Theuth
Thot o Theut era i dio egizio inventore della scrittura, quindi patrono degli scribi e segretario del dio Ra.
Veniva raffigurato con il corpo umano e la testa di ibis, un uccello dal lungo becco ricurvo che viveva sulle rive del Nilo.
È particolarmente famoso nella cultura europea per via di un mito citato dal filosofo Platone nel Fedro. Theut va dal re Thamus e gli sottopone tutte le proprie invenzioni. Il re non le accetta passivamente, ma evidenzia i pro o i contro di ciascuna. Arrivati alla scrittura, Theuth dice: “Questa conoscenza, o re, renderà gli egiziani più sapienti e più capaci di ricordare, perché con essa si è trovato il farmaco della memoria e della sapienza”. Il re non è molto convinto: “Tu, essendo il padre della scrittura, per affetto hai detto proprio il contrario di quello che essa vale”. Coloro che impareranno quest’arte, “fidandosi della scrittura si abitueranno a ricordare dal di fuori mediante segni estranei, e non dal di dentro e da sé medesimi … Della sapienza tu procuri ai tuoi discepoli l’apparenza e non la verità: infatti essi divenendo per mezzo tuo uditori di molte cose senza insegnamento, crederanno di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più in realtà non le sapranno; e sarà ben difficile discorrere con essi, perché sono diventati portatori di opinioni anziché sapienti”.
Il filosofo Socrate, maestro di Platone, non metteva per iscritto la sua filosofia, che non era un insieme di nozioni ma era un atteggiamento con cui affrontare il dialogo con gli altri, spingendoli a riconoscere la propria ignoranza e superficialità e a cercare risposte più approfondite. Le opere di Platone sono strutturate in forma di dialogo, proprio per riprodurre questi meccanismi. Inoltre si dice che non tutte le convinzioni di Platone siano state messe per iscritto, proprio per questa presunta sfiducia nel potere della scrittura di comunicare saggezza autentica.
La frase principale del dialogo del Fedro di Platone è stata scritta a caratteri cubitali in una delle sale del museo della stampa di Bassiano, paese natale dello stampatore Aldo Manuzio, vissuto tra Quattrocento e Cinquecento. Al centro della sala c’è un torchio, mentre lungo le pareti ci sono, in ordine cronologico, tutti gli strumenti di scrittura, dalle tavolette cerate degli antichi romani alle macchine da scrivere e personal computer di epoche più recenti.
Una frase che ispira diffidenza nei confronti della scrittura in un museo dedicato agli strumenti di riproduzione della scrittura crea un po’ di dissonanza, in effetti, e spinge a riflettere.
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| Una sala del museo delle scritture di Bassiano (LT) dedicato ad Aldo Manuzio |






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