Guinness

Le lattine di birra Guinness sono famose per via della pallina, una sfera di plastica che si trova all’interno e che serve a “mettere in movimento le molecole di carbo-azoto che formano la schiuma di seta della birra (70% azoto, 30% anidride carbonica)”, come ha spiegato il Corriere qualche hanno fa.

Viste a distanza restano inconfondibili, fondo nero (si tratta di una birra scura), arpa dorata, nome dell’azienda in colore bianco. In realtà qualche anno fa c’è stato un restyling discreto ma significativo.

Sul web non si trovano foto delle due versioni a confronto, e del resto è anche complicato fare una buona foto di una lattina per via dei numerosi riflessi che arrivano da tutte le parti. Ma separatamente si possono trovare le foto sia della vecchia versione che della nuova.

Il vecchio font che si usava per la scritta Guinness era uno strano semi-serif dalle grazie scampanate. La G era abbastanza stretta. Le grazie mancavano nell’angolo superiore destro delle lettere (UIN).

Oggi al suo posto c’è un serif più tradizionale. Nonostante tutto è stata mantenuta la caratteristica del gap sulle N, in alto a sinistra.

La scritta “draught”, in un sans-serif normale, ora contiene molto più spazio tra una lettera e l’altra ed è leggermente più grande. Anche il font è cambiato. Prima la G aveva lo sperone, ora non più.

Nella vecchia versione si poteva notare anche la firma di Arth Guinness, scritta secondo l’usanza settecentesca: in caso di doppia s, la prima veniva tracciata lunga, la seconda normale.

La disposizione delle scritte è un po’ cambiata. “Brewed in Dublin” è stata sostituita da “St James’s Gate Dublin, Ireland”, subito sotto la marca, ed è stata aggunta la dicitura “stout”.

L’arpa è stata completamente ridisegnata: ora le corde sono più sottili, sono presenti varie decorazioni ondulate, la scritta si è spostata sulla parte più esterna dello strumento ed anche qui è stato cambiato il font (il 7 ha l’asta obliqua ondulata).

Tra l’altro quella scritta è interessante per il modo in cui è stata abbreviata la parola “estabilished”, ossia “fondata”. L’abbreviazione standard sarebbe “est.”, ma qui al disopra del punto troviamo una piccola d (anzi, nella vecchia versione più che un punto sembra una linea corta).

L’anno di fondazione della nota birreria irlandese è il 1759.

Su vari forum sono comparse richieste di identificare i font usati.

Ovviamente per il logo si tratta di qualcosa di personalizzato. Il tratto mancante della N difficilmente è una caratteristica standard dei font in commercio (a parte gli stencil). Ma su quale base si è lavorato?

Per quanto riguarda la vecchia versione, qualcuno segnalava l’Agenda, di Philip Martin, 1976, oggi pubblicato da Urw. Che ha in comune col logo Guinness la gestione abbastanza creativa delle grazie, e alcune scelte come il diverso spessore dei tratti verticali della U, ma ha proporzioni diverse (è più largo) e i dettagli non coincidono (la base della I, le estremità della S...).

Per quanto riguarda il nuovo logo, tendenzialmente le forme sono quelle di un serif tradizionale, ma la curva delicata che sta alla base della G è difficile da trovare.

La passo al Font Moose di Devroye e vengono fuori risultati molto più spigolosi. Un font che ha proporzioni simili, solo per questa lettera, è l’Itc NewEsprit, di Jovica Vljovic, 2010. Che però non ha le estremità piatte, o la cravatta corta della E, o la sua grazia superiore orientata in verticale.

Su Come - Creativity By Strategy nel 2016 è comparso un articolo in italiano dedicato a quest’ultimo restiling.

A quanto pare l’agenzia che se n’è occupata, basata a Londra, ha fatto le cose in grande, studiando le vere arpe per poter stilizzare il simbolo nella maniera più realistica possibile, in contrapposizione al disegno minimal che c’era in precedenza.

Quella che compare ora sulle lattine non è la stessa versione che si vede sul sito. È più semplificata, ci manca qualche dettaglio.

Nell’articolo c’è anche una foto col vecchio e il nuovo logo a confronto.

Anche quello vecchio non coincide con ciò che si vede sulle lattine. La dimensione dell’arpa è minore, non si vedono i riflessi dovuti all’alluminio lucido della lattina, che sono gli stessi nelle due versioni, e soprattutto la scritta con la data di fondazione si trova al di fuori dell’arpa.

Insomma, in quell’immagine la differenza tra i due loghi appare molto maggiore di quella che è sulle lattine effettivamente prodotte.

Ho letto da qualche parte che il restyling precedente doveva essere stato eseguito da Dalton Maag nel 2005. Sul sito ufficiale doveva esserci una pagina dedicata, ma mi pare che sia stata rimossa. 

Il sito Turbologo ha raccolto i loghi Guinness di varie epoche. Il nome dell’azienda affiancato al marchio in gergo si chiama wordmark. Non era presente prima del 1997, quando è stato aggiunto in normali lettere stencil tutte maiuscole (seppure in versione custom). Per cui si capisce quale è l’origine del dettaglio alterato nella lettera N che è stato mantenuto ancora oggi: è ispirato allo stencil perché prima l’intera parola era in caratteri stencil.

Dal 1968 c’era solo un’arpa stilizzata, che aveva preso il posto quella decorata con nodi celtici che era stata scelta nel 1955.

Il più vecchio logo che il sito riesce a trovare è un’etichetta ovale sulla quale compare un’arpa in piccolo, la firma di Arth Guinness con l’aggiunta “Son” e qualcos’altro che non si capisce, e varie scritte di servizio.

Nella fascia più esterna compariva nella parte superiore la scritta “Guinness’s Extra Stout” in caratteri outline con decorazione interna (parenti alla lontana del Rosewood, ma senza divisione in due metà), mentre nella metà inferiore c’era scritto “James’s Gate Dublin” in un serif dalle tipiche proporzioni ottocentesche.

L’impostazione potrebbe risalire fino al 1862.

I dettagli però cambiavano nel corso del tempo.

La firma di Guinness oggi viene impressa anche in rilievo sul vetro delle bottiglie.

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