livello insieme ad una t cruciforme, una soluzione applicata a quei tempi dalla Ludlow (in un carattere che si chiamava Tempo, e non so se anche altrove) e che oggi è completamente caduta in disuso.

Di nuovo: tutte le parole iniziavano con la maiuscola, anche articolo e congiunzioni. 

Non c’era traccia di articoli in prima pagina.

Il giornale d’epoca viene venduto su Ebay a meno di 30 dollari.

Molto economico, tenuto conto che oggi c’è qualcuno che prova a vendere il New York Times che dà la notizia degli attentati dell’11 settembre a 100 dollari (meno un centesimo), più 24,34 di spese di spedizione.

Tanto per rendersi conto dello stile: in quel caso, pur con una notizia così clamorosa, il quotidiano newyorkese titolava “U.S. Attacked”, tutto maiuscolo ma di dimensioni poco superiori rispetto a quelle della testata. Seguivano due righe all-caps, “Aerei dirottati distruggono le torri gemelle e colpiscono il pentagono in un giorno di terrore”, e non si era ancora arrivati alla metà della metà superiore della prima pagina. Seguiva una foto a colori dell’esplosione sui grattacieli di Manhattan, che lasciava spazio ad un articolo sulla sinistra, su una colonna, e uno sulla destra, su una colonna di larghezza doppia, in cui è inserita anche una foto in piccolo.

Il New York Times tuttora preferisce titoli di piccole dimensioni e molto testo, pur lasciando spazio a grandi foto a colori.

Il principale tabloid cittadino al momento, il New York Post, invece preferisce impostare la prima pagina con una grande foto al disopra della quale aggiungere le scritte, in un Impact bianco con outline nero, di solito, quasi sempre tutto maiuscolo, con l’aggiunta a piacimento di etichette più piccole in viola, rosso, giallo, nero e bianco, a seconda delle esigenze.

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