Via il Times New Roman per sconfiggere la Russia

La notizia è stata riportata ad aprile di quest’anno dal sito del Fatto Quotidiano. Articolo senza firma, non sappiamo se ci sono stati ulteriori sviluppi.

La foto era di repertorio: un tizio qualsiasi seduto di fronte a un computer. L’unica fonte era il quotidiano economico russo Vedomosti.

Gli utenti russi che provavano a visitare il sito della Monotype Imaging si trovavano davanti un messaggio che diceva che il proprietario del sito potrebbe avere impostato restrizioni che impediscono l’accesso.

Monotype non aveva emesso nessun comunicato in proposito.

L’ipotesi era che a causa delle ultime misure approvate dal congresso americano la società statunitense Monotype Imaging aveva interrotto i rapporti con gli sviluppatori russi.

“Per gli effetti delle sanzioni imposte alla Russia, gli utenti russi potrebbero avere difficoltà ad utilizzare cinque font: Times New Roman, Arial, Verdana, Tahoma e Helvetica”, sintetizzava il sito, senza sapere forse che l’azienda ha un catalogo vastissimo, visto che ha una storia lunghissima e ha acquisito molte delle fonderie concorrenti.

In ambito tipografico gli alfabeti latino, greco e cirillico vengono considerati parte della stessa categoria. Il Times New Roman, a dispetto del nome, contiene anche le lettere dell’alfabeto cirillico (oltre che greco, arabo, ebraico e armeno), quindi può essere usato anche in Paesi con diversi sistemi di scrittura. E lo stesso vale per i principali font in uso.

Rivista Studio titolava, semplificando in maniera piuttosto ridicola: “Putin non potrà più scrivere in Times New Roman”. E sopra, in piccolo: “Cose che succedono”.

La fonte citata era il quotidiano russo Kommersant.

“Molti documenti ufficiali del governo di Vladimir Putin andranno riconvertiti, e in tempi brevi”, dice l’articolo, senza pensare alla situazione dei normali utenti informatici.

Nel testo si dice vagamente che Monotype, a cui è stato proibito stringere accordi con società legate agli apparati di difesa del Cremlino come a tutte le aziende statunitensi, “ha inizialmente stabilito un prezzo di vendita eccezionalmente alto, e poi si è ritirata dalle trattative”.

Vendita di che? Quanto alto? Non si sa.

“Per i sistemisti russi la questione è un problema serio: gli esperti sono al lavoro per inventare varianti autarchiche del Times New Roman, il font più usato dai computer del potere russo, ma è evidente, dice Kommersant, che l’inconveniente causerà problemi di compatibilità difficili da quantificare”.

In effetti sono anni che circolano font con le stesse metriche del Times New Roman o dell’Helvetica, e comunque non ci vuole poi molto ad adattare in questo senso un font esistente.

Per giunta i software moderni sono fatti in modo che se anche non dovesse essere installato il font dichiarato nel documento, comunque sono in grado di attingere la forma delle lettere dai font di sistema. Gli utenti Linux non hanno il Times New Roman eppure possono leggere lo stesso il contenuto di un file Word. Al massimo si scombina l’impaginazione.

Inoltre non è detto che le sanzioni vadano ad influire sui font in uso: magari sulle nuove licenze, ma su quelle vecchie? Se il font dovesse restare in uso senza autorizzazione, i tribunali riuscirebbero a far valere le leggi internazionali sul copyright, quando non si riescono a far valere ben altre leggi?

Ben pochi siti web hanno riportato la notizia, e comunque non l’hanno presa sul serio.

Gaming Deputy, in inglese, ci ha scherzato sopra: “Un altro po’ e i russi saranno costretti a usare il Comic Sans!”. Battutona: il Comic Sans è il font più odiato dai grafici professionisti, perché gli incompetenti lo usano spesso a sproposito.

Tra l’altro il Comic Sans è di proprietà di Microsoft, un’altra azienda americana. Le limitazioni dovrebbero valere per tutti.

Comunque, l’articolo non è scritto da gente del mestiere: dice che un font “non è una cosa facile da copiare”. Evidentemente all’autore è sfuggito qualcosa. Diciamo: tutta la storia della tipografia. 

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