La scrittura corsiva italiana

Su Wikipedia c’è un file che mostra tutte le lettere della scrittura corsiva italiana, maiuscole e minuscole, come vengono insegnate ai bambini delle elementari (scuola primaria). Nel ventesimo e ventunesimo secolo, specifica il titolo dell’immagine.

Dell’alfabeto non fanno parte le lettere straniere jkwxy, che pure vengono spesso insegnate ai bambini. Il foglio mostra anche i numeri.

Purtroppo è stato inserito nella pagina dedicata al corsivo, che non è la posizione corretta: infatti quella voce di Wikipedia è dedicata al corsivo italico, ossia un tipo di carattere da stampa in cui le lettere, staccate una dall’altra, sono inclinate in avanti (o a destra). Il corsivo calligrafico merita una voce a sé, che si chiama scrittura corsiva.

Comunque lo stesso file può essere visto in tutto il mondo anglofono, perché compare nella pagina di Wikipedia in inglese dedicata alle varianti regionali della scrittura a mano.

L’elemento più caratteristico è probabilmente la forma della lettera D. Qualcosa che non si trova in nessuno dei principali handwriting gratuiti in circolazione.

Almeno, non è su Google Fonts e tra i font scolastici di Dafont (spesso di bassa qualità).

Si tratta di una D che si disegna con un tratto verticale che poi si allarga a sinistra, torna su e disegna il tratto curvo di destra in senso orario senza soluzione di continuità. Un andamento simile a quello della B della P e della R. Peccato che per i font designer questa formula sia fuori moda.

Diamo un’occhiata a Google Fonts.

Uno degli handwriting più popolari, il Pacifico, ha questo tratto curvo sulla sinistra solo sulle lettere P ed R. La B e la D sono composte solo dal tratto verticale e dai tratti curvi sulla destra.

Nel Sacramento, di Astigmatic, la B ha il tratto curvo che si allarga a sinistra a partire dal basso, le altre tre lettere no. In particolare nella D il tratto di destra si disegna in senso antiorario, a partire dall’asta verticale (obliqua, qui) che si arriccia su sé stessa.

Nel Parisienne, sempre di Astigmatic, le lettere BPR hanno il tratto curvo a sinistra, ma la D no, essendo disegnata come nel font precedente.

Lo stesso discorso vale per il Rochester, di Sideshow. E per l’Herr Von Muellerhoff, di Sudtipos. E per il Petit Formal Script, di Impallari Type.

L’unica eccezione è forse lo Yesteryear, di Impallari Type, che comunque riproduce una scrittura più frettolosa e inclinata, con contrasto, non certo gli esperimenti dei bambini delle elementari con la penna biro.

Anche nel settore Script/Scuola di Dafont non troviamo nulla come la calligrafia italiana. Il Vitkova Pisanka di Vit Condak ha BPR che curvano a sinistra, ma di nuovo una D antioraria. E lo stesso vale per l’Imrans School di Peter Wiegel.

Una lettera dalla forma assurda in italiano è la H, che si costruisce pressappoco unendo una I maiuscola con una l minuscola e aggiungendoci un trattino tra le due lettere. Qualunque ragazzino appena ha imparato a padroneggiare la scrittura la sostituisce con una forma più consueta e rapida. Come pure avviene per le lettere straniere, come la X, almeno in alcune delle versioni che vengono insegnate (non mostrate nel file).

Una H simile a quella italiana si vede nel Vitkova Pisanka, ma senza il trattino. Il font riproduce ciò che veniva insegnato ai bambini nelle scuole cecoslovacche negli anni Ottanta.

Alcuni dei font di Google hanno una H simile, con gli occhielli in basso a sinistra e in alto a destra, come appunto il Parisienne di Astigmatic e il Niconne di Vernon Adams.

La pagina con le variazioni regionali della scrittura corsiva mostra un esempo di alfabeto insegnato in Gran Bretagna nel secolo scorso, e il metodod D’Nealian, sempre per chi parla inglese.

