Sfogliando vecchi giornali (seconda parte)

Sfogliare vecchi giornali non significa solo leggere notizie vecchie, ma entrare in un altro mondo. Sia per ciò che succedeva, sia per come veniva raccontato, sia per i mezzi con cui veniva raccontato.

Prendiamo per esempio queste righe, tratte dal primo numero del Corriere della Sera, 5-6 marzo 1876. 

 

 

Ovviamente la prima cosa che colpisce, dal punto di vista tipografico, e l’imperfezione della stampa. Volendo digitalizzare questo font, quale forma scegliereste per ogni lettera? Perché ogni volta che compare è diversa. Le prime lettere di ogni riga hanno inchiostro in eccesso. La stessa lettera a volte è molto marcata, a volte ha tratti mancanti. La a compare con la codina sottile all’insù o con un accenno di grazia non troppo definita oppure con una macchia di inchiostro da cui è impossibile ricostruire la forma originale. Le due s vicine, le due l, le due p, le due t risultano diverse. E come sarebbero le grazie ella i o della l?

C’è poi quello strano segno tipografico a separare una parte dell’articolo dall’altra: una croce di Sant’Andrea fatta di puntini.

Ma il motivo per cui ho fotografato queste righe sono le virgolette. Sono virgolette italiane, ma mentre oggi vengono messe all’altezza dei tratti ascendenti, qui erano a mezza altezza della x. Come se fossero virgolette francesi.

Inoltre, mentre oggi le virgolette si attaccano alla prima e all’ultima parola della citazione, qui veniva lasciato uno spazio.

Facciamo un salto in avanti nel tempo. 30-31 luglio 1900. Viene assassinato il re d’Italia Umberto I. Stranamente le dichiarazioni non sono riportate né fra virgolette italiane né fra quelle francesi, ma con il trattino iniziale.

Nelle pagine interne ci sono notizie di piccola cronaca. Molto piccola. Oggi ogni breve merita uno spazio a sé e un suo titolo. All’epoca i titoli erano in un grassetto largo sulla prima riga dell’articolo, e i testi erano stipati uno dopo l’altro, anche senza riga vuota in mezzo.

Soprattutto, mancava il concetto di privacy come lo conosciamo oggi. Troviamo il cognome e il nome dell’avvocato a cui è stato rubato l’orologio da taschino (con catena d’oro) mentre si trovava sul tram, con valore complessivo della refurtiva, e i nomi di tutti coloro a cui è stata rubata una bicicletta, incluso quello a cui è stata sottratta “dai locali della Banca Lombarda”!

 


Certo, stiamo parlando di 122 anni fa!

Andiamo avanti, allora. 11 novembre 1941. La prima pagina annuncia le leggi per la difesa della razza. A pagina 2 c’è questo articoletto di una colonna: “Strana gara di velocità fra una mucca e un treno”. 

 


 

Anche oggi potrebbe succedere una cosa del genere, ma di sicuro non verrebbe raccontata in questo modo.

Andiamo avanti: 8 agosto 1945. La prima pagina apre col titolo: “La bomba atomica ha polverizzato tutti gli esseri viventi. a Iroscima” (con un punto a mezza frase e il nome della città giapponese scritto all’italiana).

A pagina 2 un riquadro a una colonna, dentro una cornicetta nera, taglio basso, mostra la foto di una donna sorridente e con le gambe scoperte. Titolo: “D’inverno non avrà freddo”. Testo: “Anche questo è un modo economico di procurarsi una possibilità di riscaldamento per l’epoca in cui manca il combustibile. Quest’attrice americana ha dalla natura il dono di così abbondanti capelli che addirittura può vestirsene come con una pelliccia”. 

 


 

 

Si era in agosto, ma evidentemente giornalisti e lettori erano profondamente segnati dalle privazioni della guerra.

A sinistra nella stessa pagina una notizia da Los Angeles: “Ferisce una donna perché i suoi baci dànno ai nervi” (con l’accento sulla a). 

 


 

Nel ventennio fascista la cronaca nera era stata bandita dai giornali, quindi forse mancava l’esperienza. Certo che un articolo del genere fa accapponare la pelle. Nel primo paragrafo l’uomo dice che i baci della donna gli davano ai nervi, nel secondo che anche gli altri compagni che l’avevano baciata erano stati presi da un collasso nervoso, nel terzo che la donna, con nome e cognome, “dall’ospedale ha negato di essere stata baciata … affermando di essere stata sempre fedele al marito che è alle armi.”

Concludiamo col 1948, 31 gennaio. In prima pagina si racconta che Ghandi è stato assassinato da un fanatico indù. A pagina 2 c’è un titoletto su due colonne. “Un uomo dal mantello nero sbarrava la strada ai passanti”. Linea nera orizzontale, corpo più piccolo, serif corsivo grassetto: “Ma non aveva intenzioni bellicose, era solo un ubriaco che chiedeva aiuto”. 

 

 

Non so se oggi vengono pubblicati articoli equiparabili a questi, ma il fatto è che sul web ogni articolo ha una pagina a sé. E anche quando uno scorre l’home page, vede sempre pochi articoli alla volta.

Sui vecchi giornali formato lenzuolo invece chi legge ha un quadro completo di tutte le notizie della pagina, e quindi mette in relazione la notizia assurda con le circostanti. Poi magari sull’altro lato della pagina c’è il resoconto di un evento che ha fatto la storia, con gli articoli degli inviati, le analisi politiche e strategiche, le dichiarazioni dei capi di Stato... Il contrasto tra le due cose è ancora più evidente.

Dal punto di vista tipografico noto due dettagli in questa pagina. Prima di tutto che le lettere all’epoca erano un po’ ballerine. In alto si notano le parole “aprendo” e “anticipazione” in cui l’ultima lettera è scesa al disotto del livello delle altre. E anche nell’articolo sull’uomo col mantello, le parole hanno spesso un andamento ondulato.

L’altra cosa che noto è che la “È” con l’accento viene resa usando l’apostrofo. I caratteri da quotidiano non potevano permettersi troppo spazio tra una riga e l’altra. Non c’era modo per il disegnatore di aggiungere gli accenti sopra le maiuscole. A meno di non disegnare una E più bassa del normale per fare posto all’accento. Qualcuno lo faceva,  ma la differenza con la lettera normale si notava. Era più comodo usare l’apostrofo, che poi era anche la regola per chi batteva a macchina, visto che sulle tastiere delle macchine da scrivere le lettere accentate non erano presenti (In effetti non ci sono neanche sulle tastiere dei computer, ma i normali programmi di videoscrittura effettuano la sostituzione in automatico). 

Ah, un’altra cosa: la riga verticale che separa le due colonne dell’articolo parte solo dalla seconda riga. Col risultato che l’ultima parola della prima riga finisce addosso alla prima parola della seconda colonna, anche se c’è parecchio rientro sulla sinistra. 

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