Fuggles
I font si basano per forza di cose su lettere dalla forma fissa. Questo è un vantaggio quando si deve riprodurre il testo di un libro, ma è un difetto quando si prova a riprodurre l’effetto della scrittura a mano. Quando si scrive a mano le lettere sono sempre diverse. In un font si può cercare di movimentare l’insieme disegnando lettere di altezze diverse e che seguono assi diversi, nelle quali le forme di base non siano ripetitive (il cerchio che forma la o è completamente diverso rispetto a quello che forma la a o la g). Ma quando capitano vicino due lettere uguali diventa evidente la regolarità di fondo, visto che sono identiche. Inoltre nella normale scrittura a mano si tendono ad unire le lettere fra di loro. Se non tutte, come nel corsivo, almeno alcune. Questo non è un problema in arabo o devanagari, dove le giunzioni sono sempre alla stessa altezza. Ma è un problema con il corsivo del nostro alfabeto. La a o la n terminano con un tratto in basso,mentre la o si congiunge con la lettera successiva in alto. Come disegnare una l che si unisca con la lettera precedente in maniera fluida, che sia una a o che sia una o?
Con le tecnologie moderne non è possibile creare un font in cui la forma delle lettere sia allo stesso tempo casuale e armonica con quelle circostanti, ma è possibile ottenere un aspetto meno ingessato utilizzando qualche stratagemma.
In pratica bisogna creare delle legature contestuali.
Nel medioevo molte lettere venivano scritte unite tra di loro. Ad esempio or, o de. Scrivendo, era più facile tracciarle con un tratto in comune. Quando Gutenberg dovette creare il primo font della storia, ebbe un gran da fare perché oltre a tutte le lettere dell’alfabeto dovette occuparsi anche delle numerose legature che erano in uso all’epoca. Al giorno d’oggi sono in uso soltanto quelle relative alla f (fi, fl, ffi, ffl, ff), che è una lettera complicata, che fatica ad entrare in armonia alcune di quelle che la seguono senza ricorrere alla creazione di un glifo che le accomuna. Queste legature hanno una posizione specifica in Unicode.
Ciò non toglie che nei moderni formati di font è possibile creare una legatura tra una qualsiasi coppia di glifi.
Scorriamo gli handwriting di Google dopo avere scritto la parola “bolletta” (o “balletto” se vogliamo essere più spensierati) nella casella dell’anteprima. Tutti i primi font della lista mostrano un aspetto regolare. Quando arriviamo al Fuggles dell’immancabile Robert Leusche (molti degli handwriting di Google portano la sua firma) vediamo che le due l vicine sono diverse una dall’altra, e anche le due t.
Possiamo scaricare il file e aprirlo con FontForge. Quando andiamo a scrivere nella finestra delle metriche vediamo che una delle sigle evidenziate sulla sinistra è “calt”. Le alternative contestuali.
Se clicchiamo su Elemento nella barra dei menù, poi Informazioni Sul Font e poi selezioniamo la tabella Lookups possiamo trovare la tabella “calt” e vedere cosa c’è dentro (espandi la subtable e poi clicchi sul pulsante Modifica Dati).
Compare la lista di tutte le legature, col nome e l’elenco dei glifi di cui sono composte.
Non c’è bisogno di segnarsele da qualche parte per poi digitare un testo per vedere come sono fatte: basta passarci sopra col puntatore del mouse perché in automatico compaia l’anteprima. Sulla destra ci sono le due lettere separate come apparirebbero affiancate. Sulla sinistra compare invece il glifo che le unisce.
La prima è a_n.ss01. Unisce la a e la n. Normalmente il tratto finale della a andrebbe a sbattere sul fianco di quello iniziale della n. Nella legatura invece il tratto finale della a fa una curva stretta e diventa il tratto iniziale della n.
La seconda è B_l. Le due lettere nelle loro versioni di base non sarebbero unite da nulla. Nella legatura il tratto finale della B svolazza e va a disegnare la l senza soluzione di continuità.
Un paio di posizioni più in basso c’è una legatura da tre glifi. Comprende la d, la e e lo spazio. In maniera tale che quando la sillaba de capita in finale di parola, l’ultimo tratto della e si allunga in avanti e si arriccia.
Alcune posizioni più in basso troviamo la legatura m_m. Che non è una vera e propria legatura, nel senso che le lettere restano separate tra di loro. Soltanto che una è più in alto e l’altra più in basso, e la forma è leggermente diversa.
Lo stesso avviene per due o vicine.
Le due t invece acquisiscono un tratto
orizzontale comune, visto che effettivamente alcune persone quando scrivono a mano adottano questa soluzione.
Le legature contestuali di questa tabella sono soltanto 17.
Nell’anteprima di Google sono automaticamente attive. Se scrivo la parola “verde” nel Type Tester, le lettere er e de vengono presentate in forma di legatura. Nel momento in cui premo spazio, la e finale guadagna lo svolazzo, questo significa che la legatura d_e viene tolta e sostituita dalla d_e.ss01.
Non è che il Fuggles sia particolarmente bello o usabile in molti contesti. Però questa sua caratteristica lo rende interessante. “Aggiungi centinaia di forme alternative e hai la ricetta per un versatile carattere manoscritto”, dice la descrizione.
I glifi di cui è composto il font sono 1600. C’è una valanga di forme alternative di ogni lettera alle quali attingere. Alcune possono essere inserite in automatico impostando gli stylistic set (le lookup che cominciano per ss... seguito da un numero), ma volendo possono essere inserite manualmente una a una. Chiaro che quest’ultimo sistema è improponibile per i testi lunghi, ma per fare un logo di una parola o uno slogan di poche parole è una cosa fattibile. E rende la scritta pressoché unica, diversa dalla versione di base che si può ottenere nell’anteprima.





Commenti
Posta un commento