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I numeri 6 e 9 hanno la particolarità di avere la stessa forma, solo che uno è la versione capovolta dell’altro. In teoria basta disegnare la forma una volta sola, poi copiarla e incollarla, infine ruotarla di 180 gradi.
Molto spesso è così. Ma non sempre. Proviamo a scorrere i font di Google per vedere come si regolano. I primi della lista hanno tutti dei 6 e 9 che hanno in comune la stessa forma. Quando il 6 tende a chiudere l’estremità libera, la stessa cosa succede nel 9, come nell’Inter Tight. Quando l’estremità libera del 6 procede in maniera rettilinea, lo stesso avviene nel 9, come nel Lato. Quando il 6 ha un tratto ascendente, il 9 ne ha uno discendente, come nel Raleway.
Possibile che ci sia qualche differenza, ma è minima.
Il primo font in cui si nota qualcosa di diverso è il Passions Conflict, di Robert Leuschke. Che è uno script. Qui entrambi gli occhielli rimangono aperti, ma mentre nel 6 l’apertura si trova sul lato interno, tra occhiello e tratto libero, nel 9 si trova all’esterno, a spezzare la direzione del tratto che parte dall’estremità libera. Questo perché scrivendo a mano può venire spontaneo disegnare diversamente le due forme: il 6 si può disegnare come una spirale a partire dal centro, senza soluzione di continuità; il 9 invece come un cerchio in senso anti-orario prima di spezzare la curva per terminare col tratto che scende in basso.
Un altro font che gestisce le due lettere in maniera diversa è l’Aref Ruqaa Ink. Che già dal nome tradisce un influsso calligrafico: le lettere sono ispirate allo stile di scrittura arabo Ruqaa. Qui abbiamo un 6 che ha la gobba verso l’esterno, verso sinistra, secondo il normale andamento di una spirale, mentre nel 9 il tratto libero fa una controcurva, in direzione opposta rispetto a quella di provenienza (vira verso il basso anziché verso l’alto).
Anche negli altri handwriting notiamo la differenza tra 6 e 9: il primo numero tende ad avere la gobba, il secondo tende ad avere un tratto libero dritto oppure curvato in senso antiorario (Caveat, Indie Flower).
Tra i font che non sono handwriting, la differenziazione tra 6 e 9 è molto più rara. L’esempio più in vista è il Fira Sans, di Carrois Apostrophe. Qui mentre l’estremità libera del 6 tende a chiudersi verso l’interno, quella del 9 rimane proiettata verso l’esterno. In pratica in entrambi i numeri l’estremità libera punta in basso. Una caratteristica molto insolita, in questa categoria.
Tra i Display, il Rye di Nicole Fally differenzia i due numeri non per il contorno esterno, ma soltanto per il lato in cui deve comparire il riflesso: sempre il sinistro per ogni asta. Quindi non basta ribaltare il glifo per ottenere un 9 a partire da un 6, ma bisogna ridisegnare un paio di controforme.
Nell’Oleo Script Swash Caps il 6 ha un accenno di grazia in punta e il 9 no.
Una soluzione adottata raramente, ma comunque in uso anche altrove, vedi Kreon di Julia Petretta e Gilda Display di Eduardo Tunni.
Per quanto riguarda le grazie, entrambi i numeri vengono disegnati spesso senza grazie anche nei font serif. Comunque è facile trovare font in cui vengono usate grazie a goccia, come il Lora di Cyreal, il Libre Baskerville e il Domine di Impallari Type o l’Old Standard di Alexey Kryukov.
Nel Tinos di Steve Matteson entrambi i numeri hanno grazie a becco slab sulle estremità.
Nel Prata la punta dei tratti forma una specie di virgola.
Nell’Eczar è un ingrossamento trapezoidale. Nell’Oranienbaum le estremità si allargano gradualmente per essere terminate poi da un taglio netto, obliquo.
Tra i display notiamo, oltre alle grazie tuscan del già nominato Rye e del Sancreek, le estremità a spirale dell’Emilys Candy di Neapolitan, quelle triangolari del Fontdiner Swanky, quelle slab arrotondate del Gorditas e infine quelle bodoniane del Bigelow Rules di Astigmatic.
Quest’ultimo è un font molto disordinato, con lettere ballerine che non rispettano la linea di base. La didascalia dà una descrizione complessa, mettendo insieme Times Roman e Didone. La E minuscola ha la stessa forma della maiuscola, ma più piccola, come pure la R. La g ha una forma mai vista. Ovviamente un font del genere ha l’aspetto un po’ picchiatello, e può essere usato solo in contesti tutt’altro che formali.
Nessun altro, su Google, ha pensato di mettere grazie bodoniane sui numeri.
Concludiamo col Gideon Roman, un display poco usato, in cui 6 e 9 hanno grazie affusolate, in linea con quelle che si trovano sulle lettere.
Adatto a inviti, cartoline e menù, dice la didascalia.





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