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Nella sezione designer/publisher del sito Identifont si trovano informazioni sui disegnatori e sugli editori. Questi ultimi, un si sarebbero chiamati fonderie, visto che per fabbricare i caratteri bisognava usare il metallo fuso.
Oggi i disegnatori più ricercati sono Erig Gill, Hermann Zapf, Albert-Jan Pool (che si è occupato dei tanti font della famiglia FF Din), Adrian Frutiger e Jan Tsichold (che ha firmato il Sabon).
Le fonderie più cercate sono Apple, Google, Microsoft, Adobe e Letraset.
Apple e Microsoft sono due colossi nella produzione di software per computer, e sono entrati nel mercato tipografico solo per via dei font inseriti nei software da ufficio e per il desktop publishing.
Google è un colosso del web, che fornisce anche i font necessari per impaginare i siti, attingendoli da diversi studi grafici.
Adobe pure ha una storia che inizia in concomitanza con lo sviluppo dell’informatica: fondata nel 1982, ha ideato il linguaggio Postscript che permetteva di usare caratteri tipografici professionali nelle stampanti da ufficio, che fino a quel momento potevano funzionare solo con dei rozzi caratteri bitmap non scalabili.
Letraset è quella che ha una storia più lunga, essendo fondata nel 1961, in epoca di caratteri metallici. Ma non si è mai occupata di caratteri metallici: si occupava invece dei trasferibili, quelli che venivano venduti su fogli di carta al grande pubblico, e che dovevano essere ricalcati a matita, una lettera alla volta, per essere trasferiti sul foglio.
Mancano in questa lista le grandi fonderie del passato, come Monotype e Linotype, ancora esistenti anche se agglomerate tra di loro. E mancano i grandi studi grafici che si occupano soltanto di font. Cliccando sulla lista completa, tutti gli editori vengono elencati in ordine alfabetico, con l’accortezza di mettere in grassetto quelli che si trovano nella top 50 (Hoefler, Simonson, Nick’s Fonts, Itc, Berthold, Bitstream... Alcune di queste aziende sono estinte da tempo, altre sono in piena attività).
L’elenco di font della Microsoft occupa solo due pagine e non è completo. Del resto molti dei font che vengono forniti sono in licenza da fonderie esterne.
Circa la metà dei font elencati esisteva già alla metà degli anni Novanta. A volte l’anno che viene segnalato non è quello in cui è stato concepito il disegno originale, ma quello della digitalizzazione di un carattere già esistente.
Il più antico della lista è il Garamond, che, sebbene non datato, si ispira alla forma delle lettere realizzate da un incisore francese nel lontano 1499, fissate nella loro versione moderna nel 1922.
Del 1926 è il Bernard Condensed, digitalizzato dalla Microsoft nel 1993.
Il Book Antiqua pure è datato 1993, ma si basa sul Palatino che è del 1950.
Agli anni Cinquanta risale anche il Courier New: 1956.
Il Bauhaus 93 pure è datato 1993, ma le forme sono quelle del Blippo Black, entrato in commercio nel 1969.
Nulla degli anni Settanta e Ottanta, si passa al 1992 con Desdemona e Harrington, al 1994 con i celebri Comic Sans e Verdana, al 1995 con Curlz, Haettenschweiler e Tahoma.
Nel 1996 vengono aggiunti Georgia e Trebuchet, l’anno successivo il Microsoft Sans Serif.
Nel 2000 viene lanciato il Nina, non molto conosciuto.
Poi arrivano vari Segoe, tra cui lo Script nel 2005 e il Print nel 2008.
Nel 2007 arriva una vagonata di font con la C: Calibri, Cambria, Candara, Consolas, Constantia e Corbel.
Del 2008 è anche il Gabriola, mentre il più giovane di tutti è il Cascadia, datato 2019.
Il Modern No.20 non è datato, ma si ispira di sicuro ad un immaginario precedente all’era informatica.
Ovviamente questo catalogo è molto limitato. I vari pacchetti di software includono molto altro, dai settecenteschi Bodoni, Baskerville e Caslon, all’ottocentesco Rosewood, fino ai novecenteschi Playbill, Hobo, Impact.
La lista completa dei font usati dalla Microsoft si trova sul sito ufficiale, ma non si può ordinarla in base all’epoca in cui è stato disegnato ciascun font.
Su Wikipedia sono elencati tutti i font di sistema (mancano quindi quelli inclusi in Office, che poi sono spesso i più interessanti). Possono essere ordinati secondo vari criteri, tra cui non c’è quello cronologico.
In basso c’è una tabella che li raggruppa in base al sistema di scrittura per cui sono stati pensati. Latino, Greco e Cirillico rappresenta un’unica categoria inscindibile. Le altre sono: ebraico, arabo, thai, cinese, coreano, giapponese, scritture indiane e altro.
La categoria Latino-Greco-Cirillico si divide in quattro sottogruppi: sans-serif, serif, script/display e monospaced.
Tra le note a fondo pagina c’è anche una lista dei font inclusi dalla Microsoft nel Cloud di Office, aggiornata a ottobre 2019. Alcuni hanno un link in rosso, altri in blu. A occhio, almeno la metà di loro ha una pagina dedicata su Wikipedia: Bell, Bookman, Century, Papyrus, Wide latin e molti altri.





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