Sfogliando vecchi giornali
Di solito ci si imbatte nei vecchi giornali quando si rievocano quegli eventi che hanno fatto la storia. Lo scoppio di una guerra, il naufragio di un transatlantico, l’elezione di un papa, la proclamazione della repubblica, un attentato, la vittoria ai mondiali.
La foto della prima pagina viene inserita in piccolo accanto all’articolo, o nella pagina di un libro di storia per le scuole, e si riesce a leggere soltanto i titoli.
Idem per i servizi televisivi, dove varie prime pagine di vari giornali si susseguono rapidamente, come didascalia di immagini in movimento che attirano tutta la nostra attenzione.
Ci si sofferma ben poco sull’aspetto stilistico. Ovviamente si nota che l’impaginazione è completamente diversa da quella attuale. E si nota anche che i font usati sono insoliti. Ma questo è normale. Contribuisce a fare atmosfera. Alla fine uno si abitua al fatto che sia così, e anche i font delle prime pagine storiche diventano familiari.
E però se ci si ferma a guardare i dettagli ne viene fuori sempre qualcosa di nuovo e di sorprendente, mai notato prima.
Prendiamo il Corriere della Sera del 17 aprile del 1912. Giorno che è entrato nella storia perché arrivavano dispacci a raffica sulla tragedia del Titanic. La notizia, cronaca estera, venne relegata a pagina 2, mentre in prima c’erano questioni diplomatiche che all’epoca erano importanti e oggi nessuno ricorda (le Potenze avevano qualcosa da ridire sulla Turchia).
Titolo di apertura in caratteri sans-serif compressi, come si usava all’epoca. Permettevano di fare entrare l’intero titolo su una sola riga, e allo stesso tempo usare un corpo più grande (le lettere sono strette e alte).
Certo, un font del genere oggi è difficile da trovare e magari non si usa in questo modo, ma possiamo tranquillamente immaginarlo: a parte la forma della t, è come fosse un Impact leggero, o un Bahnschrift stretto.
Ma la seconda riga? Per quanto mi riguarda è uno dei font più strani che siano comparsi sulla prima pagina del Corriere.Gli svolazzi sulle numerose r e sulla c, l’esuberanza delle grazie su d e b, la forma irregolare della u o della n... Nessuno oggi farebbe una prima pagina così. Si respira stile liberty, i primi anni del secolo.
Alcuni di questi dettagli sono confluiti nello Smythe, che si scarica gratuitamente da Google Fonts. La L, inconfondibile, la e, eccetera. Ma le minuscole del font digitale sono più composte, e non hanno tutti quegli svolazzi.
Un’altra prima pagina interessante è quella del 18 luglio 1941. In questi giorni è anche abbastanza inquietante: si parla della “Gigantesca battaglia di Russia”, che “impegna milioni di uomini”. “Terribili combattimenti nella zona di Kiev”, “I tre grandi urti sulle direttrici di Pietroburgo, Mosca e Kiev”. “Bancarotta della strategia sovietica”.
Purtroppo sono ricordi dolorosi per la storia d’Italia. Sappiamo come andò in seguito, al di là della propaganda. L’avanzata rimase bloccata, in inverno ci fu la disastrosa ritirata tedesca, con gli alpini che rimasero a morire assiderati mentre tentavano di tornare in Italia a piedi.
Il font del titolo è tipico di quegli anni, con una a compressa ad un solo livello, con grazie sia nella parte inferiore che in quella superiore. Font del genere oggi sono quasi introvabili. Una a ad un solo livello oggi si disegna o nella forma circolare senza grazie, come nel Futura (se ne vede un’esempio anche nel giornale in questione) o al massimo una grazia solo nella parte bassa.
Ma a lasciarmi di stucco è la seconda riga, che è grigia.
Che c’è di strano? Certo, oggi siamo abituati ai titoli in due colori. Si scrive normalmente, poi si clicca su un menù, ed ecco fatto.
Ma all’epoca, anche se la stampa in due colori già esisteva, molti giornali usavano solo l’inchiostro nero. Soprattutto vediamo una sfumatura scura che segue il contorno delle lettere.
Se andiamo a vedere da vicino ci rendiamo conto del perché: non è un font normale colorato diversamente, ma un font con lettere 3d, con bordo nero a destra e in basso, e l’interno delle aste realizzato con un tratteggio obliquo!
Questo non me l’aspettavo.
Lo stesso giorno, nelle pagine interne
troviamo questo titolo composto addirittura in corsivo. Un’altra
rarità. Si tratta di un titoletto pcccolo, solo su due colonne. E c’è da dire che la qualità del disegno lascia molto a desiderare. Comunque notiamo che la o viene gestita in tre modi diversi: in coda alla prima riga non ha il trattino sulla destra; in coda alla seconda il tratto finale si arriccia; in tutti gli altri casi c’è un trattino basso staccato a fare da tramite con la lettera successiva (l, s, m) o anche prima dello spazio.









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