Omega
La lettera omega è molto conosciuta, anche in Italia. Essendo l’ultima lettera dell’alfabeto greco, si trova spesso nelle chiese o nei cimiteri, anche in riferimento al libro dell’Apocalisse in cui Dio dice di essere l’alfa e l’omega, ossia l’inizio e la fine di tutto.
In greco l’accento cade sulla e, in latino invece cade sulla prima sillaba. Sono corrette entrambe le pronunce.
Il suono era simile a quello della lettera omicron, che viene raffigurata come una o latina, e che purtroppo oggi viene nominata spesso per via di una delle varianti del coronavirus.
La forma maiuscola della Omega è una specie di O che non chiude in basso, ma i due tratti invece di incontrarsi iniziano a procedere in orizzontale in direzioni opposte. La minuscola invece è una specie di w.
L’alfabeto greco, insieme al latino e al cirillico, e uno dei più diffusi nei font che si trovano comunemente in download.
Tra quelli di Google, è supportato da Roboto, Open Sans, Noto Sans, Montserrat, Source Sans, Raleway, Ubuntu, Pt Sans, Nunito, per citare quelli più popolari.
Manca invece in alcuni degli ultimi progetti che sono stati caricati: Be Vietnam, Luxurious, The Nautigal, Island Moments, Spline Sans, Moon Dance.
A sorpresa, manca anche in font famosi come Lato, Poppins e Oswald.
I primi font con grazie a supportare l’alfabeto greco sono Merriweather e Playfair Display. L’omega, vista a confronto con quelli già citati, ha una forma diversa per via delle grazie che a partire dalle punte esterne dei segmenti orizzontali in basso puntano verso l’alto.
Nel Merriweather il contrasto è basso e le grazie sono slab. Nel Playfair invece il contrasto è molto più alto e le grazie si assottigliano e terminano a punta: dal lato interno la linea è curva, mentre da quello esterno è quasi verticale.
Altri graziati che supportano il greco sono Lora e Pt Serif.
Anche il Nanum Gothic, dove però la lettera in questione non sembra affatto una Omega: alla base del cerchio geometrico infatti ci sono due segmenti che scendono in basso in verticale, prima di voltare verso l’esterno ad angolo retto, e poi verso l’alto, di nuovo ad angolo retto.
Nell’Eb Garamond le grazie non sono verticali, ma sono inclinate verso l’esterno quasi a 45 gradi.
L’Anton, senza grazie, invece si riconosce per il fatto che questa lettera ha i tratti molto neri ed è stretta: la controforma è una fessura delimitata da linee verticali ravvicinate.
Nel Cormorant Garamond le grazie seguono la stessa inclinazione, con la stessa anomalia che nell’alfabeto latino possiamo notare nella lettera T, che non è simmetrica come in gran parte dei font.
Un’altra omega strana la troviamo nel Chackra Petch: qui la parte che dovrebbe essere rotonda non è né circolare né ovale, e neanche ha tratti rettilinei raccordati da curve. La lettera è composta solo da tratti rettilinei, con andamento ottagonale non simmetrico rispetto all’asse orizzontale. Il font è prodotto da Cadson Demak, una fonderia che si rivolge al mercato asiatico, che ha esigenze diverse rispetto a quelle europee.
Nel Changa di Eduardo Tunni la lettera ha un contorno esterno fatto di linee curve con curvatura variabile, mentre l’interno è fatto di linee rette.
Il primo carattere fantasia a farsi notare è il Moo Lah Lah: qui tutte le lettere, anche quelle greche, sono pezzate come le mucche frisone. Certo un font adatto solo ad usi particolari.
Il Press Start 2p supporta anche il greco, nello stesso stile di tutto il resto, ossia con lettere composte di un numero limitato di pixel, per cui le curve sono approssimate con vari gradini quadrati.
La gran parte degli handwriting non supporta il greco, e quando lo fa la omega non è per niente diversa rispetto alla sua versione stampatella.
Fa eccezione il Reenie Beanie, di James Grieshaber, dove la lettera è disegnata come una O sottolineata, senza nessuna fessura in basso.
Non so come può reagire il pubblico greco ad una soluzione del genere.
Questo font ha delle lettere latine disegnate a penna in maniera frettolosa, con l’insolita caratteristica di essere inclinate a sinistra.
Dettaglio interessante, da cui però i grafologi potrebbero dedurre qualche tendenza a regredire verso il passato.





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