Nel primo esempio che viene mostrato si nota che BPR vengono disegnate senza l’occhiello di sinistra, nella D l’asta verticale forma un ricciolo in basso e prosegue in senso antiorario. La H non ha i due occhielli (forse ne ha uno sull’asta orizzontale), la I e la J formano un occhiello in alto. K e X hanno un aspetto più simile allo stampatello rispetto a quelle che si vedono su alcuni libri scolastici italiani. Ma le lettere più sorprendenti sono T e Z. La T è stata disegnata tale e quale alla nostra I. La Z invece è una specie di N, ma con la gobba più bassa il cui tratto scende sotto la linea di base a formare un occhiello.

Per quanto riguarda le minuscole, la z segue lo stesso andamento della corrispondente maiuscola, mentre una lettera strana è la r, lì disegnata come la versione stampatella: il tratto che la unisce alla successiva parte dal lato superiore dell’asta verticale, invece che nascere da una curvatura sul lato basso di quest’ultima come avviene in Italia.

Una differenza riguarderebbe anche la f: nell’esempio di scrittura italiana viene disegnata con l’occhiello soltanto in alto, mentre in quello di scrittura inglese ha un secondo occhiello in basso. In realtà spesso anche in Italia la lettera viene disegnata in questo modo.

Nella versione D’Nealian la q minuscola ha un occhiello sul tratto discendente, ma sul lato destro (la g ce l'ha sul sinistro). La p si disegna con un occhiello anche in alto, anziché con un tratto ondulato. La z ha l’occhiello sul tratto discendente, ma non somiglia ad una n. Nelle maiuscole notiamo una forma improponibile della lettera I (che sembra quasi una l con occhiello) e la Q aperta come fosse un 2. La T ha il tratto superiore che prosegue oltre l’asta verticale. Quindi non è identica alla nostra I. Semmai è uguale alla loro F, ma senza trattino centrale.

Per quanto riguarda i numeri, notiamo l’1 composto da un solo segmento verticale, il 2 che non ha il tratto inferiore ondulato, il 7 che non ha il trattino centrale orizzontale, e il 9 che termina puntando in basso senza piegare a sinistra.

Ma soprattutto si nota una cosa strana. Ai bambini italiani viene insegnato a tracciare i numeri della stessa altezza delle minuscole, senza sforare dalle due linee parallele del quaderno a righe.

Invece ai bambini che imparano il corsivo D’Nealian viene insegnato che i numeri hanno la stessa altezza delle maiuscole. (L’esempio italiano in realtà è allestito su un quaderno con righe di quinta, quindi le proporzioni dei tratti ascendenti e discendenti non sono quelle corrette).

Questo spiega la strana sensazione che si prova a usare certi font calligrafici, dove i numeri sembrano effettivamente troppo grandi. Ad esempio il Parisienne di Astigmatic.

Difficile trovare qualche font che abbia i numeri dell’altezza della x minuscola. Bisogna scegliere fino all’Updock di Robert Leuschke.

Il Tangerine usa come riferimento l’altezza della x, ma ha numeri minuscoli, ossia con tratti ascendenti o discendenti.

Comunque in molti font hadwriting i numeri hanno un’altezza intermedia tra le maiuscole e la x minuscola.

Nelle lettere stampatelle i numeri minuscoli sono usati sempre meno, quindi non si nota nulla di strano nel fatto che abbiano la stessa altezza delle maiuscole. 

Negli ultimi anni c’è un certo dibattito che riguarda l’abolizione del corsivo. I ragazzi usano sempre più i dispositivi digitali, quindi sono più abituati allo stampatello. Per cui gli addetti ai lavori stanno studiando versioni dello stampatello adattabili ad una scrittura rapida a mano. Tagliando i ponti con le lontani radici ottocentesche dei nostri sistemi scolastici

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