Kim, Bookman, Bruce, Shippori Mincho, Bonum
Sul web si può vedere qualche pagina della prima edizione di Kim, romanzo di Rudyard Kipling, datata 1901.
Provo a guardare le lettere più caratteristiche e a rispondere al questionario di Identifont. Il risultato, secco, a cui arriva, è Bookman Old Style, che però è diverso per spessori, proporzioni, larghezza e forma delle lettere (la T in particolare).
Risultati vicini potevano essere Caslon Old Face, Bruce Old Style, Fry’s Baskerville, Century 751 e Ef Baskerville.
È un vero peccato che in inglese si usi così poco la Q, che è una lettera così caratteristica.
Mi soffermo allora sull’occhiello inferiore della g. Quello dell’Ef Baskerville mi pare troppo tondeggiante. Quello del Fry’s è addirittura aperto!
Il Century 751, versione della Bitstream del Primer, ha una R con gamba che si arriccia all’insù.
Il Bruce Old Style, datato 1869 ha una C col becco puntato in avanti, caratteristica che manca negli altri font, a parte Bookman, e che invece mi sembra di vedere sul libro di Kipling. Altri particolari però non tornano.
Caslon Old Face ha senza dubbio una M troppo larga. Del resto il font è settecentesco, mentre all’inizio del Novecento andavano di moda proporzioni diverse.
Comunque molti dei font esistiti nei secoli passati non sono stati digitalizzati, o comunque lo sono stati solo in alcune versioni, per cui non c’è da stupirsi se non si trova qualcosa di esattamente identico.
Il Bruce mi incuriosisce. Risulta pubblicato da Bitstream, un’azienda che nel 1869 non esisteva di certo: è nata in epoca informatica, 1981, una delle prime ad occuparsi soltanto di font digitali.
Il disegnatore risulta essere Sol Hess.
Identifont ci racconta che Hess è nato in America nel 1886 e ha iniziato la sua carriera alla Monotype nel 1902. “Ridisegnò e adattò tutti i materiali tipografici dell’azienda. Il suo forte fu lo sviluppo di famiglie di font complete”, un’attività che oggi sembra scontata ma all’epoca era ancora una novità.
Collaborò spesso con Goudy, di cui fu successore come direttore artistico.
Fonts In Use conosce il Bruce Old Style, nelle versioni Monotype e Bitsream. Lo data 1909, ma non ha raccolto nessuna segnalazione.
Il libro di Kipling uscì a puntate su una rivista edita da Cassel And Company, “Londra, Parigi, New York & Melbourne”.
Molti dei Baskerville in circolazione hanno una C simmetrica, con grazie anche sull’estremità inferiore (il Baskerville Old Face è un’eccezione).
Anche il Big Caslon della Apple ha una C fatta in questo modo, ma è più facile trovarne anche di versioni con una grazia sola (quello della Adobe).
Resta il fatto che il font che si vede sulla pubblicazione novecentesca è abbastanza fuori moda, secondo gli standard attuali.
Scorrendo Google Fonts alla ricerca di qualcosa di simile mi soffermo sullo Shippori Mincho, specie per via della forma della C.
Purtroppo il font è stato concepito tenendo conto della scrittura giapponese. La descrizione non dice da dove derivano le lettere latine.
I becchi sono molto protesi in avanti, forse più che nel Bookman, sicuramente più che sul libro novecentesco. Il peso è inferiore. L’occhiello inferiore della g è più affusolato, la G ha un tratto verticale più corto. Le virgole sono più piccole.
Ma la principale disdetta deriva dal fatto che il font è dedicato al pubblico giapponese. Quindi manca del tutto il corsivo, che in libro di letteratura è essenziale (nelle pagine di Kipling compare varie volte). E lo spazio tra le righe è eccessivo, perché è tarato appunto sulle lettere giapponesi.
Questo ultimo difetto si può correggere facilmente: anziché lasciare Interlinea Singola, si può, in OpenOffice, entrare nelle proprietà del paragrafo e impostare il valore manualmente.
Il Times New Roman in corpo 12 ha un’interlinea all’incirca di 0,49 cm. Però è molto più stretto dello Shippori. Per far entrare lo stesso testo nello stesso spazio bisogna impostare lo Shippori in corpo 10.
Insomma, Shippori corpo 10 e interlinea 0,49 equivale all’incirca a Times New Roman corpo 12 interlinea singola. Con la differenza che la pagina appare più chiara perché i tratti del font giapponese sono più sottili. E che non si può usare il corsivo.
O meglio, il corsivo italico o aldino. Perché ovviamente attivando il corsivo di OpenOffice il font viene messo in obliquo. Che ha la stessa funzione ma è meno elegante.
A questo punto meglio usare il Bookman, che il corsivo ce l’ha, ma è ancora più largo. Per mettersi a paro col Times New Roman 12 bisogna scendere a corpo 9,8.
Esiste anche un’alternativa gratuita al Bookman. Si chiama Tex Gyre Bonum e può essere scaricata da FontSquirrel. E ha anche il corsivo aldino.
Il Bonum ha le stesse metriche orizzontali del Bookman: in una riga ci entra lo stesso numero di parole. In OpenOffice però l’interlinea automatica è diversa: il Bonum occupa un po’ di più in verticale. Anche qui è facile risolvere manualmente il problema.
Dice Fonts In Use che molti tipi di carattere di varie fonderie sono stati rilasciati col nome di Bookman.
Uno dei precursiori era l’Old Style Antique #310 della fonderia Bruce, di cui ne venne lanciata una nuova versione proprio nel 1901, col nome di Bartlett Oldstyle. Il nome Bookman venne adottato solo quando la Bruce entrò a far parte della Atf (American Type Founders).





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