Una specie di Italian Old Style

Una raccolta di racconti di Kipling, in un’edizione deluxe di Mursia, con copertina rigida e tanto di cofanetto. L’anno purtroppo è sconosciuto, il colophon dice solo: “Stampato da Offsetvarese per conto di U. Mursia Editore S.p.A.”

Il copyright però, dietro il frontespizio, dice “1964-1986”.

I caratteri sono molto distintivi incluso il corsivo, ma non mi è mai stato possibile risalire all’autore o alla fonderia.

Passarli a What The Font conduce al massimo al Textus Receptus, un lavoro di Lascaris dell’anno scorso, ispirato ai caratteri usati da Johan Bebel nel 1520 (mai sentito) e ai caratteri veneziani di Jenson o ai Golden Type.

Buona alternativa ma non è lui.

La prima caratteristica che salta all’occhio nel libro di Mursia è la e col tratto rettilineo in salita. Un dettaglio che non viene più usato in gran parte dei font, specie i Garamond/Baskerville/Caslon/Century/Bodoni che si sono usati per stampare i libri colti.

Poi si nota la A con una doppia grazia sulla cima. Un altro dettaglio obsoleto, che non compare neanche nel Monotype Italian Old Style disegnato da Goudy nel 1911.

In effetti il font che si avvicina di più a questo è l’Italian Old Style nella versione del 1924, attribuita di nuovo a Goudy, a cui ha lavorato Paul Hunt per la versione del 2008 di Lanston Type.

Un dettaglio che distingue l’Italian Old Style dal Textus Receptus è la forma delle grazie al disopra della M. Nel font di Lascaris queste puntano solo verso l’esterno, mentre nel font di Goudy (e sul libro di Mursia) si allungano da entrambi i lati.

Un dettaglio che invece non coincide tra Mursia e Goudy è la T, che sul libro è molto larga e soprattutto simmetrica, con le grazie puntate verso l’esterno. Quella di Goudy è più in stile Garamond, con le grazie che tendono ad inclinarsi entrambe dalla stessa parte, in maniera non simmetrica.

C’è poi la C, che sul libro è a doppio becco, mentre nel font di Goudy ha una grazia solo sull’estremità superiore, e verticale per giunta.

Ma una cosa che mi colpisce particolarmente è la forma della h. Nell’Italian Old Style la seconda gamba è verticale, come quella della n. Sul libro di Mursia invece è leggermente curvata all’indietro.

qualcosa di simile al 1470 Sorbonne di Glc, ma in maniera meno marcata. Questo font però è distorto in maniera tale da riprodurre le imperfezioni di una stampa d’epoca, mentre l’Italian Old Style di Goudy, all’opposto, ha le grazie rettangolari. Le grazie sul libro di Mursia invece sono arrotondate, e anche leggermente concave. Nulla a che vedere.

La y invece sul libro ha una forma normale, a differenza del Textus Receptus che ci mette una grazia anche sull’estremità inferiore.

Per la cronaca, textus receptus è il termine con cui si indica il testo in greco del vangelo usato come base da Lutero per la sua traduzione in tedesco.

Nei moderni Jenson la A non ha la cima graziata. Mi pare che non ci sia dubbio che il font usato da Mursia sia di ispirazione veneziana. Solo che apparentemente l’originale non è stato digitalizzato, almeno non dalle fonderie che usano piattaforma My Fonts.

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