Ebraico e cirillico corsivo
Tempo fa avevo scoperto casualmente che l’alfabeto ebraico esiste in una forma corsiva. La cosa che mi aveva stupito era che molte lettere erano irriconoscibili, essendo completamente diverse rispetto alle stampatelle. Ad esempio la aleph, che in stampatello è una specie di X, nel corsivo è composta da due parti e somiglia alla scritta IC.
Le lettere ebraiche sono modellate su quelle degli antichi manoscritti sacri, quindi la versione stampatella ha l’aspetto di una scrittura a mano, seppure realizzata con pennino e calamaio (nella versione serif).
E poi ad ogni lettera è stato dato un significato esoterico a seconda della forma. Ad esempio la aleph avendo due tratti corti che si allontanano dal tratto lungo in direzioni opposte, suggerisce il concetto che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio.
Perché mai cambiare completamente la forma della lettera dovendo convertire il tutto in corsivo?
In realtà il mio stupore era abbastanza fuori luogo: basta confrontare la forma stampatella e quella corsiva dell’alfabeto latino per rendersi conto delle enormi differenze a cui si va incontro in questi casi. È normale che il corsivo sia strutturato secondo criteri completamente diversi. Le forme devono essere tracciate rapidamente e con un movimento fluido.
Nell’alfabeto latino si passa da lettere separate in stampatello a lettere unite tra di loro in corsivo. In ebraico le lettere restano separate anche in corsivo.
Diverso è il caso dell’arabo, dove non c’è nessun corsivo per il semplice fatto che lo stampatello è già di fatto un corsivo a lettere unite.
Su Quora un paio di anni fa un utente ha pubblicato qualche utile informazione in lingua italiana, corredata da immagini interessanti. C’è l’intero alfabeto ebraico con le due versioni a confronto, un paio di esempi di scrittura, una tabella con l’evoluzione delle lettere nel corso dei secoli, e una foto di una scritta vandalica sul muro di una moschea. “Okay, non è la miglior scritta in circolazione...”, ammette l’autore del post, permette di riconoscere a prima vista il fatto che le lettere non hanno la forma quadrata ma quella corsiva, fatta esclusivamente di linee curve.
Anche il cirillico deve avere un corsivo, ho immaginato. E infatti sul web si trovano varie tabelle. Come nell’alfabeto latino, qui le lettere si uniscono tra di loro. E in effetti, visto che alcune lettere sono comuni ai due alfabeti, anche alcune delle corsive sono tali e quali a quelle che conosciamo. Lettere come ABDOPC, al di là del fatto che a volte sono associate a suoni diversi rispetto a quelli a cui siamo abituati, hanno delle forme che ci sono molto familiari. Inclusa la D, che in stampatello ha un aspetto completamente diverso rispetto a quella italiana (la parte inferiore sembra una specie di ponte, quella superiore è un trapezio). La versione minuscola della stessa lettera ha, inspiegabilmente, la forma della g corsiva del nostro alfabeto. Invece la lettera pe, che in stampatello somiglia a una p greca, in corsivo è come la nostra n. E la lettera te in corsivo è, chissà perché, una m.
La cié, che in stampatello è una specie di 4 aperto e coi tratti verticali, in corsivo diventa una r.
E quella che in corsivo sembra una T corrisponde al suono G.
Insomma, anche se le forme ci sono familiari, possono scattare numerose trappole, per cui le lettere non sono quello che sembrano. La lettera che in stampatello sembra una N al contrario e in corsivo sembra una U in realtà corrisponde al suono I.
Altrove è possibile vedere un’altra tabella, in cui le lettere hanno un aspetto più naturale, come quando si tracciano velocemente con una biro, e una forma leggermente diversa a quella vista in precedenza. Guardare ad esempio la lettera T.
L’articolo è scritto in maniera ironica, e corredato da foto degli esempi più illeggibili che si è riusciti a trovare, tanto per spaventare chi non parla la lingua. C’è anche un esempio più realistico, che comunque richiede un notevole studio per associare ogni lettera alla corrispondente stampatella.
Anche se i siti che parlano di cirillico sono spesso relativi alla lingua russa, lo stesso alfabeto, con minime modifiche, è usato anche per trascrivere la lingua ucraina, oltre ad altre lingue nella regione circostante.
Vado a dare un’occhiata su Google Fonts, ma il panorama è estremamente deludente. Nella sezione Handwriting, la stragrande maggioranza dei font presenti non include né l’alfabeto ebraico né quello cirillico.
Per essere più precisi, uno solo contiene le lettere ebraiche: l’Amatic Sc. Solo che è la foma stampatella, con la aleph a forma di X.
Una manciata di font contiene le lettere cirilliche, ma si tratta quasi sempre della versione stampatella. Nella quale la lettera che corrisponde al suono T ha la forma di una T (Pacifico, Caveat...).
Soltanto uno mi da la soddisfazione di mettere la forma corsiva delle lettere, dove al posto della T c’è una specie di M con un tratto orizzontale e tre aste verticali: il Marck Script di Denis Masharov.
Le lettere di questo font, anche quelle dell’alfabeto latino, hanno la forma corsiva ma non si uniscono tra di loro. Questo permette di alterare lo spazio tra una lettera e l’altra a seconda delle esigenze grafiche.





Commenti
Posta un commento